18 Tarsakh, 1359 DR – Bernie & Bartleby

Racconti di Halfgrimur della Corte Elfica: 19 Ches 1359 – 18 Tarsakh 1359

Mentre quasi tutti gli abitanti di Yhaunn stavano terminando i preparativi della grande festa in onore del Solstizio di Primavera, Olìvhor, sempre fedele alle sue regole, recitava le preghiere mattutine, nonostante l’Alta Pretessa di Tymora avesse dato al clero un giorno di libertà.

Tuttavia, ripetuti colpi alla porta della sua cella lo interruppero dal suo officio. Seccato da quell’imprevisto, si alzò e chiese chi osasse disturbarlo. Una missiva scritta in elfico lo informava che una questione della massima urgenza, la quale non poteva essere più procrastinata, aveva obbligato Halfgrimur a recarsi a Saerloon. L’illustre rappresentante di Cormanthor avrebbe dovuto ritirare – questo non c’era scritto – una cospicua somma di monete d’oro, promessa nel 1357 dal barone Rodorigo Enano Casta di Waterdeep come ricompensa del ritrovamento di un leggendario artefatto. La lettera non specificava per quanto tempo Halfgrimur si sarebbe dovuto trattenere presso Saerloon, ma il buon Olìvhor, confidando nel desiderio di autocelebrazione dell’elfo, riconsegnò la lettera al portatore e con calma celestiale ritornò ai suoi doveri come se nulla fosse.

Il 22 Ches, prima che il Sole tramontasse, Halfgrimur giunse a Saerloon.

Mentre l’architettura di Yhaunn si distingueva per il tipico marmo color latte, Saerloon poteva vantare un singolare primato nella decorazione dei suoi edifici: l’onnipresenza delle inquietanti garguglie. Queste statue non solo erano poste su tutti i cornicioni con funzione di doccioni, ovvero con lo scopo di far defluire l’acqua piovana a terra, ma anche come tema ornamentale ricorrente.

Tale iconografia faceva riaffiorare in Halfgrimur il ricordo delle mirabili cupole gotiche di Myth Drannor.

Ad attenderlo alla porta settentrionale il gruppo di benvenuto locale formato dalle guardie cittadine, qui chiamate con il nome di “Elmi”. Due alternative gli si posero subito innanzi.

Entrare nella città come elfo e giocare subito la partita a carte scoperte o cambiare sembianze magicamente, apparendo come un mercante umano, con la possibilità, tuttavia, di essere perquisito all’entrata e, se fosse stato scoperto il trucco, compromettere la sua posizione ancor prima di iniziare la partita.

Ovviamente optò per la seconda modalità.

Per sua fortuna le guardie lo credettero sulla parola e non ci fu bisogno così di una ulteriore ispezione. L’aria di primavera donava a tutti quel pizzico di superficialità e leggerezza, tali da permettere ad un impostore di aggirare la legge quel tanto che basta. Baciò la moneta a due facce ed entrò.

Il Signor Goodwhisper

La città di Saerloon, che doppiava in numero gli abitanti di Yhaunn, doveva il suo nome al mastro mercante Saer, il cui instancabile operato ne aveva fatto uno dei porti commerciali più ricchi della Sembia. Come tutte le altre città sembiane era retta da un Consiglio di Mercanti che eleggevano il loro rappresentante: Lady Merelith, il capo delle 7000 guardie cittadine, ne era l’attuale governatore.

A Saerloon due potenti Chiese, quelle di Azuth e Mystra, fornivano, attraverso incantesimi di protezione, il loro contributo alla difesa della città. L’amministrazione, dal canto suo, contraccambiava il favore non facendo mai mancare cospicui finanziamenti. Grazie a questa politica il governo di Saerloon aveva attratto a sé numerosi maghi i quali avevano scelto di prendervi residenza stabile.

