20 Hammer, 1494 DR – Jack il Fesso

Per quale motivo Thavius Kreeg, uno degli esponenti più stimati della classe dirigente di Elturel aveva incontrato o era solito incontrare la duchessa Vanthampur nei sotterranei della sua magione?

Mentre stavamo finendo di fare colazione rimuginavamo sui nostri errori (l’accesso alle segrete era probabilmente situato nell’area delle cucine, dal momento che avendo esplorato tutte le stanze del castello tranne quella, non avevamo trovato nessun passaggio verso il basso). Io ero letteralmente impazzito per il pane allo zenzero e limone del forno Harbreeze. La straordinaria varietà delle prelibatezze gastronomiche di questa terra non smetteva mai di stupirmi!
Tentammo di farci venire un’idea per poter partecipare ad una delle riunioni carbonare di casa Vanthampur anche senza l’invito ufficiale.
Chiedemmo ad uno svogliato Alan (non pareva essersi alzato con il piede giusto) di fare mente locale circa alla possibilità di individuare la via d’accesso più breve alle segrete attraverso il sistema fognario. Come se avesse visto di nuovo il gargoyle della scorsa notte, strabuzzò gli occhi e, dandosi una pacca sulla fronte, disse: “Ma certo! Jack il Nero. Come ho fatto a non pensarci prima!”.
Avremmo avuto modo di conoscere Jack il Nero come un tizio viscido, segaligno, alto un metro e ottanta, calvo e vestito ovviamente di nero.
Per ora ci bastava sapere che apparteneva ad una delle numerose gilde cittadine, le vertebre che componevano la spina dorsale del successo commerciale di ogni città. Becchino o fognaro non aveva importanza. Quello che contava è che poteva darci informazioni dettagliate e forse anche una mappa.
Per incontrarlo dovevamo, tuttavia, traslocare dagli agi della città Alta alla concretezza del popolino.
Terminato il lauto pasto, io, Alan, Veredras (ora più in forze che mai) e Sarhala ci alzammo. Eravamo pronti.
Prima della partenza istruimmo Clifford e Reya, i quali non ci avrebbero accompagnato, di stare sul chi va là, di non parlare con nessuno (poteva essere stato preparato un mandato d’arresto per noi) e di attendere qui alla Taverna del Rudere Silenzioso.
Nonostante Veredras e Sarhala si fossero premuniti di nascondere le loro esotiche fattezze con ampi cappucci, un contingente di Pugni Fiammeggianti ci bloccò prima di attraversare la Porta del Maniero. Con un po’ di fortuna e un po’ di arroganza riuscimmo a tenere lontani i guai con la legge superando indenni la curiosità delle guardie cittadine.
Una volta oltrepassata la porta non fu difficile trovare Jack il Nero.
Alan ci condusse per una buona mezz’ora attraverso viottoli stretti e lerci. Il punto d’arrivo fu una modesta locanda senza insegna. Ci sedemmo ad un tavolo (Veredras si tenne ancora più in disparte scegliendo un tavolo più appartato, forse per controllare chi entrava) e ordinammo birra e arrosto di maiale.
Tutti erano piuttosto silenziosi. In apparenza la gente del posto si faceva gli affari propri ma le orecchie erano sempre aperte quando si palesava una compagnia così stramba come la nostra.
Per svegliare dal torpore Alan, feci ribollire il suo boccale di birra con un trucchetto. Nulla.
Aveva la testa da un’altra parte.
Quando la noia aveva iniziato a prendere il sopravvento, si aprì la porta e Jack il Nero entrò.

Jack Il Nero morirà per mano di un sicario o per la sua troppa avidità?

Lo contattai telepaticamente invitandolo al nostro tavolo. Avevamo domande che potevano essere ben ricompensate. Lui rifiutò cortesemente.
Così convinsi Sarhala e quell’automa di Alan ad alzarci.
La conversazione fu breve: le fogne a nord della città erano state chiuse con un’ ordinanza della duchessa. Casualità? No. Jack poteva fornirci una mappa che non aveva con sé ma voleva venti pezzi d’oro come anticipo. Allungai da sotto al tavolo la somma e lui, senza ringraziare, fece uno scatto e uscì dalla locanda.

Lo seguimmo a distanza anche se stava aumentando il passo. Forse voleva seminarci e scappare con il gruzzoletto appena guadagnato. O forse aveva presagito che era nell’occhio del ciclone.
Quando lo raggiungemmo si stava disperando in quanto qualcuno poco gentile aveva messo sottosopra la sua abitazione. La ragione? Un vecchio debito mai saldato: “Quel bastardo di Beacon. Deve essere opera sua questo merdaio”. Lo strozzino in questione era un vecchio fabbro la cui bottega si trovava nei pressi della Canzone Elfica (la ben nota taverna). Se dovevamo recuperare qualcosa, qui non era più il posto giusto.
Jack, avvilito, si sedette sul pavimento con le gambe raccolte al petto. Senza alzare lo sguardo ci fece cenno con la mano di andare.
Lasciammo l’edificio in silenzio.

(Sessione X, 11 marzo 2020)

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