10 Ukthar, 1359 DR – Il risveglio di Stirge

“Un lavoro eccellente, mastro gnomo! Ma come funziona?” chiesi più perplesso che meravigliato.

“Come funziona, ma è semplice!” rispose allegro lo gnomo iniziando una tediosa lezione di ingegneria arcana, nei confronti del quale le dinamiche femminili sono rapporti di causa-effetto di logica elementare.

Quella fogna fetida e labirintica, cimitero di morti e dimora di non morti ora aveva anche assunto l’aspetto di una discarica. Mirabili congegni erano dissimulati in mezzo a rottami e macerie, attraverso l’uso di diverse pergamene lo gnomo doveva aver aggiunto glifi e trappole magiche a trappole meccaniche, molte delle quali però non proteggevano l’entrata, ma l’accesso alle stanze che proseguivano a ovest, verso le quali Dorvak ci aveva sconsigliato. Pareva infatti che laggiù vi fosse un altro accesso al sottomondo: un pozzo mortale da cui non era possibile né scendere, né risalire.

“Quando si vuole nascondere qualcosa, l’importante è rendere molto difficile il ritrovamento della cosa sbagliata,” concluse lo gnomo, ammirando soddisfatto il proprio lavoro.

“Un’ultima cosa, capitano. C’è una cosa da cui non si separerebbe mai?”

“A parte il mio uccello?” risposi stizzito.

“Sì, con il comandante Dutharr nei paraggi, mi pare un bene troppo a rischio.”

“Questo mantello,” dissi senza pensarci.

“Speravo lo dicesse, questo luogo emana un’aura negativa che non so da dove provenga, accetterà di buon grado che quel mantello ne sia la chiave.”

Lo guardai senza capire.

“Questa pergamena è vuota, ma in questo punto svelerà una parola magica in grado di svelare l’ingresso a chiunque indossi quel mantello. La parola cambierà ogni volta.”

“E se la pergamena andasse perduta o venisse separata dal mantello?”

“Allora basterà usare l’entrata di servizio.”

“Che sarebbe?”

“E’ semplicissimo.”

E il tinkerer si mise a snocciolare nuovamente le sue nozioni di meccanica e ingegneria.

Sperai di non doverne mai usufruire.

“Portaci a casa, Bumblerose! Hai fatto messo insieme una squadra eccellente e svolto un ottimo lavoro,” mi disse Gruncer battendomi una mano sulla spalla.

Tuttavia qualcosa mi aveva guastato l’umore. Avevamo occultato e chiuso l’ingresso dalla parte di Zhentil Keep e lo stesso avevamo fatto dalla parte dell’Underdark in cui ci trovavamo. Ci aspettava un lungo viaggio nell’oscurità fino a Undermilk, ma avvertivo una nuova e irresistibile incombenza su di me.

Diedi una scrollata e spedii Gruncer a gambe all’aria con un violento colpo di scudo.

“Ehi, ma che ti prende?”

Squadrai uno per uno i miei compagni e quando fui ben sicuro che tutta la loro attenzione fosse concentrata su di me replicai.

“Bumblerose non è qui! Quando avrete voglia di umiliarvi sul fondo di un boccale o tra le cosce di una baldracca, cercate Bumblerose, ma qui non ci sono né taverne né bordelli, qui c’è un’infinita sete di sangue che brama le nostre vite. Io sono Stirge, vi farò risalire il fiume infernale fino alla bocca del demone che inghiotte questo fiele che ci ammorba. Là spezzeremo le orrende fauci e rinasceremo come giovani dei per prenderci quello che ci spetta!”

Una spettrale compagine di creature pietrificate mi circondava. Qualcosa prendeva il sopravvento su di me.

“Direzione sud-ovest. Reznor fai strada!”

Ci trovavamo nella regione dei Deserti delle Profondità (Deep Wastes). Il tetro e lugubre paesaggio dell’Underdark era aggravato dal gelido silenzio calato sulla compagnia dopo la comparsa di Stirge. Procedevamo cauti, ma sufficientemente spediti.

Reznor era sempre un’ottima guida: ci faceva evitare pericoli inutili e sceglieva intuitivamente le strade migliori, anche se erano piste che non aveva mai battuto.

