19 Eleint, 1492 DR – Ospiti non invitati, Parte 1

Il Portale Sbabigliante era mediamente affollato, come ogni sera. D’altronde questo luogo era ricco di occasioni di accrescimento della mia cultura sulle abitudini ed usanze dell’occidente, e non ringrazierò mai abbastanza il mio nuovo amico Rastor per avermelo fatto conoscere.

Ho conosciuto questo studioso e la sua pedante sorella Hazel presso la cattedrale della conoscenza dell’ovest, la Biblioteca di Candlekeep, il luogo che ho raggiunto dopo mesi di viaggio verso ovest dal mio remoto eremo nel Kara-Tur. Assieme abbiamo poi viaggiato verso nord, lunga la Costa della Spada, fino a giungere alla frizzante città di Waterdeep, ove risiedo tuttora.

Qui i miei compagni di viaggio hanno deciso di ampliare le fila del loro gruppo, forse per perseguire scopi che ancora non mi sono stati svelati, ma che attizzano la mia brama di conoscenza e inusitata curiosità. Nuovi alleati si sono quindi uniti a noi; Freywar, il possente uomo del nord, che pare più spaesato di me in queste terre di perdizione e di ricchezze impensabili, e Frederick, il simpatico cantore dalle mille storie.

La serata in taverna stava scorrendo normalmente; come ogni sera Tre Corde – il bardo che Frederick anelava scalzare dalla sua condizione di Cantore Residente della taverna – stava deliziando gli ospiti con le sue strofe, accompagnandosi con il suo liuto.

D’un tratto, dall’altro capo della sala sentii un appellativo molto pesante essere rivolto ad una alta e gentile signora dall’aspetto porcino che avevo in precedenza visto conversare con il mio erudito compagno. “Rastor, non è forse la tua amica Yagra, laggiù?” – dissi indicando la zona fonte delle grida, che nel frattempo avevano causato l’aggregarsi di un capannello di avventori curiosi attorno alla mezz’orca ed ai suoi offensivi oppositori.

Abbandonando la sua birra sul tavolo, in pochi passi, Rastor fu nelle vicinanze del capannello di curiosi, che nel frattempo si erano così addensati tal da impedire la visione di ciò che stava accedendo oltre. Il tentativo di farsi largo tra la folla di Rastor ebbe solo l’effetto di fare spostare di un passo uno degli avventori, ma era oramai chiaro che qualcosa di grave stava accadendo oltre la mia vista. Rumori di colluttazione arrivavano più che mai forti, anche se in parte soffocati dalle grida di incitazione del capannello di avventori. Seguendo l’esempio del mio compagno fui presto al suo fianco, e sfruttando il varco aperto tra la folla dal suo approccio, mi addentrai oltre, finendo per notare Yagra seduta sulla schiena di un torvo figuro, intenta a pestarlo di pugni sulla testa, mentre altri quattro compari del malcapitato la tempestavano di colpi in ogni parte del corpo, nel tentativo di fargli lasciare la presa dalla sua malcapitata vittima.
“Non osate infierire ulteriormente su questa persona, o dovrete vedervela con la mia conoscenza delle arti di combattimento del lontano oriente” – dissi, infilando il mio bastone sotto il mento di uno di coloro che stava pestando Yagra.
Il mio tentativo di prende le difese della donna ebbe il successo sperato, procurandomi un destro al mento che non riuscii ad evitare per tempo. Rastor, ripresosi dalla momentanea impossibilità a rendersi utile, ingaggiò parimenti un’altro dei loschi compari, mentre io, con abile torsione del mio bastone, mettevo a terra il responsabile del mio improvviso mal di denti.
“Lasciate questa donna e non vi sarà fatto alcun male” – intimò imperioso Rastor mentre ne colpiva un terzo – “non credo che nessuno di voi voglia avere a che fare con le forze dell’ordine della città!”. O forse lo dissi io, non ricordo bene, perchè nel frattempo, un altro grido, proveniente questa volta da Duncan, il proprietaro del locale, distrasse la folla dal tafferuglio in cui eravamo coinvolti.

TROLL…!” – la voce del barista riuscì a sovrastare le urla di incitamento alla lotta di coloro che mi attorniavano. Non che io non avessi meglio da fare, al momento, ma quel nome l’avevo già sentito, e ancor più studiato, durante il mio percorso di apprendimento al monastero. Come faceva un gigante ad essere entrato in città senza che le onnipresenti guardie cittadine se ne fossero accorte; e sopratutto, cosa mai poteva stare cercando in una taverna?

