3 Nightal, 1361 DR – Vecchi nani e fragili giganti

Escono dalle fottute pareti!” – frase ripetuta più volte dalla Compagnia dei Cercatori mentre affrontavano 56 troll

 

Ormai erano circondati, sembrava di sentire ancora il vecchio nano apostrofare i suoi compagni: «Dai che rimandiamo questi esseri disgustosi nelle fogne!!!»

Ma i troll non erano dieci, come avevano supposto in un primo momento, e nemmeno venti, ogni volta che uno veniva mandato all’inferno ne arrivavano altri due; la situazione stava sfuggendo di mano ai Cercatori e se volevano sopravvivere dovevano cambiare tattica.

Dirnal e Klaus iniziarono a impartire ordini, bisognava allontanarsi da quell’incrocio e combattere i nemici su un solo fronte, tutti fecero la loro parte: Klaus, Zeke, Ebeadat e Iskra formarono una prima linea impenetrabile, Halfgrimur e Dirnal in seconda linea pronti a lanciare martelli e frecce infuocate mentre Imong aveva trovato uno spunzone di roccia dove sedersi e poter scoccare i suoi dardi micidiali.

Erano tutti in posizione, pronti a respingere il devastante attacco che stavano subendo, quando si sentì un ruggito provenire da un corridoio laterale: i troll iniziarono ad indietreggiare e quel ruggito prese forma, era un troll delle montagne, una creatura enorme! Passava a fatica nei larghi corridoi tra una caverna e l’altra, ed era talmente forte da poter brandire un albero a mo’ di clava.

Arrivò di corsa sferrando un calcio a Ebeadat dritto nello stomaco. Il barbato vomitò un copioso fiotto di sangue ma la sua risolutezza non lo fece arretrare nemmeno di un centimetro. Non contento fece roteare il tronco cercando di spazzare via chiunque si trovasse nelle vicinanze, fortunatamente l’attacco non ottenne l’effetto sperato ma era solo questione di tempo. La situazione era tragica, solo la grande esperienza degli avventurieri fecee sì che non venissero colti dal panico; Zeke, o Stirge come amava farsi chiamare adesso, alzò la spada come per infilzare il mento del mostro, una mossa apparentemente troppo avventata: il troll alzò la testa schivando facilmente il suo attacco, mentre il cormyrano era completamente sbilanciato diventando un facile bersaglio.

«Adesso Imong!!! Vai!!!»

Era una tattica. Così facendo il collo del troll era rimasto scoperto, il ladro non aspettava altro per sferrare il suo attacco. Il gigantesco essere cadde a terra, il colpo di Imong gli aveva passato da parte a parte la gola uccidendolo all’istante.

Evidentemente anche degli esseri disgustosi come i troll provavano paura, vedendo che il loro capo era stato abbattuto si ritirarono velocemente nelle caverne da cui erano venuti. Il cavaliere avrebbe voluto inseguirli per sterminarli ma i suoi compagni lo convinsero che non erano nelle condizioni di continuare lo scontro, avevano usato la maggior parte delle loro risorse e alcuni di loro erano gravemente feriti, dovevano trovare un luogo sicuro per recuperare le forze.

Imong e Halfgrimur decisero di fare un sopralluogo ai portoni di bronzo lasciando gli altri a consumare un frugale pasto nella caverna che fu la tana delle lucertole di fuoco. Si accorsero in fretta che i portoni erano troppo pesanti per essere aperti da loro due soli, quindi lo gnomo decise di trasformarsi in una nuvola di fumo e, infilandosi tra le fessure, andò in avanscoperta.

Tornarono all’accampamento dopo circa un’ora, Imong disse che oltre i portoni non c’erano più grotte naturali e iniziavano larghi corridoi ben costruiti, alti una decina di metri e con candelabri alle pareti per illuminare i passaggi, verosimilmente dovevano essere i sotterranei del castello di re Snurre. Dopo aver percorso un corridoio e una immensa scalinata aveva trovato una cosa che l’aveva convinto a tornare subito indietro a riferire: aveva scovato una fucina dove un gigante del fuoco dalle gigantesce braccia nodose, il quale, aiutato da due troll fuori misura, stava riparando una gigantesca mazza nera. Il tombarolo si era fatto l’idea che potesse essere un oggetto molto potente. Iskra, facendo attenzione che Dirnal non sentisse le sue parole per non far saltare la sua copertura, confermò a Imong che quello era un potente oggetto magico molto conosciuto nel mondo dei giganti, mentre parlava nascondeva a fatica il desiderio di impossessarsene.

