Lucano il figlio del vinaio

In un tempo non molto lontano una banda di orchi attraversò le terre di un conte (non importa in questa storia conoscere il nome del luogo né quello del nobile).

Usando tutta la gentilezza tipica dei loro costumi i pelleverde bruciarono i campi, assaltarono le fattorie, sterminarono gran parte del contado. Non si contarono poi le nefandezze e le violenze su donne e bambini. Fieri del risultato ottenuto, si diressero, ebbri di sangue, verso l’unico edificio fortificato della zona: il piccolo castello del conte.
Costui, tutt’altro che sprovveduto, aveva lasciato sfogare sui poveri contadini quelle bestie dall’aspetto umanoide preparandosi ad un caloroso benvenuto. Li ricevette con tutti gli onori propri del rango: quando furono a raggio di balestra, almeno un terzo di essi cadde sul campo. I tiratori scelti pagati in larga parte con le imposte sul raccolto furono un ottimo investimento, pensò.
Lucano, il mezzorco, figlio del vinaio

Tuttavia i superstiti, giunti ai piedi delle mura, non si diedero per vinti e iniziarono a scalarle con inaudita ferocia. L’olio bollente ne tolse di mezzo altri ma erano in gran numero ed era troppo tardi anche per far uscire i cavalieri (per la verità un gruppo assai sparuto), rischiando non solo un inutile sacrificio ma soprattutto di aprire l’accesso principale al nemico.

Ben presto le sorti della battaglia furono sfavorevoli al conte.

Fu una carneficina da ambo le parti e alla fine vinse chi poteva permettersi più morti: il conte fu macellato come un agnello, la giovane e bella dama del castello fu presa come schiava di piacere dal capo clan.

Fine.

I mesi passarono e la bella dama non aveva altro che il ricordo dei tempi felici ai quali aggrapparsi poiché la compagnia del suo aguzzino non era certo delle più cortesi.

Così dopo interminabili violenze, esattamente il primo giorno dell’anno 1341, nacque un maschio.

La madre fu data in pasto ai lupi.

E la storia di Lucano ebbe inizio.

Fin dall’inizio il piccolo bastardo, perché tale era, non fu accettato dagli anziani della tribù.

Il capo clan si oppose con vigore al pregiudizio dei membri più rispettabili ma dopo aver partecipato ad un consiglio di guerra– gli orchi erano sempre in guerra – lo colse una strana febbre.

Poiché la guerra era imminente e la malattia lo stava indebolendo sempre di più, fu costretto ad abdicare dal comando. Quella notte, conscio di essere prossimo alla dipartita, l’orco chiamò a sé un servitore che gli era sempre stato fedele. Gli donò il proprio maul, un martello da guerra molto pesante e gli ordinò di prendere il lupo più veloce a disposizione. Avrebbe dovuto cavalcare senza fermarsi fino al confine nord della Foresta Nebbiosa. E lì avrebbe abbandonato il piccolo bastardo, ancora in fasce.

Il Grande Occhio Rosso avrebbe vegliato su di lui?

Contro ogni aspettativa, soprattutto di coloro che negavano l’evidenza della compatibilità tra speci differenti, il bimbo superò la nottata. E ne superò altre migliaia.

Fu raccolto e allevato con amore da una coppia di contadini dediti alla produzione del vino. Un rosso tendente al violaceo, amabile e leggero, che non dà subito alla testa e ne puoi bere fino a scoppiare. Lucano, una volta cresciuto, faceva la spola tra le taverne di Daggerford e la fattoria, rifornendole con il prezioso nettare. Tuttavia non mancarono i momenti difficili e le tensioni con gli altri ragazzi nativi della zona. Furono superate non certo grazie all’abilità retorica ma alla propensione alla lotta.

Si arruolò così non ancora maggiorenne nella milizia cittadina per dimostrare che il colore della pelle non determina il valore di un fante.

L’addestramento che ricevette dal comandante Sherlyn – detta Lancia Assassina – fu durissimo. Il potenziale c’era. Lucano non faceva domande: eseguiva i movimenti e basta.

Non c’erano dubbi: il maul avrebbe trovato un degno portatore.

 

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Nonostante, nella vita reale, i protagonisti di questo blog abbiano un'occupazione, abitudini sane ed interessi culturali, essi amano indossare una maschera e, periodicamente, oltre la porta della fantasia, cimentarsi con intrighi politici, tesori nascosti, tombe di famigerati stregoni e quanto di più bizzarro vi possa venire a mente. Qui si narrano le vicende delle loro Compagnie.

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