2 Mirtul, 1365 DR – Una nuova rogna

Toc toc

Il batacchio della porta annunciava una visita, dopotutto neanche così inattesa…

«Lord Ruenor, ben ritrovato.»

«Buonasera Lord Savius, prego, accomodatevi.»

Fuori pioveva, era una di quelle sere talmente piovose che i tombini a stento riuscivano a fare scorrere le acque nelle fogne, già abbastanza precarie e sottodimensionate in quella zona di Waterdeep. La città, per quanto prospera, riversava in un stato di degrado: urbanistica superata, un gran numero di persone e la convivenza con troppo bestiame da mercato avevano inasprito le condizioni tipiche della vita di una grande metropoli; eppure la Città degli Splendori non era mai stata, ad occhi esterni, più splendida di così.

«Bisognerebbe proprio che il consiglio cittadino promuovesse la sanificazione del sistema fognario della zona del mercato e della Città dei Morti» disse lord Savius. Continua a leggere 2 Mirtul, 1365 DR – Una nuova rogna

12 Kythorn, 1369 DR – Il manimatofrago

Dal quinto anello di Mirabar, lungo strada delle Manticore, si poteva osservare tutta la pianura circostante. Centinaia di miglia dalla Frontiera, chissà quante da Cormanthor – casa sua -, Halfgrimur mirava quella terra ostile, martoriata dall’infaticabile ostinazione dei coloni. Ovunque potesse volgere lo sguardo, il fumo dei roghi e le bocche delle gallerie butteravano il territorio in maniera oscena. Non avrebbe mai confessato quel pensiero al suo amico nano, ma nulla di naturale permaneva in quelle terre di ghiaccio. Solo il fiume Mirar, le cui acque gelide collegavano Mirabar a Luskan – e tramite il  Mare delle Spade a Neverwinter, quindi a Waterdeep – donava un poco di sollievo all’animo dell’elfo. 

Mirabar pareva inespugnabile a qualsiasi esercito, reclusa e inscalfibile come l’indole dei suoi cittadini. Le strade, protette da imponenti parapetti merlati, erano continui saliscendi di levigata pietra grigia. Dirnal, anni addietro, si era preso la briga di spiegargli come la pavimentazione della sua città natale, durante i lunghi mesi freddi, fosse riscaldata da un sofisticato impianto di canaline sotterranee. L’aria calda giungeva dal ventre della terra e produceva il miracolo di rendere quelle pietre tiepide al tatto. Insomma, gli ingegneri erano riusciti nell’impresa di rendere una camminata invernale all’aria aperta quasi piacevole. Non era un pensiero romantico, tuttavia, ad aver guidato l’opera dei nani e degli uomini di Mirabar. Era stata la necessità di dare alla guardia cittadina la possibilità di esercitare lunghe veglie, sulle mura, a temperature polari. Allo stesso modo il Consiglio delle Pietre Scintillanti, di cui Dirnal era ormai membro permanente, poteva decidere di interrompere il riscaldamento delle strade e, viceversa, allagarle all’evenienza. Le temperature rigide avrebbero mutato l’acqua in ghiaccio, rendendo la salita alla cittadella una scalata impervia, casomai un esercito ne avesse penetrato le cerchia murarie. 

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12 Kythorn, 1369 DR – Odore di confetti

Il tiepido sole di Kythorn attraversava le tende di lino, scaldando amabilmente lo studio del Venerabile Dirnal. Un altro lungo e fastidioso – specie per la sua vecchia schiena – inverno era alle spalle; con la primavera le nevi persistenti avevano preso a sciogliersi, permettendo l’ennesimo riscatto della natura. Le foreste – nuovamente verdi – si erano riempite di cacciagione, attirate dall’abbondanza di cibo. Allo stesso modo, le taverne di Mirabar collocate nella parte alta della cittadella, avevano salutato la bella stagione con un fiorire di dehors all’aperto. Gli infaticabili lavoratori di metallo e minatori non se l’erano fatto dire due volte, e così le notti erano spesso più chiassose del giorno, nuovi amori si tessevano, e altri – questo è il punto cardine della nostra storia – erano pronti per l’ufficializzazione.

TOC TOC

Qualcuno bussava con grazia al pesante portone di noce dello studio del rispettabile nano, collocato nel Palazzo delle Udienze. Dirnal però non rispose. Continua a leggere 12 Kythorn, 1369 DR – Odore di confetti

21 Fallrise 1165 – Cinque lame

“Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.”
A sé stesso - Giacomo Leopardi

Gulindan fu il primo. Si gettò nel pozzo rapido, aggrappato alla corda, saltando contro la parete. Intimamente considerava Palandar un idiota; qualcosa di familiare tuttavia risuonava nel ragazzo, una nota a lungo taciuta nella sua personale cassa armonica. Bastava ciò a giustificare quel rischio? L’elfo ebbe giusto il tempo di chiederselo mentre ammortizza l’ultimo balzo al suolo: le battaglie, ne era conscio, non concedono il tempo necessario per formulare risposte a quesiti filosofici. Continua a leggere 21 Fallrise 1165 – Cinque lame

20 Fallrise 1165 – L’avido cuore degli uomini

Il lupo è all’apice della catena alimentare. Caccia in branco, coordinando gli attacchi dopo aver localizzato la preda grazie ai sensi molto sviluppati. Solitamente è il capobranco a dare il via alla caccia. Si lancia all’inseguimento della preda sfiancandola, mentre gli altri componenti del branco tagliano le vie di fuga. Quando l’ha raggiunta il branco atterra la preda tramite morsi ai fianchi o ai quarti posteriori, per poi finirla con un morso alla gola.

