27 Ukthar, 1358 DR – Le Asce di Mirabar

Non importa come credi di aver vissuto la tua vita, ma se i tuoi amici mangeranno e si ubriacheranno al tuo funerale vuol dire che continuerai a vivere nei loro cuori.” – antico proverbio nanico

Agrathan scese dal carro e parlò alla pattuglia:

“Sono Agrathan Hardhammer, sono qua per la cerimonia e diventare il nuovo patriarca del tempio di Dumathoin. Oltre alla mia scorta, viaggio in compagnia di Dirnal di Clangeddin Barbargento, il figlio del vecchio Blackshield”.

Lo sguardo dei soldati era un misto tra sorpresa e incredulità, non si riusciva a capire se li sorprendesse di più la mia presenza a Mirabar o l’aver scoperto che Olaff avesse un figlio.

Non ci fu nemmeno bisogno di fare i controlli di rito, Agrathan era atteso e in città tutti lo conoscevano. Uno degli uomini salì a cavallo e ci precedette al galoppo per avvisare del nostro arrivo, gli altri cinque ci scortarono fino alle porte della città. Agatha ed Odo ci lasciarono per tornare a Waterdeep, avevano portato a termine la loro missione, mentre Etihw e Nam si sarebbero fermati a Mirabar fino alla fine dell’estate, durante questo periodo si sarebbero uniti alla Asce, in inverno gli attacchi degli orchi diventavano sempre più frequenti.

Fui sorpreso dall’emozione che provai alla vista delle imponenti mura, mai avrei creduto di avere ancora dei sentimenti così profondi per la mia città. Quando le guardie sui torrioni ci videro arrivare, aprirono le grandi porte di pietra per permetterci di entrare. Ad attenderci c’erano molte persone, erano lì quasi tutte per l’arrivo di Agrathan, ma un nano si diresse verso di me. Lo riconobbi quasi subito, si trattava di Torgar Hammerstriker, avevamo prestato servizio insieme nelle Asce di Mirabar molti anni prima, poi, a metà del 1200, ne era divenuto il comandate.

Mirabar

Gli anni ti hanno imbiancato il pelo ma non ti hanno addolcito lo sguardo mio vecchi amico Dirnal.”

“Tu invece, nonostante tutte quelle cicatrici, sembri ancora uno sbarbatello sessantenne; Berronar è stato clemente con te!”

Ci abbracciammo.

“Temevo che il messaggio non ti sarebbe arrivato per tempo, sono mesi che Olaff, tuo padre, non si alza più dal letto; purtroppo non credo che camminerà sulla nostra terra ancora per molto. Lascia che ti accompagni ad appoggiare i bagagli, poi ti porterò da lui.”

“Ai bagagli penseremo dopo. Per favore.”

Arrivammo rapidamente al forte delle Asce, era uguale a come me lo ricordavo. Mio padre viveva ancora nella casa dov’ero nato, una delle piccole casette di legno, tutte uguali, riservate agli ufficiali.

Torgar bussò. Ci aprì una nana, una giovane sacerdotessa di Clangeddin, portava il nome di Kathra e si prendeva cura di Olaff ormai non più autosufficiente.

Entrai nella stanza con mille pensieri, ero allo stesso tempo emozionato e arrabbiato.

“Ciao Olaff, sono Torgar, guarda chi ti è venuto a trovare…”

Era davvero invecchiato, aveva un’espressione stanca e dolorante nascosta sotto ad una ragnatela di rughe, mi guardò con gli occhi semi chiusi

“Ciao Dirnal.”

“Ciao Olaff, sono venuto a salutarti.”

Torgar e Kathra uscirono dalla stanza.

Stemmo insieme circa un mese, ogni giorno. Ogni giorno parlammo, ogni giorno mi presi cura di lui, ogni giorno abbattemmo un pezzettino del muro che avevamo alzato tra di noi secoli prima. Riaffioravano gli spettri dal passato, ma i giorni passavano e noi stringevamo un nuovo rapporto padre figlio. Non so dire perché, forse la vecchiaia aveva addolcito il carattere del vecchio o forse la vita mi aveva reso più saggio.

Olaff riuscì anche a raccontarmi di mia madre. Non glielo chiesi io, fu lui stesso a tirare fuori il discorso. Per me fu come poter finalmente abbandonare un fardello troppo pesante da portare. Provammo a perdonarci gli errori del passato e forse, in parte, ci riuscimmo.