Ovviamente le ricchezze di Saerloon facevano gola a molti…

Covo di attività illecite e intrighi, alcune delle quali supportate da mercanti locali che facevano il doppio gioco, essendo insofferenti alle strette maglie della burocrazia cittadina, Saerloon era diventata terreno fertile per la crescita di organizzazioni segrete quali il Culto del Drago, i Coltelli della Notte che gestivano gran parte del contrabbando, gli Zhentarim e addirittura i Maghi Rossi. Non c’era quindi da meravigliarsi che il tipico saerlooniano fosse paranoico riguardo ai propri affari e possedimenti.

Halfgrimur fu indirizzato alla locanda della “Vipera Nera”, dove mangiò una buona zuppa di pesce e passò la notte. Uno dei poteri che Tymora gli aveva concesso era quello di mutare il proprio aspetto più volte al giorno, anche se per un tempo assai limitato. Ragion per cui doveva evitare gli incontri non necessari e di indugiare in lunghe conversazioni con la stessa persona.

La somma che gli spettava era considerevole: 10.000 monete d’oro!

Si pose subito il problema di come avrebbe trasportato a Yhaunn tutto quel carico senza destare nell’occhio. Gli tornò alla mente una delle ultime missioni dei Cercatori nelle lande ghiacciate del profondo Nord: l’immagine del vecchio Imong che tentava di far entrare una statua di alabastro nella sua sacca magica, la quale aveva la proprietà di adattarsi al contenuto senza alterare il proprio peso. Doveva procurarsi un gingillo simile!

La seconda questione, ancora più decisiva della prima, era: a chi doveva rivolgersi?

Halfgrimur osservò la lettera di credito, ancora sigillata. Il nobile aveva detto che il denaro era stato depositato presso il più affidabile istituto bancario di tutta Saerloon. Aveva chiesto all’oste, prima di coricarsi, l’ubicazione di tale edificio:

“Sig. Goodwhisper – aveva risposto l’oste, rivelando una dentatura piuttosto malconcia – mi meraviglio della sua domanda, considerando l’esperienza maturata nei suoi viaggi d’affari. Tutti sanno come raggiungere “il Filatoio”. Noi lo chiamiamo così qui a Saer”. E gli fornì le indicazioni per raggiungere l’edificio.

Halfgrimur, lisciandosi la barba brizzolata, rispose: “Ha ragione buon uomo, ormai troppe primavere sono transitate su questo viso e, ahimè, inizio a sentire la nostalgia della Costa della Spada, casa mia. Chi pratica questo mestiere dovrebbe mettere da parte simili romanticherie. Le uniche distrazioni che ci si possono concedere sono un buon boccale di cervogia e un bel paio di tette… Si vede che sto diventando vecchio!” concluse con una fragorosa risata.

Il proprietario della Vipera Nera, che nel frattempo si era rimesso a pulire il bancone, sorrise sguaiatamente: “Non si è mai troppo vecchi per certe attività, sig. Goodwhisper!”

“Il Filatoio” si trovava in una posizione strategica rispetto alla piazza centrale: non più distante in linea d’aria di 200 metri, ma sufficientemente lontano dal trambusto provocato dal continuo andirivieni dei carri, che trasportavano le merci in direzione del porto e dal teatrale vociare dei venditori ambulanti.

Si trattava di un elegante edificio di due piani dal quale sporgevano otto garguglie che, come cani da guardia, controllavano silenziose il passaggio sottostante. Si accedeva attraverso un giardino molto curato, popolato da numerose piante esotiche, le cui specie erano totalmente sconosciute all’elfo. Un luogo piuttosto insolito, quasi come provenisse da un altro piano di esistenza. Al piano terra qualcuno stava suonando il liuto. La melodia attirò dentro Halfgrimur.

La sala era ampia e alta. L’entrata, posta a sud, era collocata sotto ad un arco a sesto acuto. Nove tavoli disposti in tre file da tre occupavano tutta la stanza, da nord a sud. A ovest un bancone di marmo bianco (Halfgrimur ne riconobbe la provenienza) faceva angolo con la parete nella quale l’arco a sesto acuto era stato ricavato. Sempre sulla parete ovest una scala saliva al piano superiore e terminava in una porta di legno, sulla quale era stato scolpito al centro l’indice di una mano che puntava verso l’alto.

