23 Kythorn, 1369 DR – La Casa dei Primi

Se i Morklist potevano vantare una discendenza dall’Unico Clan, i Filwhyr non erano da meno poiché l’etimologia del loro nome – come Martin aveva spiegato lungo la strada che li aveva portati alla Casa dei Primi, il propugnacolo del clan capeggiato da Cliara – in antico Dethek significava “favoriti dagli dei”. La casata dei Filwhyr faceva infatti risalire le sue origini direttamente a Sharindlar, dea della vita. Nonostante fosse conosciuta come “la pia”, testi apocrifi contenevano versi nei quali si narrava dei rapporti tra la dea – unica tra le divinità che abitavano Khynnduunm, i Sette Paradisi, la Casa di Moradin, padre dei nani – a mantenere rapporti cordiali con Abbathor, Deep Duerra e Laduguer. 

Certo, aveva detto Martin, chi tra gli eruditi avesse letto quei versi si guardava bene dal diffonderli. In effetti, se c’era qualcosa di vero in tutta quella leggenda, andava tenuto nascosto. I nani sono attenti archivisti e non dimenticano facilmente un torto, e i versetti della vergogna avrebbero gettato un’ombra di sospetto su una divinità amata e cordiale, particolarmente popolare tra i bisognosi.  Continua a leggere 23 Kythorn, 1369 DR – La Casa dei Primi

23 Kythorn, 1369 DR – Un ambasciatore di pace

All’alba del 23 Kythorn, la guardia di stanza al Cancello Est di Mirabar salutò il passaggio del Portatore di Whelm. Al fianco di Dirnal, fasciato dell’alta uniforme dell’ordine di Clangeddin Barbargento, cavalcavano Halfgrimur e Imong; subito dietro seguivano Martin e Etihw, che reggeva alto il gonfalone del dio della guerra, quindi una decina di Asce di Mirabar. 

Il giovane nano guardava con ammirazione al suo maestro e ai suoi compagni, che risplendevano come principi delle antiche leggende davanti alla loro scorta. Le asce incrociate di Clangeddin sui paramenti sacri indossati da Dirnal, la maschera del drago calata a nascondere il volto dell’elfo delle lontane Terre Centrali, il quarto di luna che si specchia sul Mare delle Spade – le insegne di Waterdeep – sul mantello dello gnomo, erano uno spettacolo al quale poche volte, in un’intera vita, ad un nano era dato di assistere. Figuriamoci ad un uomo. I bambini parevano ipnotizzati dal loro incedere e li ispezionavano con gli occhi spalancati, ma anche gli adulti stavano affacciati alle finestre e dalle botteghe commentavano con bisbigli speranzosi il corteo. Si rendevano conto che a quella piccola compagnia era affidato l’arduo compito di mantenere i clan di Mirabar coesi, ricordando loro il motto della città, e la fedeltà giurata per generazioni al Consiglio delle Pietre Scintillanti e al Sceptrana. Continua a leggere 23 Kythorn, 1369 DR – Un ambasciatore di pace

22 Kythorn, 1369 DR – Un risveglio carico di novità

“10 sono i giorni, come le dita di Moradin creatore, 
9 i livelli che conducono alle profondità della cittadella di Bazakrak,
8 i grandi Clan che forgiarono l’alba del popolo dei nani,
7 i Cercatori che rinvenirono l’Orgoglio della stirpe dei Grandi Re,
6 le guerre coi goblinoidi che forgiarono le razze,
5 gli artefatti creati da Venadargento, primo fra i nani,
4 i salmi che ogni guerriero recita prima della battaglia,
3 gli occhi coi quali Diirinka fende l’oscurità,
2 le porte da attraversare per entrare nella casa dei padri, ove riposeremo,
1 l’Unico Clan che nascose la Truce Ascia agli occhi del mondo.” - antica filastrocca nanica, usata dai bambini di Faerun per accompagnare “Dieci Ricordi” ( gioco durante il quale si lancia la palla contro il muro, abbinandolo a prove di equilibrio).

Una notizia, si sa, specie quando è allarmante e catastrofica, corre di bocca in bocca, veloce come i roc sono soliti fendere i cieli dei picchi più scoscesi e inaccessibili. E così l’agguato nel tempio di Berronar Veroargento, che aveva mietuto ben più di una vittima, scuoteva le coscienze degli abitanti di Mirabar, aggiungendo nuovi interrogativi sulla loro incolumità e indipendenza, da sempre pagata con la moneta più orribile: il sangue. Dalle quattro porte che davano accesso alla fortezza, lungo le scale che conducevano alle sommità dell’abitato – sormontato dai giardini perenni – o nelle profondità, che correvano giù ripide fino al sesto livello della Città Sotterranea, non si parlava d’altro. Sebbene i martelli continuassero a colpire la pietra, frantumandola; i carri a stridere e cigolare per le tortuose e strette vie; i fabbri ad alimentare la fucina; i commercianti a strillare per promuovere la loro merce; pensieri opprimenti affollavano la mente dei mirabariani. Continua a leggere 22 Kythorn, 1369 DR – Un risveglio carico di novità

