30 Eleint, 1357 DR – Il misterioso menhir!

Mi chiamo Orton Lo-Kan e vivo per votarmi alle cause di altri, perchè la mia è persa da sempre. Il mio peregrinare mi ha portato a incontrare Lord Paggot, che chiamo così perché per me è un vero signore, e la sua Agenzia. Ora sono una delle sue guardie del corpo.

Quel giorno mi ero attardato per alcuni compiti secondari, prima di raggiungere l’Agenzia che stava investigando su uno strano menhir, dalla forma improponibile: sembrava un enorme sigaro che lentamente stava espandendo un’aura di morte. E poi dicono che il fumo fa male…

Lord Paggot aveva individuato un’apertura sul fianco del cilindro, e vi entrò insieme ad alcuni colleghi: il virgulto Walgs, Illice e Sughero, che ha una strana passione per i gatti.

Sento armeggiare per qualche minuto, uno strano suono di sirene, tonfi in sequenza… stavo aspettando insieme al ranger di avere qualche notizia, e mi stavo innervosendo, quando il Lord ci diede voce di salire lungo la corda lasciata ad uopo.

Raggiungemmo il gruppo per trovarci di fronte a una serie di diavolerie mai viste prima: una stanza di metallo, una sequenza di strane leve che accendevano strane luci, una zona a gravità cambiata (che mi costò una culata clamorosa) e un linguaggio sconosciuto che Lord Paggot riusciva a comprendere esclusivamente grazie alla magia. Per non parlare dello strano essere che i miei soci avevano neutralizzato mentre stavamo salendo: uno spettro ricoperto da catene, al termine di ogni catena era collocato uno strano attrezzo sempre diverso.

All’interno, questa assurda torre sembrava un labirinto di metallo e tubature. Poca luce, nessun’anima viva. Solo il nostro respiro.

Ci avvicinammo ad una porta in metallo, per tentare di aprirla. Mai vista prima una porta del genere: Lord Paggott provò ad aprirla, ma l’unica cosa che ne ricavò fu una bella fulminata, che lo mandò gambe all’aria!

Questo non ci distolse dal nostro obiettivo: capire cosa era nella parte bassa di questa torre a creare quel campo necrotico che stava facendo avvizzire piante ed animali, sempre più velocemente.

Esaminammo la parete che ci separava da questa fonte di necrosi, per trovare un foro dalla strana foggia, rassomigliante a una chiave anzichenò.

Walgs ebbe un’intuizione: quell’essere che avevano terminato poco prima poteva avere la chiave! Andò a cercare nel cadavere dello spettro, trovando la chiave al termine di una catena.

E aprimmo la porta. Un’ondata di potere necrotico ci travolse, mettendo ko Lord Paggot al quale salvai la vita grazie alla mia resistenza sovrumana! Il gruppo si allontanò e, dopo aver rimesso in sesto Paggot (ricordate: serve SEMPRE un guaritore in missione). tornammo là, lui per neutralizzare la minaccia e io per portarlo in salvo.

La sinergia funzionò e sigillammo quella sfera pulsante di energia negativa.

Tornammo ad esplorare la torre con maggior calma, quando riuscimmo ad entrare in una stanza che Illice riconobbe come una sorta di infermeria.
Un paio di cilindri di acciaio e vetro attirarono la nostra attenzione.

Incuriosito come un bambino di fronte a un regalo, andai ad armeggiare con i tubi di questi cilindri, ed uno di essi si aprì.

In una strana lingua gutturale, ma con un tono apertamente aspro, un essere simile a un elfo, ma in una versione molto più perversa, ci apostrofò. Poi continuò nella nostra lingua, chiamandoci schiavi e millantando potere di vita e di morte su di noi.
Io feci la cosa più logica: richiusi il cilindro lasciandolo a sbraitare.

Githyanki!

Continuammo, andando verso la parte alta della torre, che a causa della gravità invertita ci sembrava la parte centrale.

Incontrammo un altro essere, uguale al feroce conquistatore in bretelle di prima, che prima ci chiamò schiavi, quindi si mostrò più cordiale e ci spiegò chi erano e cosa facevano qui.

Erano i Githyanki, stirpe di predoni di altri mondi che stavano andando a muovere guerra, ma che erano naufragati sul nostro pianeta. E questa torre a forma di sigaro era il loro aerostato.

Il motore dell’aerostato era responsabile dell’avvizzimento della vegetazione, ed erano alla ricerca di energia radiante per ripararlo: il dito, in quanto reliquia, emana energia radiante: ecco il perché del furto!

Allora facemmo un patto: noi li avremmo aiutati e loro ci avrebbero restituito la reliquia.

Così fu: per una settimana lavorammo spalla a spalla (anche se per uno del mio popolo non è gradevole essere chiamato schiavo). Ci perdonarono di aver ucciso uno dei loro operai-non morti e ci diedero qualcosa per il disturbo.

Loro poterono partire e noi riportammo a casa la reliquia sottratta: un grane successo per Lord Paggot e la sua Agenzia!

(Sessione V, 3 Gennaio 2019)

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