Tuttavia anche io non mancavo di esperienza e mi resi conto ben presto che il suo tragitto tendeva a dirigersi più a sud che a sud-ovest.

“Devia un’altra volta dal percorso che ti ho indicato e, per recuperare abbastanza pezzi per la tua resurrezione, occorrerà una ricerca talmente vasta che anche tua madre troverebbe più gioia nel farti una lapide!”

Reznor se ne stava appeso a una mia mano, con gli scarpini che annaspavano nel vuoto, una gran voglia di piantarmi il suo coltello avvelenato nel collo e nessun coraggio per farlo.

Sapevo perfettamente perché voleva deviare. Anche se era la via più diretta per andare a Undermilk – e io non volevo affatto andare a Undermilk – quella strada ci portava molto vicino a Maerimydra, la città della Regina dei Ragni.

Un luogo accogliente per ogni drow, salvo per quelli fuori casta e con qualcosa da nascondere come Reznor, per i quali sarebbe stato molto più saggio tenersene alla larga.

Se ci fossimo imbattuti nelle truppe di Maerimydra alla lunga non avremmo avuto scampo, ma non era quello che sarebbe successo. Lo avevo appreso appena il tinkerer mi aveva messo in mano quella pergamena. Tramite un canale oscuro di cui ignoravo l’esistenza sentii chiaramente una voce che mi diceva “i drow scapperanno, ma la verità va guadagnata”.

Quando cominciammo a trovare resti di creature imbozzolate e divorate da ragni giganti, Reznor si fermò.

“Se continuiamo per noi non c’è scampo.”

“Puoi morire ora,” dissi mettendo mano all’elsa della mia spada e avanzando con passo pesante e convincente verso di lui.

Dutharr e Stirge si affrontano

“E’ già da parecchio che mi stai sulla palle Stirge, è ora di regolare i conti!” intervenne Dutharr, frapponendosi fra me e l’elfo scuro.

“Che succede, comandante, mi diventi paladino dei drow, adesso?”

Dutharr scattò in avanti, ma io fui più rapido. Lo colpii con un violento colpo alla spalla dall’alto in basso. Qualcosa cedette, probabilmente l’omero. Dutharr era a terra. Incapace di proteggersi dai miei colpi. Gli aprii una profonda ferita al braccio destro e a una gamba. Era ferito, non avrebbe continuato. Poteva bastare.

A Bumblerose, ma io ero Stirge e Stirge voleva continuare.

Quando mi riebbi, Dutharr giaceva in una pozza di sangue, vivo, perché quel vecchio guerriero era duro a morire come ogni erba cattiva, ma ci avrebbe messo del tempo a riprendersi e anche io ero ansimante. Ordinai una sosta.

“Vi siete riposati abbastanza, riprendiamo la marcia. Gruncer sostituirà Dutharr al mio fianco, mentre il comandante riprende le forze. Non sono tranquille le acque che abbiamo davanti, ma la tempesta che portiamo noi è di forza maggiore. L’ordine è disimpegnarsi ogni volta che incontriamo il nemico. Gli elfi scuri di Maerimydra faranno lo stesso per saggiare le nostre forze e indebolirci se potranno. Tuttavia non ci metteranno molto a capire che un assalto deciso ci spazzerebbe via, così procederemo il più velocemente possibile verso ovest. Non ci inseguiranno.”

Reznor aveva avuto la sua razione e taceva, Dorvak non voleva impicciarsi, sperando di uscirne vivo e non dover più avere a che fare con noi, Weirdo non si sapeva mai cosa pensasse, Dutharr si stava riprendendo e per ora non rappresentava né una minaccia né un valido aiuto, Knick-Knack era solo compiaciuto della sua opera, così rimaneva Gruncer.

“Aiutaci a capire, Stirge, perché non dovrebbero seguirci? I drow non sono tipi da lasciare le cose a metà.”

“Vuoi davvero discutere con me, Gruncer?”

“Non puoi massacrare tutti i tuoi compagni e sperare di cavartela.”

“Guardati alle spalle, mastro istruttore! Mi seguiranno senza obiettare. Se vuoi, puoi rimanere qui e sperare di cavartela.”

Gruncer scosse la testa e poi, suo malgrado, l’abbassò.

“Fai strada, Reznor! Tutto a ovest!”