“Buongiorno messer elfo, credo che lei sia il primo a mettere piede qui dai tempi in cui mio nonno, Bobbin Truecopper, fondò questa civilissima istituzione. Mmm… forse no,” si corresse.

“Se consideriamo anche i mezz’elfi rappresentanti non ufficiali della vostra genia, allora non è esatto quello che ho detto. Sotto la direzione di mio padre, Bastian Truecopper, infatti uno di loro mise piede qui. Ma non dilunghiamoci troppo… gradisce una tazza di tè signor…? Ah, io sono Bernie Truecopper.”

Bernie Truecopper del Filatoio

Dopo aver terminato la sua presentazione, l’halfling appoggiò delicatamente il liuto sul marmo.

La sorpresa di Halfgrimur nel realizzare che il suo travestimento magico era andato in fumo, non appena aveva messo piede all’interno della banca, lo fece reagire come un cacciatore che è stato scoperto dalla sua preda. Sfoderò contemporaneamente le due spade.

L’halfling, sgranando gli occhi, alzò di scatto le mani sopra la testa. Resosi conto del suo gesto, Halfgrimur rinfoderò le lame e, porgendo le sue scuse, disse: “Immagino, sig. Truecopper, che sappiate quanto noi Tel-Quessir siamo malvisti e considerati ospiti sgraditi qui a Sembia. E’ stata una reazione naturale e me ne dispiaccio. Accetto volentieri la tazza di tè!”

Da dietro al bancone di marmo Bernie rispose: “Non si preoccupi messer elfo, comprendo perfettamente le sue ragioni. Ma temo che mio fratello Bartleby possa non essere dello stesso avviso. Faccia parlare prima me. Lei è il sig…?”

Bartleby Truecopper

“Halfgrimur della Corte Elfica,” rispose rassegnato l’elfo. “Mi trovo qui per ritirare una certa somma depositata a mio nome dal barone Rodorigo Enano Casta nell’anno 1357”.

“Si metta pure comodo. Le porto il tè al bergamotto. E’ squisito”.

L’halfling sparì dalla vista di Halfgrimur e riapparve, dopo pochi minuti, con una tazza fumante di tè dal profumo inebriante. La sala era vuota. L’elfo era il primo e unico cliente della mattinata.

Bernie quindi raggiunse le scale e attese. “Puoi salire, Bernie”. Una voce fredda e austera lo chiamò attraverso la porta.

Ne seguì un lunghissimo dibattito giuridico-filosofico tra i due fratelli Truecopper.

L’elfo, secondo Bartleby, aveva violato la trasparenza richiesta a tutti i clienti del “Filatoio”, tentando di accedervi attraverso l’utilizzo di una falsa identità magica (A proposito, lo strano nome di questo strano luogo è un omaggio alla nonna Breena Truecopper, che aveva la fama di essere stata una delle più abili filatrici di tutta la Sembia). Ma torniamo a noi.

Tecnicamente, controbatteva Bernie, e anche dal punto di vista ontologico, l’elfo e la sua controfigura magica erano la stessa persona. Non vi erano precedenti simili nei loro archivi, così i due halfling, essendo la giurisprudenza materia interpretativa, faticarono a trovare una soluzione. A compromettere ulteriormente la posizione di Halfgrimur sicuramente non giocavano a favore le sue orecchie a punta.

Fu deliberato il responso all’ora di pranzo.

Bernie uscì dalla porta di legno, percorse le scale e raggiunse Halfgrimur, che lo attendeva perso nei suoi ricordi. “Purtroppo,” si scusò l’halfling sconsolato, “Bartleby ha sempre l’ultima parola nelle questioni di diritto. Sig. Halfgrimur della Corte Elfica, a causa del suo comportamento non irreprensibile (mio fratello ha usato altre parole…), la informo che avrà una seconda e DEFINITIVA udienza presso la nostra sede esattamente il 14 di Tarsakh. Se non si presenterà il tal giorno, nel quale le sarà comunicato l’esito del dibattimento, la Banca si riterrà COMUNQUE sollevata dall’erogarle la somma di 14.000 monete d’oro (nel frattempo ha maturato gli interessi, ne sia felice). Ah dimenticavo, la somma sarà decurtata del costo del tè. Quindi l’ammonterà sarà pari a 13.998 monete d’oro. Le auguro una buona giornata.”

