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3 Nightal, 1361 DR – Dire corda a casa dell’impiccato

Quando io, Dirnal, Klaus, Stirge-Zeke e il redivivo Ebeadat ci ritrovammo a casa Ituttof la luce del giorno si era già ritirata lasciando spazio alle ombre. Sebbene fossimo soltanto all’inizio di Marphenot, l’autunno del 1361 aveva già iniziato ad avvolgere tutto e tutti con il suo carico di malinconia.

Ripensavo, mentre sorseggiavo l’ultima creazione dello gnomo – una deliziosa birra chiara leggermente amarognola dall’aroma sorprendentemente fruttata – a Feena e al mio anno sabbatico nel Thay. «Ci sento il pompelmo e anche l’ananas.» commentai, «Davvero squisita. Ma dovrebbe essere più amara». La I.P.A. (Imong Pale Ale) – così si chiamava la birra – avrebbe sicuramente incontrato il gusto dei giovani rampolli dell’alta borghesia di Waterdeep. Era roba da palati fini.

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2 Eleint, 1359 DR – Mifano (Love is a losing game)

L’arco di suo padre era puntato verso una piccola imbarcazione a remi che silenziosamente si stava allontanando dalla nave. La notte del primo giorno di Eleint stava per emettere una sentenza: si era fatto un nuovo nemico.

Erano passati quasi cinque mesi dall’esecuzione di Feena. Il dolore accumulato era diventato un nuovo compagno di viaggio, l’unico rimasto sul quale fare affidamento. E come tale, Halfgrimur parlava a lui ad alta voce, non curandosi della reazione degli astanti.

Il suo sguardo era cambiato. Non era più attento a tutto ciò che lo circondava. Soltanto il suo innato senso del pericolo l’aveva salvato – anche questa volta.

Era salpato su un veliero mercantile prossimo ad approdare a Procampur, la prima tappa di un lungo percorso verso il Thay, la terra dei Maghi Rossi.

Qualcuno lo stava seguendo.

A Saerloon la sua permanenza non doveva essere passata inosservata. D’altronde la lingua lunga dei mezz’uomini era proverbiale…

Quel qualcuno era un assassino inviato dal precedente proprietario della sacca magica. Le lettere “DTHR” ricamate sul manufatto non erano casuali: era un ufficiale del Cormyr, un certo Dutharr. Ora ricordava che Zeke lo aveva nominato qualche volta nei suoi sproloqui da ubriaco. Continua a leggere 2 Eleint, 1359 DR – Mifano (Love is a losing game)

24 Marphenot, 1357 DR – La fortuna non sembra proprio dalla nostra parte

Sopra, nella stanza della vecchia capanna dove si trova il buco infernale in cui io e Ellios ci siamo infilati, continuano le consultazioni. Halfie, da buon diplomatico quale è sempre stato, prova ad ammorbidire i soldati di Mistledale, i quali sembrano intenzionati ad andare a trovare rinforzi in città più che ad affrontare di nuovo i fendenti di Zeke che hanno tranciato le membra del loro commilitone. Il comandante del Cormyr prova a girare la questione sia sul pericolo imminente della malattia che ha contagiato i morti, compreso l’esemplare appena fornito da lui stesso. I toni della conversazione sono oramai esasperati a tal punto che neanche lo spauracchio dei ritornati convince i soldati di Mistledale a fidarsi del nuovo arrivato al comando, figuriamoci la minaccia della corte marziale che Zeke utilizza come ultima istanza. Halfie tenta anche la strada delle sue nuove arti magiche per evitare lo scontro, ma probabilmente sono di troppo recente scoperta per risultare efficaci come quelle di Paula. Lo scontro è inevitabile, così come il risultato viste le abilità dei miei compagni. Le due guardie di Mistledale giacciono nel fango. Continua a leggere 24 Marphenot, 1357 DR – La fortuna non sembra proprio dalla nostra parte

24 Eleint, 1356 DR – L’epilogo della Compagnia dei Custodi

Li trovarono stesi, esanimi, in mezzo al fogliame che copre la terra scura del Mediobosco, con le vesti sporche e lacere. Quando anche Zeke era finito a carponi, Kloi aveva compreso che non sarebbe passato molto tempo prima che l’abbraccio di Tyr li avesse raccolti e scortati al cospetto di Ao, il padre di tutti gli dei. Interminabili giornate di cammino, la fame, la sete e le ferite, frutto dei continui agguati dei cacciatori del Culto, li avevano consumati fino a piegare ogni volontà di resistere e, uno dopo l’altro, si erano lasciati andare; solo Arpino continuava a stringere lo scettro dal pomello d’osso…
 
Avevano seminato morte e inferto cospicue perdite agli inseguitori, che però erano ciechi di rabbia, come solo chi ha subito un torto insopportabile e irreparabile può essere. I cultisti parevano formiche impazzite, si erano riversati fuori da Castello Cormanthor, ignorando le insidie della crepuscolo, lo strazio che i demoni dell’Abisso arrecavano ai loro confratelli, e avevano riempito di luci la notte di Myth Drannor. Paula aveva richiamato i suoi compagni non appena avvistato i roghi:  Halfgrimur era perduto, e se desideravano rimanere in vita almeno loro, sarebbero dovuti fuggire immediatamente, prima che anche quell’opportunità fosse svanita!