All’inizio sulla nostra strada trovammo solo alcuni ragni giganti, poi il nostro cammino cominciava a venire deviato da spessi strati di ragnatele che ci conducevano in un pericoloso percorso obbligato. Sempre più spesso ombre minacciose apparivano e poi scomparivano dietro le rocce. In seguito cominciarono le scaramucce, diventammo bersaglio di attacchi di balestra, spesso quando eravamo impegnati a sbarazzarci di nugoli di ragni che sbucavano da chissà dove. Il terreno ci era sempre sfavorevole e perdevamo visibilmente forze.

D’un tratto quell’agonia di assalti continui ebbe una tregua. Seppi che i drow di Maerimydra avevano finito di organizzarsi e avevano preso la decisione di schiacciarci.

Fermai Reznor, che, ferito e terrorizzato cercava invano una via diversa da quella che i suoi consimili avevano preparato per noi. Feci un cenno a Weirdo che distribuì una piccola vescica piena di liquido ciascuno. Buttammo giù.

“Brucia tutto!”

Fruste di fuoco schioccarono dalle dita del mago incendiando l’aria. Le pareti coperte di ragnatele prendevano fuoco istantaneamente trasformando quegli oscuri corridoi in circoli ardenti che emanavano la luce e il calore di mille soli.

Eppure noi ne eravamo solo parzialmente interessati: le fiamme non attecchivano ai nostri abiti, il calore non ci bruciava. Le ragnatele scomparivano rivelando nuovi passaggi.

“Correte!” gridai con tutto il fiato e l’autorità che avevo in gola.

Ci lanciammo a perdifiato in quelle bolge infernali. Oltre le fiamme, come fantasmi eterei mi pareva di vedere i drow impossibilitati ad avvicinarsi per il calore e la luce eccessiva.

Superammo Maerimydra. Il cuore mi scoppiava in gola, Gruncer aveva già provveduto a raccogliere Knick-Knack. Dorvak, ripescando qualche sprazzo di altruismo da qualche recondito passato, aiutava Dutharr. I due però, erano rimasti indietro e le fiamme, ormai alle nostre spalle, si stavano estinguendo.

Prima ne percepii la presenza. L’aria stessa si caricò d’odio, un odio che non conosce rabbia o passione, un odio che non può esaurirsi, fermo ed eterno come la pietra che ci circondava.

Poi la vidi stagliarsi a cavallo di un enorme ragno, davanti al suo esercito: la Regina dei Ragni. Il suo intento di annientarci era assoluto.

Eppure non si muoveva, dando modo al comandante e al duergar di raggiungerci.

Senza spostare lo sguardo da lei, esortai i miei compagni a indietreggiare. Lo sapevo: non ci avrebbero seguito. Ma la verità va guadagnata.

Prima che la sorte ci abbandonasse, riprendemmo la nostra strada.

Sempre a ovest! Ignoravo dove stessi andando e cosa mi stesse così fatalmente attirando.

Passarono i giorni. Nessuno osò farmi domande. La sicurezza che mi aveva guidato ad affrontare quei luoghi ignoti, aveva cancellato ogni possibile obiezione alla mia autorità.

Nemmeno Dutharr, che recuperava pian piano le forze, osava sostenere il mio sguardo.

Prima cominciarono i rumori. Pareva provenissero da oltre i muri delle caverne. Si avvicinavano e si allontanavano. provenivano da tutte le direzioni, di fianco, sopra e sotto.

La nostra tensione era al massimo, la sensazione di morte incombente sovrastante. Scattavamo per un nonnulla e non osavamo emettere il minimo suono.

Stavamo sostando per riprendere fiato dalla lunga ed estenuante marcia quando rumori si fecero improvvisamente più intensi. La pietra parve scoppiare da tutte le direzioni: esseri abominevoli mostrarono le loro pesanti chele e i loro corpi chitinosi e tutto divenne sfumato e confuso.

Weirdo emise un lungo fischio, come se stesse per contrattaccare, ma poi si fermò guardandosi attorno smarrito.

“Ne ho mangiati, cucinati in ogni modo di quelli come te,” ringhiò Dutharr scagliandosi contro uno dei mostri e mulinando la spada.

Dietro di me sentii come un ruggito, mi voltai di scatto appena in tempo per vedere Dorvak avventarsi contro di me. Alla fine ci tradiva quel maledetto!

