3 Ches, 1361 DR – A twisted family

Mi voltai di scatto per vedere se il mindflayer ci avesse seguito.

Era lì, immobile, incombente. Cosa dovevo fare? Difendere una bambina che pareva essersela cavata a lungo anche senza di me, pareva grottesco.

“Non ti devi preoccupare di lui, padre, lui mi insegna, ma mamma dice che non bastano le arti oscure, che qualcuno deve insegnarmi anche le arti della guerra. Vieni.”

Nora Agatha Amcathra Bumblerose, la figlia che avevo concepito con Rose, Lady Rowanmantle di Shadowdale, mi prese per la mano, indifferente al fatto che fosse sporca di sangue e mi condusse per i corridoi e le scale di quella che pareva essere una torre.

Gli altri membri della compagni seguirono increduli i nostri passi, mantenendosi alla debita distanza.

“Ho già mandato un messaggero ad annunciare il tuo arrivo. Tranne alla mamma, per lei deve essere una sorpresa. Ovviamente sai dove ci troviamo, vero?”

“Nella torre di Ashaba?” azzardai.

“Proprio così! Voi potete riposarvi in questa stanza per ora, sarebbe mia, ma non so cosa vorrà fare la mamma e quindi andrà bene. Vi porterò io stessa qualcosa da mangiare. Spero vi piacciano le focaccine, io ne vado matta, sia dolci che salate ed è l’unica cosa che potrei portarvi in quantità senza destare sospetti.”

Uno dopo l’altro i membri del gruppo entrarono nella piccola porta che la bambina indicava.

Non potei vedere l’interno della stanza perché Agatha mi strattonò di nuovo lungo i labirinti e i livelli di quella costruzione tortuosa.

“Eccoci! In fondo a questa scala c’è una porta che dà direttamente nella stanza della mamma. Il passaggio è piccolo, perché non è stato concepito per uomini in pesante armatura come te, ma dovresti passarci!”

“Ascolta, sei stata gentile ad accogliermi, forse dovremmo…”

“No, ciao, i tuoi amici avranno fame!”

Non aveva terminato di parlare, che già sgattaiolava giù dalle scale.

“Ah, una cosa!” la sentii dire. “La mamma sarà felice di vederti alla fine, ma tu non rovinare tutto!”

Oltre quella piccola porta, c’era il paradiso. Un odore di sali da bagno, uniti a un profumo di donna mi colpirono allo stomaco come un maglio. I miei sensi lo riconobbero subito e sentii i peli rizzarsi sulle braccia e sulla nuca. La stanza non grande, era illuminata da un candeliere in ferro battuto, sulla destra c’era un letto a due piazze su cui stavano distese delle ricche vesti, sulla destra una vasca in bronzo lavorato, piena di acqua fumante e al centro della parete opposta a quella da cui ero entrato una donna di spalle in sottoveste si ravviava i capelli con una spazzola, acconciandoli per l’imminente bagno.

Anche a distanza di anni, avrei riconosciuto quel collo tra un milione.

Zeke e Shaerl

Il rispetto dell’etichetta e delle buone maniere mi avrebbero con tutta probabilità condotto sulla forca, così mi avventai su di lei.

Le tappai la bocca con una mano, mentre la immobilizzavo girandole un braccio dietro la schiena e la stringevo a me, poi ritrassi repentinamente la mano e la baciai con forza.

Ero un bruto, col volto sfregiato, la barba ispida e sporca del sangue, del sudore e del fango del tempo trascorso sotto terra, puzzavo come un ghoul, ansimavo come un mantice e sentivo il mio viso bruciare delle fiamme della follia.

Lei provò a divincolarsi con tutte le forze che aveva e ad urlare con tutta la voce che aveva, ma non poteva né fuggire, né gridare.

A poco a poco, sentii che si opponeva sempre più debolmente e ad un certo punto avvertii che ricambiava. Mi aveva riconosciuto. Se si sconfiggessero i nemici con le labbra, avrei una statua in ogni piazza e un’icona nei boudoir di ogni dama e puttana dei Reami.

Pezzo dopo pezzo la mia armatura cadde a terra, la sua sottoveste scomparve come d’incanto dalla sua pelle di seta, mentre le mie brache volarono in modo un po’ più prosaico all’altro capo della stanza.