17 Mirtul, 1363 DR – L’ombra di Alokkair

Da “ I miei sotterranei” di Imong Ituttof

Era un certo numero di anni che non ripercorrevo la strada che mi portava nelle Valli, dove tempo addietro ci trovammo nel bel mezzo di una delle più sanguinose guerre che avevano afflitto Faerun: uomini, elfi e giganti se le erano date di santa ragione per rimanere tutto sommato un po’ tutti a bocca asciutta, dato che la Corona del Comando rimaneva ancora dispersa, ma questa è un’altra storia.

D’accordo con Halfgrimur rimisi piede a Shadowdale per vederci più chiaro a proposito delle inquietanti stranezze che affliggevano la regione, ed in particolare una località nelle vicinanze del fiume Tesh. Continua a leggere 17 Mirtul, 1363 DR – L’ombra di Alokkair

12 Kythorn, 1369 DR – La promessa spezzata

Quando fece il suo accesso nel tempio di Berronar Veroargento, Mastro Ituttof ancora si stropicciava gli occhi per il sonno perduto la notte precedente. A peggiorare la situazione era la fanfara dei nani al gran completo che, accompagnando il baldanzoso incedere delle personalità di Mirabar con acuti squilli di tromba e martellanti rulli di tamburo, lo rintronava ancor più di quanto avrebbe voluto sopportare.

«Gentilmente le chiederei l’invito, signore» lo bloccò un membro della sicurezza.

Imong e Halfgrimur mostrarono il documento richiesto, come erano stati istruiti di fare da Dirnal che li aveva preceduti di qualche ora all’edificio sacro, dovendo assicurarsi, come dettava il protocollo della tradizione, delle serie intenzioni dello sposo. Li aveva avvisati che il suo rango gli imponeva di posizionarsi nella navata centrale, sulla predella riservata a parenti stretti e autorità cittadine, e che purtroppo non avrebbe potuto assistere alla cerimonia in loro compagnia. «Scartoffie ed etichetta, etichetta e scartoffie» aveva protestato prima di lasciarli, indeciso se nascondere nuovamente gli occhiali scuri e il tabarro nella sacca cerimoniale. Continua a leggere 12 Kythorn, 1369 DR – La promessa spezzata

12 Kythorn, 1369 DR – Sigrieda Sherwynd

L’aggraziato tavolo in legno di betulla, abbinato a due ampi arazzi dai colori sgargianti – uno raffigurante un martello che sorreggeva una bilancia e l’altro un guanto di maglia nel quale era incastonato un occhio vigile – comunicavano allo stesso tempo l’amore per il bello e i valori che pervadevano la sala del questore di Mirabar. Prendendo posto su una delle sedie, per l’ennesima volta in quel suo breve soggiorno, l’occhio dell’elfo cadde sul motto del ricco insediamento minerario: “Mirabar, primo baluardo della Costa della Spada”; la mente di Halfgrimur ritornò immediatamente ai tempi della battaglia di Shadowdale e, quindi, al più recente Periodo dei Disordini.

Imong nel frattempo innescava la combustione nel fornello della sua pipa, lanciando vaporose boccate di fumo aromatico nella stanza, in attesa che Dirnal prendesse la parola.

«Grazie per averci convocati a quest’ora di notte questore Sherwynd: so per esperienza quanto sia antipatico essere svegliati nel bel mezzo di un meritato riposo.»

Lo gnomo faticò a trattenere una risata, in effetti il nano non amava i suoi micro-sonni fossero interrotti, cosa che invece lui trovava alquanto divertente fare. Continua a leggere 12 Kythorn, 1369 DR – Sigrieda Sherwynd

2 Mirtul, 1365 DR – Una nuova rogna

Toc toc

Il batacchio della porta annunciava una visita, dopotutto neanche così inattesa…

«Lord Ruenor, ben ritrovato.»

«Buonasera Lord Savius, prego, accomodatevi.»

Fuori pioveva, era una di quelle sere talmente piovose che i tombini a stento riuscivano a fare scorrere le acque nelle fogne, già abbastanza precarie e sottodimensionate in quella zona di Waterdeep. La città, per quanto prospera, riversava in un stato di degrado: urbanistica superata, un gran numero di persone e la convivenza con troppo bestiame da mercato avevano inasprito le condizioni tipiche della vita di una grande metropoli; eppure la Città degli Splendori non era mai stata, ad occhi esterni, più splendida di così.

