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25 Eleint, 1356 DR – Le cose non sono sempre come appaiono a prima vista

Immaginate di avere fame, tanta fame e di avere diritto solamente a una ciotola di stufato, sono certo che rovisterete nella dispensa, aprirete tutte le panche, fareste la malora, per trovare la ciotola più grande, ma con vostro sommo sconcerto ricordate di trovarvi in una bottega di ditali. 
Mi chiamo Polydoro e questa è Daggerford, dove vivo io, la città dove tutto è piccolo, persino io, che sono un halfling. Gli abitanti di Daggerford, quando sognano, sognano di chiedere permesso e quando ordinano una birra, chiedono una mezza. Una vera pena. Tutto minuscolo, dicevo, tranne la mia fame. Non di cibo è voglia la mia, di cosa non saprei dire, ma scommetterei un centimetro della mia non già svettante altezza che Daggerford non mi ha mostrato tutto quanto sia possibile mostrare.
Waterdeep, quella sì è una città, capace di offrire opportunità ciò a uno spirito arguto come il mio. Perché non correre, allora? Tutti a Waterdeep, lontano da ditali e animi adagiati!

Perché, amici miei, le opportunità vanno sapute cogliere e per questo servono mezzi: denaro, conoscenza e spada.

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24 Eleint, 1356 DR – L’epilogo della Compagnia dei Custodi

Li trovarono stesi, esanimi, in mezzo al fogliame che copre la terra scura del Mediobosco, con le vesti sporche e lacere. Quando anche Zeke era finito a carponi, Kloi aveva compreso che non sarebbe passato molto tempo prima che l’abbraccio di Tyr li avesse raccolti e scortati al cospetto di Ao, il padre di tutti gli dei. Interminabili giornate di cammino, la fame, la sete e le ferite, frutto dei continui agguati dei cacciatori del Culto, li avevano consumati fino a piegare ogni volontà di resistere e, uno dopo l’altro, si erano lasciati andare; solo Arpino continuava a stringere lo scettro dal pomello d’osso…
 
Avevano seminato morte e inferto cospicue perdite agli inseguitori, che però erano ciechi di rabbia, come solo chi ha subito un torto insopportabile e irreparabile può essere. I cultisti parevano formiche impazzite, si erano riversati fuori da Castello Cormanthor, ignorando le insidie della crepuscolo, lo strazio che i demoni dell’Abisso arrecavano ai loro confratelli, e avevano riempito di luci la notte di Myth Drannor. Paula aveva richiamato i suoi compagni non appena avvistato i roghi:  Halfgrimur era perduto, e se desideravano rimanere in vita almeno loro, sarebbero dovuti fuggire immediatamente, prima che anche quell’opportunità fosse svanita!

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