Prima che Halfgrimur potesse replicare, Bernie lo interruppe: “E’ il miglior accordo nel quale lei possa sperare, messer elfo”.

Halfgrimur si alzò di scatto prendendo alla sprovvista Bernie, che si stampò in viso un collaudato sorriso di circostanza: “Mi sono guadagnato quella ricompensa, sig. Truecopper. Non potete nemmeno lontanamente immaginare l’orrore che abbiamo dovuto affrontare…” e fece cadere deliberatamente il discorso.

Dopo essersi sistemato i capelli, Halfgrimur proseguì calmo: “Sono sicuro che lei e il suo stimato fratello, saprete trovare una linea comune. Soprattutto,” e fece una pausa, “ve lo auguro. I miei ossequi”.

Così dicendo lasciò la stanza camminando a lunghi e rapidi passi.

Nei giorni seguenti Alan Goodwhisper da Waterdeep trascorse il suo tempo andando in cerca della sacca magica. A Saerloon non mancavano i negozi di oggetti esotici e cianfrusaglie varie, tra le quali era possibile, se si era fortunati, trovare preziosi artefatti. La maggior parte di essi era ubicata presso il Mercato del Delfino, un’area vastissima, dove veniva scambiato e comprato di tutto: fruttivendoli, falegnami, fabbri, orafi, commercianti di tessuti, sellai, pescivendoli ad ogni metro, venditori di pipe, saltimbanchi, giocatori d’azzardo, fattucchieri che leggevano la mano, ecc.

Finalmente, dopo ripetuti giri andati a vuoto, il sig. Goodwhisper trovò quello che cercava.

Dopo aver passato al setaccio il mercato senza alcun risultato, fu informato da un giovane marinaio, avventore della Vipera Nera, che nei dintorni del porto si trovava una minuscola bottega che vantava un discreto assortimento di oggetti alquanto inusuali. La sacca magica era tra questi.

Goodwin fu costretto dal proprietario, un ometto pelato dagli occhi viscidi e astuti che non finiva mai di sfregarsi le mani mentre illustrava tutto il suo campionario, a sborsare una cifra decisamente alta per acquistarla. La trattativa si protrasse per tutta la mattinata del di 13 di Tarsakh, esattamente un giorno prima dell’udienza. Sulla sacca erano state ricamate quattro lettere: “DTHR”.

Venne quindi il giorno tanto atteso.

Dopo aver salutato il locandiere della Vipera Nera e avergli elargito una generosa mancia per i consigli ricevuti, Halfgrimur si recò dagli halfling sicuro di ricevere quello che gli spettava come stabilito dalla missiva.

Bartleby, vestito in pompa magna, lesse la “sentenza”. Bernie accompagnava con il liuto i passaggi più delicati del discorso giuridico. Dopo tre ore e mezza di preamboli e constatazioni preliminari, gli fu consegnato il denaro che finì dritto dritto nella sacca appena acquistata.

Non appena uscito dal giardino Halfgrimur cambiò le sue forme in quelle del sig. Goodwhisper.

Ma dopo qualche passo dovette fermarsi non riuscendo più a trattenere le risate.

Chi avrebbe mai creduto che una guida esperta di Myth Drannor, nota ai più come Città della Musica, potesse essere così facilmente ingannato dalla melodia di un liuto?

Esattamente un mese dopo Halfgrimur rientrò a Yhaunn.

Tutti in città non facevano altro che parlare del processo e del rogo. Era stata bruciata viva una strega che si diceva, durante le notti di luna piena, poteva trasformarsi in lupo.

Il suo nome era Feena di Bosco Arco.

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