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20 Fallrise 1165 – Feiral

Se era mezzogiorno non avrebbero saputo dirlo. Tiin Kul li aveva convinti a seguire la pista rinvenuta il giorno precedente e, benché la via risultasse più lineare e rassicurante, si rendevano conto di inoltrarsi nel fitto cuore della foresta, in un’area lungamente abbandonata da qualsiasi civilizzazione. Myur, ancora carico dei pensieri cullati nella notte, seguiva lo stregone, che per primo batteva la via; silenzioso e cupo conduceva Uragano a piedi, tenendo salde le briglie, per lasciar riposare Palandar in sella allo stallone. «Cercare Ravine non sarebbe stata un’opzione,» gli disse Arsenico «non dovresti crucciarti». 

«Ne sono convinto anche io» sussurrò quello, ricambiando lo sguardo indagatore del mezzelfo.

«Inoltre chi può dire se Gulindan e Palandar non siano improvvisamente impazziti, il ragazzo farneticava e noi l’abbiamo seguito senza domandarci dove ci stesse portando.» Continua a leggere 20 Fallrise 1165 – Feiral

20 Fallrise 1165 – Una notte agitata da pensieri e riflessioni

« … sapete, stanotte non ho dormito molto … continuavano a ronzarmi in testa le parole della preghiera, o forse profezia, trascritta sulla stele … mi irritano molto le vicende non immediatamente chiare e di solito non so darmi pace fintanto che non giungo ad una spiegazione, perlomeno un’ipotesi, logica …

Ho cercato di mettere assieme i frammenti di diverse informazioni che abbiamo raccolto al momento, di abbinarle agli accadimenti di cui siamo stati vittime o protagonisti … e sono giunto ad una conclusione … o perlomeno ho definito un’idea ben precisa di come stiano andando le cose …

Credo tutta la questione abbia radici profonde, legate in parte ad ignoranza e superstizione e in parte ad oscure verità e profonda malvagità … 

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20 Fallrise 1165 – Una macabra scoperta

Gli esili lumi delle squallide abitazioni di Harab si accesero uno dopo l’altro, l’isterica frenesia dello stupore e della paura erano sussurri che gli avventurieri, asserragliati nella casa, potevano respirare. Uomini e donne, pallidi in volto, si riversarono cenciosi in strada, avvicinandosi al luogo dello scontro. Myur pensò che avrebbero avuto ancora il tempo per fuggire o aprirsi un varco con la forza, del resto contava molte donne e anziani nella piccola folla che si era adunata fuori dalla loro porta. Se fosse stato necessario avrebbero abbandonato Palandar al suo destino. Se fosse divenuta l’unica via il ragazzo avrebbe compreso quella decisione, era la legge delle armi.

«Che facciamo?»

«Attendiamo,»  disse Arsenico valutando attentamente i volti bianchi e attoniti dei loro visitatori «non paiono minacciosi». Gli abitanti di Harab li attendevano silenziosi alla porta, nessuno inveiva o li accusava di qualche crimine da scontare. Sembrava una veglia funebre più che un assalto.

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11 Fallrise 1165 – Un ragazzo fortunato

Ormai l’aveva fatto, non sapeva esattamente come e perché, ma l’aveva fatto. Capita. Capita che un giorno metti da parte una di quelle abitudini alle quali pensavi mai avresti rinunciato. Accade in maniera inconsapevole. Non è detto che quel tratto del carattere si smorzi per sempre, magari sta semplicemente sonnecchiando, si è preso una pausa.
Kalle stava seduto sul freddo pavimento della cantina di mastro Yawim a riflettere che mai, prima d’allora, aveva rischiato in prima persona per qualcun altro, non da solo almeno. Quel pensiero lo spaventò. L’altruismo e l’amore sono una trappola, coincide col momento nel quale pensi che il bene di qualcun altro sia importante almeno quanto il tuo. In breve ciò significava avere una probabilità doppia di rischiare le piume, pensava. Scombussolato si levò, si era attardato a sufficienza, cosa sarebbe accaduto se l’avessero colto lì, con le mani nella marmellata.

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19 Fallrise 1165 – La notte più lunga

La mia candela brucia da entrambi i lati;

non durerà tutta la notte;

Ma, ah, i miei nemici, 

e oh,  i miei amici –

dà una luce incantevole.

Edna St. Vincent Millay

Al tramonto fu come un fiume di pece calasse dall’alto per nascondere i profili delle abitazioni, riempiendo di nero le strade e gli spazi tra le case. Nemmeno la Luna scalfiva il guanto di oscurità che stringeva il paese. Ci si potrebbe domandare perché, avendo avuto esperienze traumatiche in passato, una situazione del genere non destasse timore nel cuore di Arsenico. La risposta più sintetica è che non tutti gli orrori sono uguali. Alcuni sono preferibili ad altri. L’aveva compreso nelle notti passate a contare i passi dei ghoul, notti trascorse a chiedersi se sarebbe toccato a lui, o qualche altro prigioniero, saziare la fame dei non morti. A volte l’orrore è il tarlo del dubbio, a volte è preferibile la serenità della certezza di un destino di morte. I dubbi logorano, le certezze danno pace. Ecco perché Arsenico accettò di mettersi in strada, da solo, quella notte. È altresì vero che quando si è soli al buio, in attesa di vedere cosa ti accadrà, la mente ti riporta sempre agli ultimi attimi di pace che ti è parso di aver vissuto…

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Nonostante, nella vita reale, i protagonisti di questo blog abbiano un'occupazione, abitudini sane ed interessi culturali, essi amano indossare una maschera e, periodicamente, oltre la porta della fantasia, cimentarsi con intrighi politici, tesori nascosti, tombe di famigerati stregoni e quanto di più bizzarro vi possa venire a mente. Qui si narrano le vicende delle loro Compagnie.