«Bisognerebbe proprio che il consiglio cittadino promuovesse la sanificazione del sistema fognario della zona del mercato e della Città dei Morti» disse lord Savius. Continua a leggere 2 Mirtul, 1365 DR – Una nuova rogna

12 Kythorn, 1369 DR – Il manimatofrago

Dal quinto anello di Mirabar, lungo strada delle Manticore, si poteva osservare tutta la pianura circostante. Centinaia di miglia dalla Frontiera, chissà quante da Cormanthor – casa sua -, Halfgrimur mirava quella terra ostile, martoriata dall’infaticabile ostinazione dei coloni. Ovunque potesse volgere lo sguardo, il fumo dei roghi e le bocche delle gallerie butteravano il territorio in maniera oscena. Non avrebbe mai confessato quel pensiero al suo amico nano, ma nulla di naturale permaneva in quelle terre di ghiaccio. Solo il fiume Mirar, le cui acque gelide collegavano Mirabar a Luskan – e tramite il  Mare delle Spade a Neverwinter, quindi a Waterdeep – donava un poco di sollievo all’animo dell’elfo. 

Mirabar pareva inespugnabile a qualsiasi esercito, reclusa e inscalfibile come l’indole dei suoi cittadini. Le strade, protette da imponenti parapetti merlati, erano continui saliscendi di levigata pietra grigia. Dirnal, anni addietro, si era preso la briga di spiegargli come la pavimentazione della sua città natale, durante i lunghi mesi freddi, fosse riscaldata da un sofisticato impianto di canaline sotterranee. L’aria calda giungeva dal ventre della terra e produceva il miracolo di rendere quelle pietre tiepide al tatto. Insomma, gli ingegneri erano riusciti nell’impresa di rendere una camminata invernale all’aria aperta quasi piacevole. Non era un pensiero romantico, tuttavia, ad aver guidato l’opera dei nani e degli uomini di Mirabar. Era stata la necessità di dare alla guardia cittadina la possibilità di esercitare lunghe veglie, sulle mura, a temperature polari. Allo stesso modo il Consiglio delle Pietre Scintillanti, di cui Dirnal era ormai membro permanente, poteva decidere di interrompere il riscaldamento delle strade e, viceversa, allagarle all’evenienza. Le temperature rigide avrebbero mutato l’acqua in ghiaccio, rendendo la salita alla cittadella una scalata impervia, casomai un esercito ne avesse penetrato le cerchia murarie. 

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12 Kythorn, 1369 DR – Odore di confetti

Il tiepido sole di Kythorn attraversava le tende di lino, scaldando amabilmente lo studio del Venerabile Dirnal. Un altro lungo e fastidioso – specie per la sua vecchia schiena – inverno era alle spalle; con la primavera le nevi persistenti avevano preso a sciogliersi, permettendo l’ennesimo riscatto della natura. Le foreste – nuovamente verdi – si erano riempite di cacciagione, attirate dall’abbondanza di cibo. Allo stesso modo, le taverne di Mirabar collocate nella parte alta della cittadella, avevano salutato la bella stagione con un fiorire di dehors all’aperto. Gli infaticabili lavoratori di metallo e minatori non se l’erano fatto dire due volte, e così le notti erano spesso più chiassose del giorno, nuovi amori si tessevano, e altri – questo è il punto cardine della nostra storia – erano pronti per l’ufficializzazione.

TOC TOC

Qualcuno bussava con grazia al pesante portone di noce dello studio del rispettabile nano, collocato nel Palazzo delle Udienze. Dirnal però non rispose. Continua a leggere 12 Kythorn, 1369 DR – Odore di confetti

21 Fallrise 1165 – Cinque lame

“Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.”
A sé stesso - Giacomo Leopardi

Gulindan fu il primo. Si gettò nel pozzo rapido, aggrappato alla corda, saltando contro la parete. Intimamente considerava Palandar un idiota; qualcosa di familiare tuttavia risuonava nel ragazzo, una nota a lungo taciuta nella sua personale cassa armonica. Bastava ciò a giustificare quel rischio? L’elfo ebbe giusto il tempo di chiederselo mentre ammortizza l’ultimo balzo al suolo: le battaglie, ne era conscio, non concedono il tempo necessario per formulare risposte a quesiti filosofici. Continua a leggere 21 Fallrise 1165 – Cinque lame

Nonostante, nella vita reale, i protagonisti di questo blog abbiano un'occupazione, abitudini sane ed interessi culturali, essi amano indossare una maschera e, periodicamente, oltre la porta della fantasia, cimentarsi con intrighi politici, tesori nascosti, tombe di famigerati stregoni e quanto di più bizzarro vi possa venire a mente. Qui si narrano le vicende delle loro Compagnie.