Archivi categoria: CAP 5 – L’incantesimo di Myth Drannor

I Custodi non hanno più un terreno comune, feriti e disorientati cercano solo di salvare la pelle. Il loro testimone cade nelle mani del meno idealista dei tombaroli: Imong Ittutof!

24 Eleint, 1356 DR – L’epilogo della Compagnia dei Custodi

Li trovarono stesi, esanimi, in mezzo al fogliame che copre la terra scura del Mediobosco, con le vesti sporche e lacere. Quando anche Zeke era finito a carponi, Kloi aveva compreso che non sarebbe passato molto tempo prima che l’abbraccio di Tyr li avesse raccolti e scortati al cospetto di Ao, il padre di tutti gli dei. Interminabili giornate di cammino, la fame, la sete e le ferite, frutto dei continui agguati dei cacciatori del Culto, li avevano consumati fino a piegare ogni volontà di resistere e, uno dopo l’altro, si erano lasciati andare; solo Arpino continuava a stringere lo scettro dal pomello d’osso…
 
Avevano seminato morte e inferto cospicue perdite agli inseguitori, che però erano ciechi di rabbia, come solo chi ha subito un torto insopportabile e irreparabile può essere. I cultisti parevano formiche impazzite, si erano riversati fuori da Castello Cormanthor, ignorando le insidie della crepuscolo, lo strazio che i demoni dell’Abisso arrecavano ai loro confratelli, e avevano riempito di luci la notte di Myth Drannor. Paula aveva richiamato i suoi compagni non appena avvistato i roghi:  Halfgrimur era perduto, e se desideravano rimanere in vita almeno loro, sarebbero dovuti fuggire immediatamente, prima che anche quell’opportunità fosse svanita!

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20 Eleasias, 1356 DR – Mai dire mai

Non appena i nostri corpi escono dal perimetro del silenzio innaturale provocato da Dirnal, il barbuto nano fedele a Clangeddin, tutto riprende esattamente come prima. O quasi.

Innanzitutto Imong, lo gnomo specializzato in missioni impossibili, scampato alla Tomba degli Orrori, seppur invisibile, non si preoccupa di ammorbidire il peso dei suoi passi e corre a gambe levate (almeno così posso intuire) con una gabbia da falconiere stretta al petto. Dentro brilla il Filatterio, sede fisica dell’anima del lich.
In secondo luogo, a pochi metri da noi, i due capi del Culto del Drago giacciono immobili a terra, intrisi nel loro stesso sangue. Il polmone sinistro dello stregone è stato perforato da una picca e il rene destro da uno spadino. Non miglior sorte ha subito la gola del prete, recisa nettamente da una spada lunga di fabbricazione cormyriana.

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20 Eleasias, 1356 DR – Testa o croce

(Vigileremo) … fino a quando Myth Drannor troneggerà nuovamente fiera” – antico detto ancora in voga nelle Valli per dire che si porterà a termine un compito fino alla fine.
 
 
L’accordo è dunque fatto. Sta a me fare un sopralluogo presso Casa Llundlar, trovare il passaggio che porta a Castello Cormanthor e vedere se ciò che si nasconde in questi luoghi sarà considerato un ostacolo insormontabile per i miei compagni.
Ancora una volta un Tel’Quessir metterà a repentaglio la propria vita per preservare il destino degli uomini. Più è il tempo che passo tra i mortali, più mi pare chiaro perché il mio popolo ha deciso di ritirarsi.
Del patto di amicizia che fu redatto sulla Pietra Eretta non rimane che l’intento.
 
Con il cuore pesante mi affido quindi a Tymora, poiché dal giorno in cui mi imbattei nella sua effige nella dimora che ospitava le spoglie di Shraevyn, è l’unico riparo nel quale rifugiarmi nei momenti più cupi. Se sarò fortunato tornerò anche questa volta, se il mio fato non è questo incontrerò lo sguardo beffardo della mia dea.

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20 Eleasias, 1356 DR – Biforcazioni

È mattino.
Ci troviamo nella navata centrale del tempio di Oghma a Myth Drannor. Lo scontro è stato pesantissimo.
Arpino, tra tutti, è quello ridotto peggio. Sembra un cencio.
Un tanfo insopportabile si sprigiona da un gran fuoco acceso di fronte all’altare.
Le orrende membra di tre troll si stanno consumando velocemente.
Il fuoco non conosce il dubbio, penso.

 

Sono passati quasi sei mesi dal giorno in cui questa compagnia si è formata. Era il 5 Alturiak.
Poco più che un battito di ciglia per un Tel’Quessir, l’equivalente di una notte per un nano, la metà di un anno per un umano. Ognuno di noi agisce in base alle possibilità che l’imperscrutabile volere degli Dei ha determinato per lui nell’istante esatto della nascita. Se tutti gli esseri viventi seguissero alla lettera questa semplice regola di vita allora la Storia sarebbe un flusso ininterrotto di vite, accostate le une alle altre, senza alcuna distinzione. Apparirebbero come le colonne di un tempio, dall’infinito perimetro, tutte poste a uguale distanza tra di loro e prive di ornamenti. Tutte identiche a loro stesse.

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