Successivamente i fatti mi fuono rivelati con maggiore chiarezza. Mentre Frederick si era unito al gruppo dei curiosi ed ispirava con il suo canto il mio combattimento, Hazel si era tenuta in disparte, mentre Freywar non aveva nemmeno lontanamente considerato l’idea di abbandonare il suo amato boccale di birra. Soltanto la fuoriuscita di un gigante puzzolente dal pozzo al centro della taverna, assieme a delle specie di pipistrelli dal becco acuminato che ne ricoprivano interamente il corpo ed alcuni altri che gli svolazzavano attorno, riuscirono a smuovere il suo animo guerriero e metterlo in azione. Alzatosi dal tavolo ed ingaggiata una delle creature alate, ebbe poca difficoltà a farne schizzare brandelli sanguinolenti in ogni dove nel locale, colpendola con la sua enorme ascia bipenne. Fu questo il momento in cui sentii per la prima volta Frederick pronunciare delle arcane formule, atte ad allontanare il gigante dalla folla prima che potesse avventarsi su un malcapitato ignaro avventore. Il Troll, emettendo un grido gorgogliante, prese a muoversi in direzione dell’angolo della taverna opposto a quello da cui erano provenute le parole della sorella di Rastor, che nel frattempo continuava assieme a me ad avere ragione dei bulli che avevano osato importunare la sua amica maezz’orca.

Fu a questo punto che Duncan, risvegliando un probabile sopito passato da avventuriero, estrasse una possente spada a due mani da sotto il bancone e si ritrovò ingaggiato con il Troll, mentre Freywar gli dava manforte, fiancheggiandolo con la sua amata Lagertha.
La distrazione generale causata dal Troll, aveva permesso alla gran parte degli aggressori di Yagra di guadagnare la porta; resomi conto che nessuno avrebbe pagato per questo misfatto, utilizzando nuovamente le mosse apprese durante il mio addestramento, misi nuovamente a terra uno dei fuggitivi, assicurandomi con un pugno ben assestato sulla sua nuca che non potesse seguire i suoi compagni fuori dal locale.
Nel frattempo Hazel, Freywar e Duncan, incitati da Frederick, completavano l’opera di dissuasione dai suoi intenti ostili nei confronti del malcapitato Troll, che già esausto e provato dai volatili succhiasangue che lo ricoprivano, cadde esanime sotto i colpi di Duncan che parevano un vortice di lame irrefrenabile.
“Qualcuno ha dell’acido o del fuoco?” – sbraitò quindi all’insegna dei suoi improvvisati supporti – ovvero noi – “questo bestione deve essere fermato, altrimenti continuerà a rialzarsi testardamente all’infinito…!”. Rastor, libero dall’onere di difendere l’onore di Yagra, si avvicinò al bancone, rilasciando un fiotto d’acido dalle sue mani… che portento!

“Me la stavo cavando egregiamente anche senza il vostro intervento” – esordì Yagra, mentre si apprestava a darmi una mano a trascinare il corpo del malvivente catturato verso il retro del locale, ma lo sguardo che le rimandarono Rastor ed Hazel mi fecero capire che in realtà il nostro aiuto era stato più che provvidenziale per lei. “Lascia che mi occupi io di questo furfante, giovanotto… avrà ciò che merita”.
“Ma non dovrebbe occuparsene la legge? E poi, non è vietato dalla legge infierire su un cittadino inerme?” – chiese Hazel allibita dal comportamento della mezz’orca.
“Nessun testimone, nessun crimine!” – rispose Yagra, caricandosi il malcapitato sulle spalle, ed uscendo in fretta dal locale.

Nel frattempo, Duncan e Freywar avevano provveduto a trascinare il corpo lacero e fumante del Troll sul bordo del pozzo della taverna, ed l’avevano restituito all’abisso da cui era venuto. “Ben fatto, ragazzi, il prossimo giro lo offre la casa…! Salute.” – le parole di Duncan furono un toccasana per gli animi di tutti, toccati dagli eventi appena occorsi.
Freywar non perse un secondo ed iniziò a dirigersi verso il nostro tavolo, ma un altro avventore gli si parò davanti, imbellettato nel suo panciotto, mentre si lisciava i folti bazzi scuri.

“Scusate signori, posso avere l’ardire di scambiare due parole con voi… da quel che mi è sembrato capire siete un gruppo di affidabili avventurieri, e potrei avere un incarico per voi. Potete cortesemente accomodarvi al mio tavolo affinchè se ne possa discutere?”

To be continued.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...