In quei giorni ebbi anche un incontro decisamente fuori dal comune, Ethiw mi venne a trovare a casa Blackshield.
“Buongiorno Venerabile Dirnal, scusi il disturbo ma avrei bisogno di parlarle per qualche minuto.”
“Entra pure, però fai in fretta che tra poco mio padre dovrebbe svegliarsi e vorrei passare un po’ di tempo con lui.”
“Allora andrò subito al punto. Venerabile, io vorrei poter seguire le sue orme e diventare un suo discepolo.”
Ero incredulo alle parole che avevo appena udito.
“Non mi dica subito di no, la prego. Come ho avuto modo di confidarle qualche giorno fa, sulla strada per Mirabar, quando ero ancora un bambino mio padre mi portò in pellegrinaggio a Yarta. Lì ascoltai un suo sermone e sentii per la prima volta… fu al cospetto di Whelm, emanava un calore, un calore che scaldava lo spirito. Grazie alle sue parole e a quella sensazione di tranquillità e protezione capii quale sarebbe stata la mia strada. Sarei diventato un paladino di Moradin, volevo difendere la nostra razza dal male e portare la parola del nostro dio per tutto il Fareun.
Purtroppo, come spesso accade, le cose poi non procedettero come avrei voluto. Sono di stanza a Waterdeep ormai da parecchi anni e, nonostante sia una fiera guardia del tempio e la mia fede sia più salda che mai, ho l’impressione di essermi allontanato dal sentiero che avrei voluto percorrere.
Questi ultimi giorni, passati in viaggio con lei, per me sono stati un’epifania: ho ascoltato per tutto il tempo le sue sagge parole e ho sentito nuovamente la potenza di Whelm. Vorrei tanto che il mio destino fosse stare al suo fianco e imparare dai suoi insegnamenti.”
Rimasi in silenzio per qualche secondo, a Etihw parve un tempo decisamente più lungo.
“No. Mi spiace giovane Etihw.

In parte la tua richiesta mi onora, ma la mia vita è completamente riempita dalla fede in Clangeddin e dall’impegno di portare la sua parola a tutte le razze degne. Non posso permettermi di occuparmi di una sola persona.

E poi mi fermerò qua solo qualche settimana, ho ancora molto da fare per sconfiggere il male che dilania questo mondo e tu non sei pronto per camminare al mio fianco.”

La delusione negli occhi del giovane nano era evidente, ma io non potevo fare niente per lui.

“Capisco le sue ragioni, non mi permetterei mai di insistere, ma se un giorno dovesse cambiare idea deve sapere che io sarò pronto a fare ciò che mi chiederà. Adesso, col suo permesso, mi congederei.”

“Vai pure Etihw, e che Clangeddin vegli su di te.”

 

-xxx-

 

Olaff Blackshield morì il primo giorno di Ukthar dell’anno 1358.

Il 2 mattina Kathra, Torgar ed io preparammo il corpo per la pira funebre che ci sarebbe stata a mezzanotte, nella piazza grande della città. Alla veglia parteciparono in moltissimi, soprattutto nani. Per tutta la notte furono intonati canti di battaglia e si alzarono preghiere a tutto il Morndinsamman.

Il banchetto dopo la veglia funebre

Il giorno seguente fu organizzato un immenso banchetto che iniziò a mezzogiorno e finì a mezzanotte: venne allestito nella Sala di Tutti i Fuochi, l’unico luogo a Mirabar in grado di ospitare le migliaia di persone che sarebbero passate. Furono arrostiti 130 capre, 80 montoni e 30 cervi; non mancò la carne stagionata con l’osso e la birra di malto scorse a fiumi. Presenziarono molti volti noti della città: Agrathan Hardhammer, Dunstun Forgebar, Shoudra Stargleam, venne anche Sewastian Stormwind, il Marchion (il governatore di Mirabar ndr), ovviamente non mancò Torgar Hammerstriker. Io e lui sedemmo insieme ad un tavolo apparecchiato al centro della sala, lì mangiammo, bevemmo e ricevemmo tutti quelli che volevano ricordare a modo loro il vecchio Blackshield. Fu bello per me vivere mio padre attraverso le storie dei suoi amici e compagni d’armi, e mi riempì di orgoglio sapere che la città, a cui aveva dato la vita, lo amava e lo avrebbe ricordato per sempre.

Fu davvero una bella festa funebre, mi commossi un po’ e bevvi più di quanto l’età mi permettesse.

La testa era pesante come l’ira di un gigante, appena entrai a casa mi buttai sul letto. Vestito.

Dirnal!