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20 Eleasias, 1356 DR – Biforcazioni

È mattino.
Ci troviamo nella navata centrale del tempio di Oghma a Myth Drannor. Lo scontro è stato pesantissimo.
Arpino, tra tutti, è quello ridotto peggio. Sembra un cencio.
Un tanfo insopportabile si sprigiona da un gran fuoco acceso di fronte all’altare.
Le orrende membra di tre troll si stanno consumando velocemente.
Il fuoco non conosce il dubbio, penso.

 

Sono passati quasi sei mesi dal giorno in cui questa compagnia si è formata. Era il 5 Alturiak.
Poco più che un battito di ciglia per un Tel’Quessir, l’equivalente di una notte per un nano, la metà di un anno per un umano. Ognuno di noi agisce in base alle possibilità che l’imperscrutabile volere degli Dei ha determinato per lui nell’istante esatto della nascita. Se tutti gli esseri viventi seguissero alla lettera questa semplice regola di vita allora la Storia sarebbe un flusso ininterrotto di vite, accostate le une alle altre, senza alcuna distinzione. Apparirebbero come le colonne di un tempio, dall’infinito perimetro, tutte poste a uguale distanza tra di loro e prive di ornamenti. Tutte identiche a loro stesse.

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19 Eleasias, 1356 DR – Giusto e sbagliato

“Chi ha il potere di decidere cosa è giusto o sbagliato? Se un uomo si trova a dover scegliere tra la sopravvivenza e la morte, tra la ricchezza e la povertà, tra il potere e la mediocrità chi può giudicare quale scelta sia la più giusta? Una volta scelsi l’altruismo e quello che ottenni fu di perdere tutto quello che avevo, rischiare la vita ed essere umiliata. Scelsi la fuga, credendo di salvare le persone che amavo, e quello che è ottenuto è stata la vendetta e la loro sofferenza. Nessuno può più impormi una scelta, io sono quello che sono e le mie scelte mi appartengono. Ma allora perché ora che mi trovo in ginocchio, sto pregando perché qualcuno mi perdoni? E perché nessuno mi ascolta???” – Paula Wuran
Belfiore era ormai in preda alla rabbia più cieca, il suo unico obiettivo era distruggere i profanatori della sua tomba, il nostro era riuscire ad aprire quella maledetta porta e scatenare la sua ira su coloro che si trovavano all’esterno. Il piano riuscì, non senza sforzo e pericolo, soprattutto per il povero Arpino afferrato e agitato come una marionetta dall’essere dell’oltretomba. Sentire l’aria che cominciava a filtrare dalla porta aperta, fu una liberazione per tutti e come previsto la bestia ,una volta all’esterno, si lanciò contro tutto e tutti dandoci modo di allontanarci alla svelta da quel luogo maledetto. Solo tre avventati, cultisti provarono a sbarrarci la strada ma presto videro la fine dei loro giorni. Ci dirigemmo nel bosco verso la torre, per cercare di capire il da farsi, visto che tutti erano impegnati a lottare con Belfiore e la sua puzza.

19 Eleasias, 1356 DR – Su e giù per il Poliandro!

Halfgrimur interroga l’uomo, che, privo del cappuccio, rivela tracce di squame sul volto. L’uomo non parla alcuna lingua conosciuta eppure intende l’elfico. Quando si dice che gli anni della scuola non servono a nulla! Vivamente caldeggiato e incoraggiato dalla punta della torcia dell’elfo, in capo a due minuti, il nostro benefattore ritrova lessico e una discreta dizione. Ci racconta che il nano che andiamo cercando per conto dello gnomo Imong Ituttof si trova nella Torre delle Ossa, presso il Poliandro e presto verrà sacrificato. Gli scavi continuano, presto il dracolich sarà risvegliato e di Myth Drannor non rimarranno che leggende.
Tralasciando l’opportunità di questa ultima affermazione, per un attimo siamo tutti pietrificati. Nessuno parla, ma è evidente a tutti che la resurrezione di una creatura come quella incute un orrore tale, la cui ombra si estende ben oltre la nostra missione o le nostre vite.
A quel punto Kloi si avvicina e alleando il potere di Tyr con quello della Città della Musica, richiama dalla mente dell’uomo le sue recenti memorie. Kloi racconta di un torrente e di un guado poco avanti a noi e poi descrive il Poliandro: una parte di bosco in cui gli alberi, seppur sempre imponenti, sono molto più radi, pieno di tombe e di persone che lavorano. Vede anche una torre di tre piani, ma non il suo interno, perché l’uomo interrogato evidentemente non vi entra mai. L’uomo lavora all’entrata di un tumulo situato sul lato di una collina e a un’altra tomba più piccola.
E’ stato anche nel castello di Myth Drannor, dove trascorre le sue notti.

