10 Hammer, 1359 DR – Caccia al dryder

Feniar il dryder.

Feniar.

Il dryder.

 

Quel nome, quel volto arrovellavano la mente di Fafnir. Si trovava spesso a pensare a quella creatura, vigliacca aberrazione del Sottosuolo, che lo aveva sbeffeggiato e trattato da sgherro.

Fafnir aveva acquisito nuova consapevolezza grazie a Doresain: il demone era diventato il confidente del guerramago, e avevano parlato di Feniar e di vendetta.

Ed ora Fafnir era di fronte al dryder, inerme, con la sua staffa pronta a colpire.

 

Il giorno prima un gruppo di soldati cormyreani aveva accompagnato il guerramago all’avamposto degli gnomi di profondità, ove una guida aveva riportato Fafnir al lago ove il demone traghettatore imperversava con la sua blasfema zattera.

Il traghettatore aveva riconosciuto Doresain, accentando di traghettare Fafnir dall’altra parte del lago, ove Feniar era stato avvistato per l’ultima volta.

La tana del dryder era facilmente riconoscibile: un oscuro antro da cui proveniva un lontano ghigno.

“E’ tornato il mio famiglio…” Feniar aveva canzonato il guerramago, che gli aveva risposto lanciando una palla di fuoco all’ingresso, incenerendo una creatura di guardia ed una complicata trappola nascosta dal buio.

“Dryder, non ho tempo. Fatti trovare, risparmiami la caccia!” così dicendo Fafnir era entrato nella caverna.

Il dryder era uscito da un angolo. I due si erano studiati per alcuni minuti, quindi il mezzoragno aveva recitato un incantesimo, un fulmine, che Fafnir aveva assorbito.

Feniar aveva spalancato gli occhi ed era indietreggiato sulla parete.

Fafnir affronta Feniar ad Undermilk

 

“Adesso taci, chiacchierone?” Fafnir era ancora circondato dall’elettricità statica del fulmine, quando protese il suo bastone da guerramago e la forza della sua magia congiunta a quella dell’incantesimo disinnescato in precedenza colpirono un punto dove pochi secondi prima si trovava Feniar.

Fafnir si avvicinò. Guardò Feniar negli occhi e si bloccò per alcuni secondi, come se stesse meditando la mossa successiva.

“Uccidilo, ci ha mancato di rispetto!” il tono perentorio di Doresain non ammetteva repliche.

“Avanti, hai il potere ed hai la forza. Questa vendetta ti renderà migliore. Più determinato. Più vicino a me!”

 

Fafnir colpì Feniar con il bastone, e la sorpresa del dryder fu molto di più del danno inflitto.

“Sei un essere spregevole, Feniar. La tua voce mi ricorda i lamenti dei capretti sgozzati, e la tua vista mi repelle come le pustole degli appestati. Ma in un certo senso mi ricordi una parte di me. Siamo entrambi due reietti. Metà di una razza e metà di un’altra. Per questo non ti ucciderò, ma da oggi tu sarai un mio servo fedele ed una mia spia nel Sottosuolo.”

Feniar inorridì ascoltando le parole del guerramago, quindi sorrise.

“Mi risparmi la vita per condannarmi ad una vita da schiavo? Va bene! In cambio però il mio signore mi donerà qualcosa per il sostentamento?”

Bastò lo sguardo di Fafnir per far cambiare idea al dryder.

“Sarò i vostri occhi e le vostre orecchie, chiedo scusa mio signore. Cosa volete che faccia?”

“Questa è una pergamena contenente un incantesimo con cui contattarmi. Vai al campo dei ghoul e riferisci come stanno le cose. Ricorda: se non mi obbedirai, ti ridurrò come il tuo sgherro,” e Fafnir indicò il cadavere carbonizzato.

“Certo, signore… parto subito…”

 

Tornando verso la superficie Fafnir si scoprì compiaciuto per non aver ceduto agli ordini di Doresain. Ciò che non poteva sapere era che anche Doresain ne era compiaciuto…

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