“Cosa???”

Dirnal!!!”

“Perché mi svegli? Cos’è tutta questa fretta maledetto pezzo di ferro?”

Sei proprio invecchiato amico mio, una volta non dormivi mai.

“Può essere che sia invecchiato, è molto che cammino su questa terra, e stanotte mi sento vecchio come non mai. E’ tanto che non parliamo, Perché mi svegli a quest’ora?”

Non è che non parliamo, ti sto ignorando perché mi hai deluso vecchio nano.

“Non capisco da cosa derivi la tua delusione. Ho passato la vita a mettere il bene del nostro popolo davanti al mio, come mi hai chiesto di fare quando ti raccolsi la prima volta. E adesso ti ho deluso? Perché???”

Tu sei sceso a patti con la stirpe che più insozza le nostre terre: i giganti.

“Non ti azzardare a parlarmi in questo modo o giuro che ti lancio dentro al Glaurimm!” urlai, “Io non ho mai stretto patti coi giganti! Avere sconfitto il Jarl, avere cacciato la sua tribù dalla loro tana, evitare di combattere contro una quantità sproporzionata di giganti e farci massacrare non è stringere patti con loro. Immagino avresti gradito cadere nelle loro mani, sarebbe stata una fine molto gloriosa per te. E poi così siamo riusciti anche a liberare i nani che erano stati fatti prigionieri.”

Ma cosa dici, non c’era nessun prigioniero nano.

“E allora mi ricordo male!! Ma non è questo il punto!! Non ho mai stretto patti coi giganti! E non mi sono mai tirato indietro dalle battaglie! Ho solo salvato le nostre barbe, compresa la tua, da morte certa.”

La tua devozione e il tuo coraggio non sono in discussione, ma io sono stato generato per sterminare le genie del male e tu, vecchio mio, predichi più di quanto picchi. Inizi a essere stanco, gli anni non avranno intaccato il tuo coraggio, ma non si può dire altrettanto del tuo vigore.

Mi feci davvero molto serio.

“Cosa stai cercando di dirmi?”

Ti sto dicendo che non potrai essere il Portatore in eterno, e finché ne avrai la possibilità ti consiglio di addestrare il tuo successore, approfitta di questa opportunità.

Le ultime parole pesarono come l’incudine dai titani. Lo sapevo dall’inizio: Lui è per sempre, il Portatore no. Però sapere di essere vicini alla fine faceva male, maledettamente male.

Non dicemmo altro. Quella notte dormii un sonno tormentato.

 

-xxx-

 

Qualche giorno dopo venne a farmi visita Torgar. Mi salutò con un forte abbraccio:

“Dirnal, come stai?”

“Stanco e affaticato come non ricordo di essere mai stato, ma sono certo che passerà in fretta.”

“Volevo parlarti di una cosa importante, mi puoi dedicare un po’ del tuo tempo?”

“Certamente amico mio, sediamoci e beviamo un bicchiere di sidro.”

Stappai una bottiglia della cantina del vecchio Olaff.

“Tu sai che sono al comando delle Asce di Mirabar da molti anni. Devo dire, senza falsa modestia, che la preparazione militare e marziale della mia milizia è d’altissimo livello. Purtroppo però negli anni ho notato un crescente individualismo misto a cupidigia tra i miliziani. Niente che possa inficiare il nostro lavoro ma sarebbe stupido, da parte mia, non prenderne coscienza, anche perché è un fenomeno che non accenna a diminuire.”

“Perché mi stai raccontando questo?”

Per qualche secondo scese il silenzio.

“Unisciti di nuovo alle Asce, Dirnal! Sarebbe bello averti di nuovo tra di noi.”

Questo non me l’aspettavo, fui davvero colto di sorpresa.

“Io e alcuni membri del Consiglio delle Pietre Scintillanti vorremmo che il Portatore si unisse alle Asce di Mirabar.

Tu e Whelm sareste un faro per le truppe, un faro da seguire. La tua inscalfibile fede, sapere di avere in battaglia la potenza del Protettore dei nani… saresti una presenza di grande aiuto per ristabilire il giusto ordine tra le truppe.”

Ci misi un po’ a trovare le parole giuste per rispondere.

“Sono onorato della tua richiesta ma la mia strada mi porterebbe altrove, non sono certo di poter accettare.”

“Non mi devi rispondere ora, prenditi qualche giorno.”

“Va bene, lo farò, ma non ti fare strane illusioni, davvero non so se potrò accettare.”