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18 Eleasias, 1356 DR – Il canto del drago non-morto

Il primo devastante effetto della nube tossica è quello di farci vomitare la cena da poco consumata. A dire il vero solo io e Zeke abbiamo questo privilegio. Gli altri invece stanno rivolgendo a nord la loro attenzione.  Sui loro volti si dipinge l’orrore.
Una macchia nera di dimensioni titaniche sta avanzando inesorabilmente verso il boschetto nel quale abbiamo trovato riparo. Il suo incedere è lento e meccanico. Il drago, perché è di questa creatura che stiamo parlando, raggiunge una lunghezza di trenta metri (coda compresa) e ad ogni passo lascia sul terreno pezzi di carne imputridita e liquami pestilenziali. Kloi comprende immediatamente che è il parto di una mente malata e che è stato richiamato dall’oltretomba alla stregua di qualunque altro non morto. 
È un drago zombie!
Con la stessa velocità di un cerbiatto inseguito da un lupo famelico, fuggiamo a cavallo in direzione del buco dal quale siamo saliti. Kloi urla di calarci giù. Avverto la sua risolutezza, ora che finalmente sono tornato in possesso delle mie facoltà mentali. Sento la voce ferma del prete invocare Tyr e scorgo in alto dal punto in cui mi trovo, circa a metà della scalinata, un bagliore innaturale che per un attimo rischiara la notte e ci ricorda che la fede è qualcosa di non negoziabile.
L’immonda creatura arresta la sua marcia.

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18 Eleasias, 1356 DR – Aspetta! Aspetta! Che arriviamo…

Cara Rosetta,

Stavolta la mia maestra Paula se l’è vista davvero brutta: non so come abbia fatto a rialzarsi dopo quella raffica. O meglio, effettivamente non si è rialzata, solo Kloi ci ha confermato che era ancora viva, ma sicuramente non sarebbe riuscita a muoversi ancora per un bel po’. Ma prima di chiederglielo, io e Halfie ci buttiamo all’inseguimento del capo brigante che comandava gli sgherri, sparito di corsa dietro la porta alle sue spalle. Del furfante non troviamo traccia però. Lo seguiamo fino ad una stanza ai piedi di un’altra rampa di scale, poi niente, scomparso nel nulla. La ricerca però non è senza frutti. Legato a delle catene, in condizioni pessime, troviamo Ristim, il mezzo uomo appena assunto come scout nelle mie brigate. Lo libero dalle catene, ma non riusciamo ad ottenere nessuna informazione da lui, è troppo confuso. Oppure è impazzito. La stanza dove è rinchiuso è strana, ad attirare la nostra attenzione è soprattutto un bassorilievo su una parete, con un braciere davanti. Non troviamo porte nascoste, il che rende difficile spiegare come abbia fatto il capo a scomparire nel nulla.

17 Eleasias, 1356 DR – Il sangue si lava col sangue

Le voci corrono veloci sulle ali del vento che sferza le Valli con minacciosi sussurri di guerriglia su diversi fronti. L’abbraccio fu fugace con i miei compagni; ognuno di loro portava con sé notizie di sangue e battaglie che infuriavano tutt’intorno. Mi sembravano tutti molto cambiati, segnati dalla vita scorsa in questo seppur breve periodo di lontananza; alcuni come Zeke, lacerati, ma allo stesso tempo fortificati. Proprio Zeke ci riferì della figlia del re del Cormyr, Alusair Nacacia, era sparita misteriosamente nei pressi di Tilverton e di essere giunto a noi seguendo un battaglione del Cormyr, che marciava verso oriente seguendo le voci di scontri con Scardale. Lashan sembra essersi proclamato “Re delle Valli”. L’abazia finora si è dimostrata timida all’esporsi a favore o contro queste esternazioni provenienti da Scardale, anche in seguito all’occupazione di Featherdale da parte delle forze armate di Lashan che si è mosso sulle pianure già ricolme di antico sangue di Battledale. Più ad Est a Mistleldale intanto infuriava la battaglia sul fiume Ashaba, è lì che il battaglione del Cormyr con cui viaggiava Zeke si stava dirigendo. La tensione è al culmine in questi giorni in cui scrivo, le popolazioni sono in fermento e affamate dal blocco commerciale che tatticamente Lashan sembra aver instaurato tra il Mare della Luna e Sembia. 

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