Archivi categoria: Athos A.

30 Eleint, 1357 DR – Sulle Montagne Bocca del Deserto

Reptar ha una voce bellissima, acuta, limpida come l’aria a 3000 metri di altitudine e quando fischia, parla e canta allo stesso tempo. Si dice che alcune driadi e ninfe si siano innamorate di lui e che con loro abbia generato dei figli metamorfi. Reptar è un elfo insolito, sorride sempre e vive sopra la fascia di tensione dei boschi, al limite della vegetazione.

“Reptar!” urlo guardando in su. Reptar è appollaiato su una guglia di pietra che si staglia nel vuoto, con i lunghi capelli adornati di piume che garriscono al vento come uno stendardo.

“Orso! O dovrei dire Drago?” La voce che esce dalla sua bocca fine è una carezza gioiosa che scivola su di me nonostante il vento sferzante.

“Dici per questa?” grido toccando la mia armatura, “L’ho fatta per rendermi più credibile come capitano di un Drakkar che ho alla fonda a Waterdeep”

“Un Orso capitano di una nave drago… accoppiata insolita”. Continua a leggere 30 Eleint, 1357 DR – Sulle Montagne Bocca del Deserto

16 Eleint, 1357 DR – Pelo grigio e quaglie crude nella Foresta di Confine 

Quando incontri Temis devi mettere in conto di avere sempre alle spalle un branco di lupi, nonostante la sua abilità il vecchio è troppo saggio per ritenersi dalla parte del più forte in ogni frangente. Dei lupi non ti accorgi, fa in modo che tu gli sia sempre sottovento, è un vecchio trucco, Temis se ne sta sopravento, cattura la tua attenzione e non senti altri rumori o odori oltre il suo e ti convinci che siete soli. Nessuno si preoccupa più di tanto quando di fronte ha guerriero vecchio e secco. Temis, di Ogre, Troll e Ettin ne ha sbranati più di chiunque altro in questo modo, la forza del branco è un elemento che sposta gli equilibri in un combattimento, un attimo prima impugni la tua arma convinto di sbudellarlo e il momento dopo ti trovi a terra con i tendini delle caviglie lacerati e le ginocchia azzannate. Continua a leggere 16 Eleint, 1357 DR – Pelo grigio e quaglie crude nella Foresta di Confine 

4 Hammer 1337 DR – L’isola di Stormfrost

Il destino o qualcos’altro si prende gioco di me. Come spiegare diversamente gli avvenimenti che ci hanno portato a questo immenso iceberg che stiamo lordando di sangue.

26-27 Nightal

2 giorni di fatiche per percorrere nove miglia e uscire dalla Foresta della Bufera.

28-30 Nightal

Lasciata la tundra alle spalle, la banchisa polare ci accoglie a braccia aperte, vento feroce e neve sono il suo benvenuto. In tre giorni copriamo a malapena 24 miglia e se non fosse per l’istinto mistico per il Nord di Grimur i cani sarebbero morti prima di giungere al Crepaccio di Caronte e noi dispersi.

1 Hammer

Il crepaccio di Caronte è un enorme canyon di ghiaccio che si estende su un fronte orizzontale sterminato. Profondo 30 metri e largo 15 è caratterizzato da diversi ponti ghiacciati che raccordano i due fianchi della voragine.

Un primo tentativo di attraversamento da parte di Imong ci rassicura sulla tenuta del ghiaccio, tuttavia il centro del ponte ispezionato presenta una strozzatura che non consente di attraversarlo con la slitta.

Le nostre ricerche ci portano a un altro ponte distante qualche chilometro dal primo. La struttura è imponente, larga circa 5 metri consente di manovrare bene la slitta e tentare una manovra di rientro in caso di necessità.

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25 Marphenot, 1356 DR – La ruota del tempo

Lasciamo il bosco animato e Aigor alle nostre spalle.

Le regole delle terre selvagge non sono chiare al cavaliere e questo è un problema, ma a parte Imong sembrano tutti in difficoltà tra questi rami.

Proseguiamo verso nord e in breve la boscaglia dirada mutando in una vasta area paludosa.

La palude significa sabbie mobili e incertezza dell’approdo ma tornare indietro per il sentiero finora percorso è impossibile.

Decidiamo di affrontare la palude.

Dopo poche decine di metri, vista la difficoltà di creare una cordata sicura, torniamo a riva. Lo stallo in cui ci troviamo è sbloccato da Dirnal che si affida a Clangeddin per un auspicio. La visione è breve ma sulle lame insanguinate delle divine asce il nano scorge gli occhi di una vecchia gitana. Una carovana di zingari si sta muovendo verso Shadowdale attraverso il bosco e potrebbero aiutarci, gli zingari sanno molte cose e parlano con la fortuna.

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26 Hammer, 1293 DR – La discesa nella tomba di Acererak

Ore 5:00

“Come in cielo, così in terra” recita il Don e con un gesto invita Marcovaldo a servire il pasto benedetto dal Divino sul lenzuolo bianco steso nell’erba.
Gundor si serve senza togliersi i guanti incrostati di sangue. Kaiser Crypt, finito di incipriarsi il volto, infilza piccoli bocconi con la sua bacchetta appuntita.
“Il mattino ha l’oro in bocca” risponde Imong al Don e ingozzandosi allegramente fa scivolare nella sua sacca i pezzi del servizio d’oro zecchino (della nonna di Marcovaldo) su cui erano posati i suoi involtini.
Dark Digger, seduto sui talloni, scruta le lugubri colline che l’alba sta svelando dalla bruma notturna.
Una falena cade a terra avvolta dalle fiamme, sfiorata dalla spada che Tor tiene dritta davanti se, “Là” sentenzia la sua voce.

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