Il gigante forgiatore

Era l’ora che i Cercatori prendessero una decisione: infilarsi nella casa dei giganti del fuoco nonostante le poche forze rimaste impedendo così a Snurre di riavere la sua mazza o prendersi il tempo necessario per recuperare le energie e affrontare la missione in maniera più serena?

La discussione fu animata, i pro e i contro erano parecchi per entrambe le opzioni; Dirnal rivolse una lunga preghiera a Clangeddin ed ebbe la conferma che la Corona del Comando si trovava proprio in quel luogo e che forse anche l’infido Alarshan si trovava lì. Alla fine decisero che era meglio attaccare immediatamente approfittando anche del fatto che i giganti non erano ancora a conoscenza della loro presenza in quel luogo.

Le porte di bronzo erano davvero possenti, i quattro guerrieri più forti del gruppo dovettero collaborare per aprirne una sufficientemente da poter passare, il piano era arrivare il più velocemente possibile alla forgia cogliendo di sorpresa i nemici ed eliminarli prima che potessero dare l’allarme. Imong partì alla massima velocità così da arrivare per primo e, coperto dall’invisibilità, trovare il posto migliore da dove colpire con la sua balestra, subito dietro di lui stavano Klaus ed Ebeadat, che grazie alle innate capacità di quest’ultimo riuscirono a muoversi più rapidamente del resto del gruppo e a seguire tutti gli altri. Appena il paladino e il barbaro apparvero dinnanzi alle bestie lo gnomo scoccò il suo dardo, preciso come al solito colpì il gigante all’occhio sinistro, ma questo era un osso duro e, lanciando un ruggito inumano, si preparò al contrattacco. Uno dei troll prese la mazza nera gettandola nel lago di lava che alimentava la gigantesca fucina, rendendola in effetti irrecuperabile, mentre l’altro si scatenò contro Klaus, lo bloccò con la solo forza delle mani e dopo avergli squarciato le carni con un tremendo morso lo scaraventò con violenza contro una pietra; il suo corpo, per quanto forte e robusto, non resse e il paladino perse conoscenza. Halfgrimur, Iskra e Zeke arrivarono subito dopo e si buttarono nella mischia a capofitto mentre lo gnomo, approfittando della confusione, diventò nuovamente invisibile e si andò a posizionare proprio tra il gigante e uno dei troll preparandosi a sferrare uno dei suoi attacchi a sorpresa, ma accadde l’impensabile, il gigantesco fabbro pronunciò alcune parole nella lingua arcana rendendo Imong nuovamente visibile il quale si ritrovò in una posizione decisamente svantaggiosa, dopodiché fece un gesto con la mano destra e la lama della spada che brandiva uno dei troll iniziò a fiammeggiare; lo stupore fu grande tra i Cercatori, nonostante qualcuno di loro avesse sentito storie su giganti del fuoco in grado di lanciare magie nessuno gli aveva mai dato grande credito ma, superata la defiance iniziale si riorganizzarono immediatamente.

Il troll che aveva gettato la mazza nella lava cercò di mordere Ebeadat alle spalle, non poteva sapere che il barbaro fosse un esperto nel combattere le creature grosse e lente, appena la bocca del mostro fu abbastanza vicina gli infilò una torcia in gola, la spinse talmente in profondità e con tale violenza che la bestia cadde a terra e la sua breve e stronza vita terminò tra atroci sofferenze. Contemporaneamente il capitano Bumblerose diede nuovamente sfoggio delle sue capacità marziali: fece una finta verso il troll dietro di lui che per difendersi lasciò sguarnito il fianco dalla parte di Imong, il quale, a un ordine ben preciso de cormyrano, affondò il suo pugnale nel rene dello sventurato uccidendolo; il gigante, vedendo le sue guardie del corpo cadere una dopo l’altra, si guardò in torno cercando uno via di fuga ma Zeke, approfittando di quel momenti gli conficcò la spada nel fegato terminando la sua esistenza in un istante.

L’attacco fu perfetto: nessun superstite, nessun allarme lanciato e Snurre non avrebbe più riavuto la sua preziosa mazza, in non più di 20 secondi era tutto finito, fu solo a quel punto che si accorsero che Dirnal non aveva partecipato al combattimento, che fine aveva fatto l’anziano nano?

