2 Flamerule, 1358 DR – Il patto

Credevo che tornare a casa di mio padre mi avrebbe portato una maggiore tranquillità dopo il terribile periodo della guerra del Sottosuolo, ma così non fu.

La corte dei Truesilver mi accolse come l’eroe che avevo dimostrato di essere, dopo anni di scetticismo verso il figlio bastardo, per giunta mezzelfo, del capofamiglia. Ma ora che sarei passato alla storia come uno dei più grandi eroi del casato e del Cormyr, tutti alla corte dei Truesilver avevano sguardi di ammirazione invece di quei taglienti occhi che trasudavano disgusto e pietà per un impuro.

Finalmente ero l’orgoglio che mio padre desiderava da sempre: divenni un trofeo da esibire e da portare in parata o in battaglia. Durante la caccia a un gruppo di pirati, bastò che si spargesse la voce della mia presenza su una delle navi dei Truesilver perché i criminali si arrendessero, consegnandosi alla guardia di loro spontanea volontà.

Se le giornate erano un continuo contrasto tra la mia ambiziosa parte umana, grata per tutte quelle attenzioni, e la mia parte elfica, più distaccata, le notti non erano da meno.

Ero tormentato da incubi ricorrenti. Demoni dell’Abisso che asserivano di conoscermi mettevano sale su ferite ancora aperte. Sapevano del senso di abbandono che avevo provato per tanto tempo. La forma di demoni era sempre diversa: a volte sembravano granchi, a volte esseri a metà tra i troll e i vermi purpurei, altre volte avevano il volto di Dirnal, uno dei pochi punti fermi della mia avventura sotterranea. Erano incubi terribilmente realistici, che si svolgevano sempre durante l’assedio alla fortezza dei ghoul. Spesso mi capitava di rivivere la battaglia finale. Dal Piano Etereo dove ero stato confinato durante il confronto, potevo vedere i miei compagni che si facevano a pezzi tra di loro con in sottofondo le risate di Feniar, il dryder traditore.

Giustificavo quelle netti accampando la stanchezza come scusa. Ma riposare non mi aiutava affatto. Decisi allora di fare ciò che sapevo fare meglio, quindi tornai in battaglia, la migliore medicina per quelli come me. Portai con me per la prima volta il vessillo della Lega del Drago Bianco. Non so se il capitano Bumblerose avrebbe apprezzato che la sua bandiera sventolasse per i Truesilver, ma per me era un modo di celebrare un eroe del suo calibro.

Partecipai a una spedizione per stanare una tribù di hobgoblin vicino a Wheloon. Li assediammo per alcune settimane. Il ritorno alla guerra sembrava migliorasse il mio umore, gli incubi erano spariti. Almeno fino ad una notte di luna piena, la prima di Mirtul. Sognai nuovamente i miei compagni, questa volta brandivano una lunga spada demoniaca: il capitano Bumblerose mi colpì con essa, aprendomi una ferita sul fianco sinistro da cui sgorgava sangue nero come la notte. In sottofondo potevo ancora udire le risate di Feniar, il rinnegato.

Quando fui sveglio istintivamente controllai il fianco: una piccola piaga aveva cominciato a prendere forma, non più di un arrossamento a prima vista, ma sapevo che c’entrava qualcosa col mio stato onirico. Il panico si impadronì di me e subito pensai a contattare Dirnal. Ma non avevo idea di dove avrei potuto trovarlo, e anche Imong, forse l’avventuriero con più risorse tra quelli da me incontrati, era troppo lontano per essere raggiunto in tempi brevi.

Intuivo come il mio malessere fosse collegato al tomo che avevo letto durante l’assedio alla fortezza dei ghoul. Certe cose le senti dentro come quando stai per commettere un’azione terribile o per ottenere la tua più grande vittoria.

Decisi di provare un esorcismo. Investii parte del mio patrimonio personale nella ricerca di un libro considerato maledetto, appartenuto in epoche passate ad un vampiro. Per ottenere quelle scritture oscene mi avvalsi del mercato nero, uno zhentarim delle Valli me lo procurò in cambio di un futuro favore. So bene che allearsi con alcuni loschi figuri è una maledizione, ma ero disperato a tal punto. Disegnai un pentacolo utilizzando il sangue di un nemico ucciso in battaglia e cominciai il rituale che mi mostrò, attraverso una fiamma cerulea, il volto di chi mi stava tormentando: Doresain! Era la prima notte di Flamerule, quando, dopo 4 mesi, il mio aguzzino aveva un volto e un nome.

Doresain aka Aencar il Re Ammantato

Il giorno successivo scesi in battaglia animato da furia omicida e scaricai tutta la mia potenza di fuoco sugli inermi hobgoblin e sulle loro bandiere bianche di resa. Non riuscii a fermarmi fin quando l’ultimo di quei bastardi non fu morto, il terreno coperto di cadaveri fumanti semi carbonizzati.

Quella notte gli incubi tornarono a tormentarmi facendomi rivivere l’esorcismo della sera prima. Sentivo la ferita allargarsi e sanguinare, e soprattutto il volto putrefatto di Doresain uscire da quella fiamma blasfema che pareva contenerlo, per divorarmi.

Mi svegliai di colpo afferrando la mia bacchetta. L’aria era pesante come nelle caverne ove avevamo assediato i ghoul. Doresain era davanti a me, opalescente emanava una forte energia malvagia che sembrava contaminarmi.

Mi guardò negli occhi, lo sguardo fiero e malvagio, quindi aprì la bocca ed una voce profonda come l’abisso e dolorosa come i tendini che si lacerano ne uscì:

Da mesi gioco con la tua volontà, ma ho compreso che non è questo che ci porterà a trovare un terreno comune. Guerramago, tu e tuoi amici siete stati un bubbone cresciuto nel mio giaciglio che è esploso lasciando distruzione con la stessa forza di un’epidemia, e per questo vi ammiro.”

A poco mi serve l’ammirazione di un essere blasfemo come te. Per quale motivo sei venuto qui? Dimmelo o ti ricaccerò nella latrina da cui provieni! Sai che ho il potere per farlo!” La rabbia parlò per me.

Questa volta non sono qui per proporti la guerra, ma per capire se può esserci un intento comune ad unirci. So che vuoi la testa del dryder. So che vuoi diventare l’eroe che tuo padre sogna. So che ambisci il potere necessario a rendere il casato dei Truesilver il secondo, o meglio ancora… il primo casato del Cormyr. Condivido la tua ambizione e l’ammiro. Posso aiutarti…”

E cosa vorresti in cambio, tizzone d’inferno? Non ti basta la distruzione che già hai portato?”

Bè, vorrei servire un padrone molto più potente di me. Vorrei aiutare Fafnir Truesilver a raggiungere le sue piene potenzialità. Vorrei renderti il più grande guerramago mai esistito. Un mago molto più potente di Vangedahast Aeiulvana! Se accetti, mi legherò a te.”

Guardai quell’essere spregevole negli occhi fin quando non abbassò lo sguardo, in segno di resa. Quanto mi proponeva era allettante. E, soprattutto, sarebbe stata la migliore forma di controllo che si potesse esercitare su un demone come Doresain.

O almeno è questo che volli credere.

Va bene, Doresain. Mi legherò a te. Comanderò io, e tu mi obbedirai. Altrimenti, sai cosa sono capace di fare.”

Va bene, mio signore…” E il patto fu sigillato.

Non mi accorsi subito del sarcasmo che ammantava quelle parole… mio signore.

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