Il primo amplesso fu animalesco e primitivo, poi Rose mi prese per mano e mi fece scivolare assieme a lei nella vasca.

“Per quello che hai fatto, dovrei farti infilzare dai picchieri di mio marito, Zachary Bumblerose!” disse Rose rivestendosi con tono freddo e distaccato.

Rinvenni sul letto in uno stato beato e comatoso.

“Per quale delle mie tante colpe?”

“Perché arrivasti, perché mi amasti, perché te ne andasti, perché ritornasti e per l’assurdo modo in cui l’hai fatto!”

“Ma non per averti dato Nora Agatha.”

“No, per quello no – disse avvicinandosi al letto e schioccandomi un baciò sulle labbra – per quello ti ringrazio. Sei giunto solo?”

“No, sono venuto con sei compagni.”

“Chi sono?”

“Dutharr, un comandante…”

“Non mi interessano, né i loro nomi, né quello che fanno! A quali razze appartengono?”

“Tre uomini, un elfo scuro, un nano delle profondità e uno svirfneblin.”

“I tre uomini sono presentabili?

“Uno dei tre fischia.”

Rose mi guardò spazientita. Indecisa se adirarsi o meno, parve risolversi per accettare con filosofia quello che la vita le stava riservando.

“I due uomini normali saranno presentati a mio marito assieme a te come aspiranti precettori per Nora Agatha, gli altri verranno accompagnati al più vicino ingresso dell’Underdark, da Wabro. Non avranno nulla da temere.”

“L’altro tutore di Nora Agatha?” dissi sarcastico.

“Cosa vuoi fare, Zeke, il padre? Allora addestrala, rinforzala e poi lascia che percorra la sua strada. Ora ritorna alla stanza di Nora Agatha. Quel piccolo topo che vedi in attesa sulla porta, ti guiderà fino a lei.”

“E noi?”

“Prendi alloggio nella locanda di Jhaele. Là nessuno fa caso agli avventori che se la fanno con le cameriere.”

Mi accomiatai da Reznor, Dorvak, Knick-Knack e Weirdo quel giorno stesso. Non avevo dubbi che Wabro e il suo seguito di mindflayers avrebbero saputo proteggerli dalle insidie del sottomondo, ma chi avrebbe protetto i miei compagni dai mindflayers?

Io, Dutharr e Gruncer venimmo fatti uscire di nascosto dalla torre. Come d’accordo prendemmo alloggi separati alla locanda di Jhaele, che ritrovai con piacere, sempre forte e agguerrita come l’avevo lasciata. L’indomani venimmo presentati ai lord di Shadowdale, Mourngrym Amchatra e Lady Rowanmantle. Mi presentai come Stirge e come immaginavo il Lord non mi riconobbe. In competizione con altri due pretendenti, Dutharr e Gruncer, ottenni l’incarico di maestro d’armi della giovanissima principessa. Separatomi così anche dagli ultimi due compagni, che tornarono a Undermilk questa volta passando dal mondo di sopra.

Per quasi un anno, passai le mie giornate ad istruire la giovane nelle arti della guerra, per le quali pareva essere dotata. Tra le varie lezioni che le venivano impartite, quelle che preferiva erano le mie e quelle di Wabro, che apparentemente le insegnava come combinare l’arte della spada a misteriose pratiche arcane.

Le sere le passavo per lo più da Jhaele, bevendo, mangiando, soprattutto focaccine che pretendevo fossero le stesse che si consumavano a palazzo, e stringendo tra le braccia una bella cameriera dalla pelle di seta e dai capelli ambrati.

Capii che quel periodo di quiete e relativa serenità era giunto al termine quando, una mattina, alla locanda, vidi un’oscura figura alta e slanciata, sorseggiare un infuso di erbe freddo.

“Halfgrimur!”

“Spero ti sia riposato in questi anni, Zachary, perché dove siamo diretti tira aria di tempesta.”

Era il 3 di Ches, quando, in una sala di ricevimento di un palazzo governativo di Waterdeep, Halfgrimur mi presentò a quello che sarebbe diventato nostro compagno nell’impresa che ci accingevamo a compiere: un sembiano dai modi altezzosi, nei cui occhi brillava la follia della cieca devozione, inesauribile fonte di grattacapi, miserie e guai.

Klaus Ghoremoon

“Stirge, questo è Klaus Ghoremoon, paladino di Helm!”

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