Avevano appena iniziato a correre oltre le porte di bronzo quando Dirnal si rese conto di non riuscire a tenere il passo dei compagni, il combattimento nelle caverne l’aveva affaticato più di quanto pensasse e correre nella sua pesante armatura si rivelò più difficile del solito. Quando arrivò a metà della gigantesca scalinata che portava alla forgia arrancava senza fiato e nonostante ce la mettesse tutta quei gradini alti quasi quanto lui sembravano insormontabili. Anche Whelm si rese conto della lentezza del suo portatore: «Sbrigati Dirnal, sei più lento di un verme che striscia nel fango, i tuoi amici stanno combattendo contro l’immonda stirpe e tu stai qua a lamentarti per una scalinata. SBRIGATI!!!»

«Stupido schiaccianoci, mi viene voglia di abbandonarti qua così potrai salire le scale con QUELLE GAMBE CHE NON HAI!!! Facile parlare quando sono gli altri a scarrozzarti.»

Quando finalmente il Venerabile sacerdote raggiunse il resto del gruppo il combattimento era finito e i suoi compagni stavano gettando i cadaveri nella lava per nasconderli da occhi indiscreti, il nano si appoggiò all’enorme incudine e fece per chiedere che fine aveva fatto la mazza ma non aveva più fiato e le parole gli morirono in gola, quando Imong disse di aspettarlo lì che sarebbe andato a fare una piccola avanscoperta solitaria non ebbe nulla da ridire e si buttò a terra e cercando di racimolare le poche forze che gli rimanevano.

Passarono pochi minuti prima che il piccolo esploratore facesse ritorno, aveva trovato le prigioni del castello e nella prima cella in cui aveva guardato c’erano degli elfi malconci che chiedevano di essere liberati, ma per aprire la porta aveva bisogno di aiuto perché la serratura era troppo in alto. Ebbe anche uno spiacevole incontro: il Jarl e sua moglie in compagnia di alcuni troll, a questo punto era evidente che in quel luogo si stavano riunendo i capi tribù dei giganti e il motivo di questo non poteva che essere la Corona del Comando. Imong non poté fare a meno di domandarsi che parte avrebbe avuto in tutto questo Alarshan, decise però di non fare parola con nessuno di questo incontro perché non si fidava della reazione che avrebbero potuto avere Dirnal e Whelm nello scoprire che Grugnur si era messo nuovamente sulla loro strada.

Ebeadat e Halfgrimur seguirono lo gnomo che, grazie al loro aiuto, riuscì agilmente ad aprire le porta della cella e a liberare gli elfi dalle catene a cui erano legati.

«Non so come ringraziarti mio salvatore. Mi chiamo Tirsil, io e i miei sventurati compagni siamo stati rapiti nell’Alta Foresta, la nostra casa. La prigionia è stata terribile, alcuni di noi sono stati portati via e non hanno più fatto ritorno». L’elfa piangeva copiosamente mentre parlava, sia per la gioia della libertà ritrovata che per il pensiero dei suoi fratelli che non avrebbero più fatto ritorno nelle verdeggiante foresta.

«Posso sapere il nome del mio salvatore? Mio padre vorrà sicuramente ricompensarlo per avermi salvato la vita.»

Imong, il più ruffiano tra i ruffiani, non se lo fece ripetere due volte

«Il mio nome è Imong Ituttof, per servirla milady. Se suo padre potesse spedire la ricompensa direttamente a casa Ituttof a Waterdeep gliene sarei molto grato. Però adesso andate, non è sicuro rimanere qua.»

«Grazie di tutto a lei e ai suoi amici, spero che le nostre strade possano nuovamente incrociarsi.»

Così dicendo gli elfi si allontanarono il più velocemente possibile.

In quel momento il tombarolo sentì rumori di qualcuno che si avvicinava, era possibile non riconoscerli, lo sferragliare dell’armatura di Zeke e il respiro pesante di Dirnal, quei due erano talmente rumorosi che ci si sarebbe accorti di loro anche con le orecchie piene di paglia.

«Cosa fate qua? Eravamo d’accordo che vi sarei venuti a chiamare dopo essermi assicurato che non ci fosse nessuno in giro.»

Ma Zeke non aveva nessuna intenzione di ascoltare lo gnomo: «Non siamo i tuoi portaborse, io mi ero stancato di aspettare a far fare tutto il lavoro a te. E poi non escluderei che sia una mossa per accaparrarti tutti i tesori migliori, non sarebbe la prima volta».

