20 Eleasias, 1356 DR – Testa o croce

(Vigileremo) … fino a quando Myth Drannor troneggerà nuovamente fiera” – antico detto ancora in voga nelle Valli per dire che si porterà a termine un compito fino alla fine.
 
 
L’accordo è dunque fatto. Sta a me fare un sopralluogo presso Casa Llundlar, trovare il passaggio che porta a Castello Cormanthor e vedere se ciò che si nasconde in questi luoghi sarà considerato un ostacolo insormontabile per i miei compagni.
Ancora una volta un Tel’Quessir metterà a repentaglio la propria vita per preservare il destino degli uomini. Più è il tempo che passo tra i mortali, più mi pare chiaro perché il mio popolo ha deciso di ritirarsi.
Del patto di amicizia che fu redatto sulla Pietra Eretta non rimane che l’intento.
 
Con il cuore pesante mi affido quindi a Tymora, poiché dal giorno in cui mi imbattei nella sua effige nella dimora che ospitava le spoglie di Shraevyn, è l’unico riparo nel quale rifugiarmi nei momenti più cupi. Se sarò fortunato tornerò anche questa volta, se il mio fato non è questo incontrerò lo sguardo beffardo della mia dea.

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20 Eleasias, 1356 DR – Biforcazioni

È mattino.
Ci troviamo nella navata centrale del tempio di Oghma a Myth Drannor. Lo scontro è stato pesantissimo.
Arpino, tra tutti, è quello ridotto peggio. Sembra un cencio.
Un tanfo insopportabile si sprigiona da un gran fuoco acceso di fronte all’altare.
Le orrende membra di tre troll si stanno consumando velocemente.
Il fuoco non conosce il dubbio, penso.

 

Sono passati quasi sei mesi dal giorno in cui questa compagnia si è formata. Era il 5 Alturiak.
Poco più che un battito di ciglia per un Tel’Quessir, l’equivalente di una notte per un nano, la metà di un anno per un umano. Ognuno di noi agisce in base alle possibilità che l’imperscrutabile volere degli Dei ha determinato per lui nell’istante esatto della nascita. Se tutti gli esseri viventi seguissero alla lettera questa semplice regola di vita allora la Storia sarebbe un flusso ininterrotto di vite, accostate le une alle altre, senza alcuna distinzione. Apparirebbero come le colonne di un tempio, dall’infinito perimetro, tutte poste a uguale distanza tra di loro e prive di ornamenti. Tutte identiche a loro stesse.

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