Archivi categoria: Luca N.

15 Hammer, 1358 DR – La diplomazia delle Valli!

Per quale motivo tutti dovevano essere ciucchi a ingrassare insieme a Capo Nosnra mentre io e quello sciocco di Maso eravamo a tenere compagnia all’ometto imbronciato, questo era un mistero che il possente intelletto di Berto non poteva risolvere, ma tant’è.

La serata si fece giusto più interessante quando arrivarono, scortati, quei tre omarelli mascherati, neanche fosse Gigantevale, raccattati nel canile da Maso.

Furono interrogati dall’ometto imbronciato, tale Bastone Morn, o Randello, come si chiamava. Gli chiese qualcosa riguardo al sopravvivere, e a un patto per cui lui voleva un pezzo di carta, e loro avrebbero avuta salva la vita. No, concluse Berto, quel Morn non era certo un tipo intelligente, a valutare la carta più della carne umana frollata, o almeno di un po’ d’oro, ma tant’è. Continua a leggere 15 Hammer, 1358 DR – La diplomazia delle Valli!

12 Hammer, 1358 DR – L’invito di Capo Nosnra

Lapo quella mattina non avrebbe mai immaginato che quel giorno avrebbe cambiato completamente la sua vita. A dire il vero, non avrebbe neanche mai immaginato che Eva, con il suo curriculum di tutto rispetto, non riuscisse a non usare i denti per i suoi giochetti, ma lui era un uomo magnanimo, e poteva sopportare certe manchevolezze. Soprattutto davanti a una quarta abbondante.

La grossa baracconata di ieri sera ce l’aveva ancora davanti agli occhi, l’arrivo circense degli ippogrifi con il sacerdote inscatolato in armatura a piastre, l’oscuro forestiero, quell’orribile gnoll con la faccia da cane idrofobo e il maestoso gigante, dal portamento fiero e con tatuaggi misteriosi ed evocativi, con lo sguardo profondo che celava in sé i segreti dell’estremo Nord e l’atteggiamento volitivo*.

Se Zhentil Keep voleva suonare la grancassa per la sua presenza a Scardale, lo aveva fatto a suon di decibel. Continua a leggere 12 Hammer, 1358 DR – L’invito di Capo Nosnra

25 Marphenot, 1356 DR – Sulle Colline Pugnale

Se c’era una cosa che Trinchetto non sopportava, erano gli spazi angusti. E sotto la collina, in quel buco del culo di una balena, si stava stretti come tre cazzi nella fregna di Bernadetta la sembiana. Addentrandosi, per un pelo Straccio non finì nelle fauci di una cosa… Fauci, più l’acido di uno stomaco d’orca rovesciato in un buco nel corridoio. Trinchetto lo tirò su, e accompagnò la ciurma in un paio di galere con un paio di persone che avevano conosciuto giorni migliori. Girarono gallone e finirono nella tana di un orso con le labbra indurite dal troppo sole. Per non incorrere nell’ira degli animalisti adoratori di Madre Gaia, Trinchetto preferì ammansirlo con un paio di cadaveri frollati piuttosto che insegnargli le buone maniere a forza di manrovesci. Una grossa cantina piena di ciarpame, un grosso tubo di ferro e della polvere – che non sarebbero affatto dispiaciuti agli Zhentarim – caricati sul carro, e di nuovo su a respirare l’aria fresca delle Valli.

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