Finì il suo bicchiere di Sidro e se ne andò.

Cosa dovevo fare? Era vero che avevo altri progetti, ma mancavano ancora due anni prima di riunirmi ai miei compagni per andare a riprenderci quella maledetta corona.

Cosa avrebbe significato accettare quell’offerta: tornare indietro sui miei passi, oppure una rinascita? Mi sarei aggrappato al passato o avrei gettato le basi per un futuro inaspettato?

Passarono le ore.

“Ehi, Testa Dura, cosa ne pensi? Ci fermiamo a Mirabar?”

Non rispose.

“Sto parlando con te vecchio batticarne, cosa ne pensi di questa proposta che ci hanno fatto?”

Era tanto che non chiedevi la mia opinione, sei sicuro che ti interessi?

“Certo che mi interessa, altrimenti non ti avrei interpellato.”

Allora sì, facciamolo. Portami sui campi di battaglia, dimostrami che non sei poi così vecchio.

Mi incamminai verso il piccolo tempio dedicato a Clangeddin, il luogo dove ero cresciuto. Non era la prima volta che ci tornavo da quando ero a Mirabar, quel luogo mi dava serenità e pace interiore. Chiesi il permesso di fermarmi per qualche giorno, ne uscii dopo quasi una settimana di ritiro spirituale. Avevo le idee più chiare.

Dunstun Forgbar, Torgar e Dirnal

Andai da Torgar, gli dissi che avevo deciso di accettare la sua proposta ma prima dovevamo discutere di alcuni punti per me molto importanti; oltre ad alcune richieste che avevo da fare, avevo anche deciso di parlargli della Corona del Comando, ma per farlo era necessario che fosse presente almeno un membro del Consiglio. Fui sorpreso quando mi disse che potevamo provare a organizzare anche subito. In effetti fu più facile del previsto. Torgar mi accompagnò da Dunstun Forgbar, uno dei membri che aveva sostenuto il mio ingresso nelle Asce. Lo conoscevo di vista e avevamo scambiato qualche parola al funerale, questi, saputo qual’era il nocciolo della questione, fu ben felice di riceverci.

Cercai di non perdere tempo, dissi che era mia intenzione accettare la loro offerta, anche Whelm era d’accordo, però avevo delle condizioni da porre. Chiesi di avere il grado di Cappellano di Guerra, volevo che la mia presenza lì avesse una grossa componente spirituale. La seconda richiesta fu di poter creare, nell’arco di un anno, una truppa di miliziani nani: sarebbero stati scelti tra quelli che avrebbero meglio intrapreso un percorso spirituale.

A questo punto iniziai il discorso serio, gli dissi che potevo garantire la mia presenza a Mirabar solo per i prossimi due anni. Come previsto i due non ne furono per niente felici, a questo punto iniziai a parlargli della Corona del Comando e della coalizione dei giganti.

Gli raccontai di Grugnur, gli dissi tutto quello che sapevo di Alarshan e delle volte che lo avevamo incontrato, gli raccontai anche quel poco che mi aveva riferito Imong su Capo Nosnra. Fui molto schietto nel far notare che questa cosa poteva diventare un problema per tutto il Faerun e che, forse, io e i miei compagni non avremmo potuto gestire la cosa da soli. Tra due anni saremmo andati nella terra dei giganti del fuoco e non avevamo idea di cosa ci aspettasse.

Torgar fu visibilmente stupito dal mio racconto, e giurerei di aver colto anche un accenno di preoccupazione sul suo volto, mentre Dunstun, da buon politico, non fece trapelare nessuna emozione, nessun commento di troppo, nessuna parola fuori posto. Si disse molto interessato a ciò che gli avevo raccontato, ma prima di parlare a vuoto avrebbe dovuto fare il punto della situazione.

Il Cappelano da Guerra
Il Cappelano da Guerra

Non ci fu alcuna grande cerimonia per il mio ingresso nelle Asce di Mirabar, non era nel mio stile, più in generale non era nello stile dei nani. Come richiesto mi diedero il grado di Cappellano di Guerra e ne fui davvero molto orgoglioso.

Con il benestare di Torgar trasformammo un’ala delle fucine, ormai in disuso, in una cappella dove potevo tenere i miei sermoni settimanali e dove incontravo i miliziani che sentivano bisogno di un supporto spirituale; era consacrata a Clangeddin, ma ogni devoto degli dei della guerra si sarebbe sentito a casa propria.

Ero contento di essere tornato alle mie radici; già erano profonde, adesso le avrei rese più forti.

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