La sua mazza si schiantò sul mio scudo con una violenza inaudita.

E adesso dove andava il tinkerer? Pareva proseguire da solo, era impazzito?

Reznor tirava all’impazzata con la balestra e Gruncer si era affiancato a Dutharr, muovendosi con agilità tra quelle specie di granchi sotterranei.

Cosa stava succedendo?

Un dolore acuto mi distrasse dal cercare una risposta a quella stupida domanda. Una di quelle cose mi aveva afferrato a una coscia e aveva cominciato a stringere.

Dorvak per conto suo sembrava essersi sfogato, ma non si muoveva nonostante un altro di quegli esseri lo avesse morso a una spalla.

Affondai la spada nel petto di quello che mi aveva preso, poi mentre emetteva un orribile verso acuto, lo afferrai da dietro, perché c’era qualcosa negli occhi di quelle creature che minava la mia lucidità e poi lo colpii di nuovo.

Ma non avevamo alcuna possibilità di successo, Dutharr infilò la spada in un fianco di Gruncer, che cadde a terra e altre creature ne approfittarono per andargli addosso, mordendolo e strappandogli lembi di carne con le chele.

Reznor era inorridito e aveva smesso di sparare, non vedevo Knick-Knack.

D’improvviso la terra sotto di noi si animò, ne emerse una creatura antropoide che si mise ad attaccare i nostri nemici. Vedevo Weirdo che ne guidava le mosse, si era ripreso.

Poi l’orrore si manifestò in tutta la sua crudezza, dai tunnel scavati dalle creature che ci stavano falciando, emersero quelli che realizzai subito essere i loro padroni.

Alti e filiformi esseri umanoidi, dalla pelle bluastra, la cui testa terminava con dei tentacoli.

Ne avevo sentito parlare, avevo sperato di non doverne mai incontrare. Mindflayers! In quelle condizioni, erano solo una delle possibili incarnazioni di una morte da cui non era possibile fare ritorno.

Tuttavia gli esseri scavatori si fermarono, i mindflayers si disposero lungo le pareti della caverna e dalle ombre comparve Knick-Knack.

Il signore dei mindflayer

“Non è me che dovete guardare – balbettò – ammirate Lui!”

Dietro allo gnomo, avanzò fluttuando nell’aria un altro mindflayer. La potente aura di soggezione che emanava e gli abiti riccamente decorati ne rivelavano la classe sociale elevata. Senza dire una parola, senza emettere il minimo suono, il signore dei mindflayer alzò il dito adunco e indicò un punto alle nostre spalle nel corridoio che stavano percorrendo.

Feriti e acciaccati ci alzammo, aiutandoci l’un l’altro e guardammo nella direzione indicata.

La consueta oscurità dell’Underdark mi impediva di scorgere alcunché.

“C’è una luce laggiù,” disse Reznor

“Parrebbe proprio, capitano,” aggiunse Dorvak

“Se me lo aveste detto prima,” si lamentò Knick-Knack

E Weirdo sottolineò il tutto con un fischio.

Ci muovemmo, cercando di capire dai cenni dei mindflayers se stavamo facendo ciò che si aspettavano da noi. Ma da quelle facce a polipo non giunse nessun aiuto.

Mano a mano che procedevamo, cominciavo anche io a scorgere qualcosa e anche a sentire qualcosa. L’eco di quelle caverne amplificava e distorceva tutto, ma se non fosse stato completamente folle, avrei giurato si trattasse di una canzoncina cantata da una bambina.

Reznor, Knick-Knack e Dorvak furono i primi a fermarsi. Capii che avevano identificato la natura di quella luce e di quel suono. Io, Dutharr e Gruncer procedemmo. Eravamo esausti, zoppicanti e coperti di sangue, ma le fatiche compiute, il sistema nervoso scosso e l’assurdità di quella situazione esigevano una risposta.

Il tunnel di quell’oscura desolazione che è il sottomondo, terminava in un muro edificato sul quale si apriva un grande portale. I fregi delle colonne e dell’arco emanavano un bagliore.

Al di là dell’arco, sul pavimento di quello che sembrava il sotterraneo di qualche costruzione, se ne stava seduta una bambina, con in braccio una bambola, che, con aria tranquilla e rilassata mi fissava.

“Ciao, padre!”

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