19 Eleasias, 1356 DR – Su e giù per il Poliandro!

Halfgrimur interroga l’uomo, che, privo del cappuccio, rivela tracce di squame sul volto. L’uomo non parla alcuna lingua conosciuta eppure intende l’elfico. Quando si dice che gli anni della scuola non servono a nulla! Vivamente caldeggiato e incoraggiato dalla punta della torcia dell’elfo, in capo a due minuti, il nostro benefattore ritrova lessico e una discreta dizione. Ci racconta che il nano che andiamo cercando per conto dello gnomo Imong Ituttof si trova nella Torre delle Ossa, presso il Poliandro e presto verrà sacrificato. Gli scavi continuano, presto il dracolich sarà risvegliato e di Myth Drannor non rimarranno che leggende.
Tralasciando l’opportunità di questa ultima affermazione, per un attimo siamo tutti pietrificati. Nessuno parla, ma è evidente a tutti che la resurrezione di una creatura come quella incute un orrore tale, la cui ombra si estende ben oltre la nostra missione o le nostre vite.
A quel punto Kloi si avvicina e alleando il potere di Tyr con quello della Città della Musica, richiama dalla mente dell’uomo le sue recenti memorie. Kloi racconta di un torrente e di un guado poco avanti a noi e poi descrive il Poliandro: una parte di bosco in cui gli alberi, seppur sempre imponenti, sono molto più radi, pieno di tombe e di persone che lavorano. Vede anche una torre di tre piani, ma non il suo interno, perché l’uomo interrogato evidentemente non vi entra mai. L’uomo lavora all’entrata di un tumulo situato sul lato di una collina e a un’altra tomba più piccola.
E’ stato anche nel castello di Myth Drannor, dove trascorre le sue notti.

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18 Eleasias, 1356 DR – Il canto del drago non-morto

Il primo devastante effetto della nube tossica è quello di farci vomitare la cena da poco consumata. A dire il vero solo io e Zeke abbiamo questo privilegio. Gli altri invece stanno rivolgendo a nord la loro attenzione.  Sui loro volti si dipinge l’orrore.
Una macchia nera di dimensioni titaniche sta avanzando inesorabilmente verso il boschetto nel quale abbiamo trovato riparo. Il suo incedere è lento e meccanico. Il drago, perché è di questa creatura che stiamo parlando, raggiunge una lunghezza di trenta metri (coda compresa) e ad ogni passo lascia sul terreno pezzi di carne imputridita e liquami pestilenziali. Kloi comprende immediatamente che è il parto di una mente malata e che è stato richiamato dall’oltretomba alla stregua di qualunque altro non morto. 
È un drago zombie!
Con la stessa velocità di un cerbiatto inseguito da un lupo famelico, fuggiamo a cavallo in direzione del buco dal quale siamo saliti. Kloi urla di calarci giù. Avverto la sua risolutezza, ora che finalmente sono tornato in possesso delle mie facoltà mentali. Sento la voce ferma del prete invocare Tyr e scorgo in alto dal punto in cui mi trovo, circa a metà della scalinata, un bagliore innaturale che per un attimo rischiara la notte e ci ricorda che la fede è qualcosa di non negoziabile.
L’immonda creatura arresta la sua marcia.

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18 Eleasias, 1356 DR – Aspetta! Aspetta! Che arriviamo…

Cara Rosetta,

Stavolta la mia maestra Paula se l’è vista davvero brutta: non so come abbia fatto a rialzarsi dopo quella raffica. O meglio, effettivamente non si è rialzata, solo Kloi ci ha confermato che era ancora viva, ma sicuramente non sarebbe riuscita a muoversi ancora per un bel po’. Ma prima di chiederglielo, io e Halfie ci buttiamo all’inseguimento del capo brigante che comandava gli sgherri, sparito di corsa dietro la porta alle sue spalle. Del furfante non troviamo traccia però. Lo seguiamo fino ad una stanza ai piedi di un’altra rampa di scale, poi niente, scomparso nel nulla. La ricerca però non è senza frutti. Legato a delle catene, in condizioni pessime, troviamo Ristim, il mezzo uomo appena assunto come scout nelle mie brigate. Lo libero dalle catene, ma non riusciamo ad ottenere nessuna informazione da lui, è troppo confuso. Oppure è impazzito. La stanza dove è rinchiuso è strana, ad attirare la nostra attenzione è soprattutto un bassorilievo su una parete, con un braciere davanti. Non troviamo porte nascoste, il che rende difficile spiegare come abbia fatto il capo a scomparire nel nulla.