«Non dire sciocchezze Zeke, è che con tutto il rumore che fate…»

Imong non fece nemmeno in tempo a finire la frase che sentì qualcuno parlare nella lingua dei giganti, guardò circospetto dietro l’angolo da dove provenivano le voci e li vide: erano 4 giganti del fuoco, in corazza completa e armati di tutto punto, ormai era troppo tardi per eluderli, bisognava prepararsi allo scontro, fortunatamente non si erano ancora accorti di avere visite, bisognava assolutamente approfittare di questo vantaggio. Agirono con grande rapidità: le frecce di Halfgrimur colpirono veloci e potenti mentre Zeke e Imong riproposero la loro tecnica basata su finte e colpi di precisione, il loro assomigliava sempre più ad una danza di morte. Prima che potessero capire cosa stesse succedendo tre dei giganti erano a terra privi di vita, l’unico sopravvissuto si diede immediatamente alla fuga sperando che i cadaveri dei suoi compagni rallentassero gli intrusi, e in effetti così fu.

Avrebbe dato sicuramente l’allarme, l’effetto sorpresa ormai era ormai perso, bisognava decidere in fretta cosa fare. Furono tutti d’accordo nel liberare i prigionieri sperando di creare scompiglio all’interno del castello e avere ancora un po’ di tempo per cercare la Corona indisturbati. Si misero tutti all’opera scassinando serrature, sfondando porte e spezzando catene, le creature prigioniere erano delle razze più svariate: umani, gnoll, centauri ed altro, fu lo gnomo a trovare la creatura più strana. Imprigionato in una cella c’era un essere gigantesco, vestito con tunica e calzari, era rinchiuso e incatenato come le altre ma presentava anche evidenti segni di malessere, il colorito della pelle appariva poco sano e intorno alla bocca aveva una schiuma biancastra; il tombarolo entrò facilmente nella cella, provò a parlare con l’essere sconosciuto ma non ottenne nessuna risposta, decise di provare una delle pergamene curative che aveva acquistato da Kappiyan sperando che potesse avere un qualche effetto. Quello gnomo era uno gnomo fortunato, la creatura si riprese all’istante e parlò con una voce che sembrava provenire dalla profondità degli abissi:

Oceanus il titano

«Ciao piccolo essere, sei tu che mi hai curato dal veleno che mi privava delle mie forze?»

«Credo di sì. Mi presento, il mio nome è Imong Ituttof, tu chi o cosa sei? Non ho mai visto una creatura simile a te nel mio peregrinare nel Faerun.»

«Sono un empireo, però potresti conoscere la mia razza col nome di titani.»

Imong inghiottì una discreta quantità di saliva: «A dire il vero ho sentito questo nome solo nelle leggende, non mi sarei mai aspettato di incontrarne uno di persona».

«E dimmi piccola creatura cosa ti porta in questo luogo così pericoloso e inospitale?»

«Sono qua insieme ai miei compagni per cercare di recuperare un oggetto che, almeno crediamo, originariamente appartenesse agli elfi ma che ora è in mano ai giganti, non abbiamo ancora capito cosa ci vogliono fare ma sicuramente niente di buono. L’oggetto si chiama Corona del Comando e sono ormai diversi anni che siamo sulle sue tracce ma senza mai riuscire nemmeno a vederla.»

«Ah, la Corona…» l’empireo fece una breve pausa. «Sono finito qua dentro proprio a causa sua, avevo un accordo con un gigante delle nuvole che però mi ha tradito, drogato e infine messo in catene qua dentro.»

Imong fece una smorfia di disprezzo.

«Maledetto Alarshan, sempre lui. Sta tramando di fare qualcosa con la Corona ma tutte le volte che ci avviciniamo a lui riesce a sfuggirci, ci è già scappato un paio di volte ma speriamo di trovarlo qua dentro e fargliela pagare una volta per tutte. Ma scusami, io parlo parlo ma non ti ho ancora liberato dalle catene che ti tengono prigioniero, dammi solo un attimo.»

Il titano rise di gusto, era una risata profonda che riecheggiò lungo gli enormi corridoi.

«Mi hai già aiutato abbastanza» e così dicendo si alzò in piedi liberandosi facilmente delle catene che aveva ai polsi. «Se sapete dove si trova questo Alarshan vi seguirò, sai per caso dove posso trovare un’arma che facci al caso mio?»

(Sessione III, 27 Dicembre 2019)

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