19 Tarsakh, 1358 DR – La carneficina

“So come on

jump in the fire

So come on

jump in the fire” – Metallica

Come speleologi dell’animo avevamo sondato ancora una volta dentro di noi per trovare la forza di superare l’orrore più nero e soffocante: i Morti Viventi.

Ci eravamo calati in questa distesa di male e putrefazione con le migliori intenzioni. Non soltanto il dovere di scortare alla Valle Nascosta il corteo funebre del compianto Ardin Barbadoro, venerabile guida del clan …. ma soprattutto trovare una soluzione concreta per mettere fine alla guerra tra le razze che popolavano il Sottosuolo dei Picchi del Tuono.

Fin dall’inizio eravamo pronti ad usare la forza bruta anche se, con il passare dei giorni, a causa della particolare conformità di questa area sotterranea, che da una assoluta impraticabilità assumeva via via una forma di ostilità alla quale avevamo fatto la bocca, comprendemmo che (forse) si sarebbe potuto vincere la partita attraverso la sottile arte della diplomazia che poggiava su inevitabili false promesse.

Avevamo quasi raggiunto un gentlemen’s agreement con lo spettro del Marchese Folggnaw. Tuttavia sarebbe stata impresa assai ardua mettere il bavaglio all’onore dell’illustre rappresentante di Clangeddin. Ero sicuro che Dirnal avrebbe lasciato, seppur con la morte nel cuore, la Compagnia, nel momento stesso in cui avessimo siglato un patto – di qualunque natura esso fosse – con quel concentrato di malizia e perfidia.

Iniziavo ad avvertire una sorta di stanchezza per le situazioni già vissute. Non era una nota di biasimo per i miei compagni. Anzi. Ognuno aveva i propri motivi per odiare il nemico o per sedersi con lui al tavolo del compromesso o per essere indifferente al corso degli eventi. Questa nuova sensazione di straniamento e noia mi si palesò quando, una volta presa la decisione di incamminarci a sud verso il Mare Senza Sole, ci fermammo a riposare per la notte. Anche se qui, in realtà, era sempre notte…

Il raggio glaciale di quell’anima eternamente dannata, oltre a rendermi debole nel fisico, aveva ulteriormente annerito il mio umore. Dovevo riposare prima di rimettermi in viaggio, altrimenti sarei stato soltanto un peso per il resto del gruppo.

Sognai intensamente.

Tuttavia, questa volta, non ebbi le solite visioni nebulose né le mie palpebre tremavano per i continui salti spazio-temporali: i riferimenti a quella che noi chiamiamo Realtà parevano essere più chiari, più nitidi.

Vidi, come sullo sfondo di un dipinto, tre torri in rovina emergere dal marcio di una palude. In primo piano vidi me che tentavo di esaminare rune elfiche iscritte su antichi monoliti. Zeke e Klaus (con numerosi peli bianchi che ne popolavano la barba incolta) mi accompagnavano. Improvvisamente il sogno si interruppe. Come se mi trovassi sotto ad un lago: potevo percepire i rumori esterni, ma assai dilatati, lontanissimi. Parevano essere scricchiolii di ossa in grande quantità.

Non conscio dell’imminente pericolo, continuai a focalizzarmi sul sogno.

I monoliti erano spariti.

Ora eravamo entrati tutti e tre in una delle torri, in quanto percepivo chiaramente il perimetro circolare della stanza nella quale ci trovavamo. Completamente adornata di drappi neri, la sala, oltre ad essere di dimensioni imponenti, aveva un gusto macabro. Al centro, una colonna di luce bluastra racchiudeva una figura contorta, ripiegata su sé stessa. Attorno a questo essere embrionale, erano ricurvi quattro umani silenziosi.

Con grande stupore mi accorsi, guardando più attentamente, che due di essi erano elfi! Non tutti, quindi, avevano abbandonato i luoghi natii per salpare verso Evermeet!

In quel momento pensai che ero stato stolto a crederlo. Potevo mai davvero essere stato l’unico (o quasi) a ritenere che la fuga, una volta che si era preso atto del fallimento del progetto della Pietra Eretta, fosse stata la sola scelta possibile?

Forse c’era ancora una spe…

In quell’istante aprii gli occhi e vidi che a circa quaranta piedi da noi stavano avanzando, famelici, una ventina di ghoul. Era l’avanguardia di un distaccamento militare che presto avremmo avuto il piacere di incontrare al completo.

L’attacco dei ghoul

Questi divoratori di carne – morta o viva per loro non faceva differenza – erano sempre preceduti da un tale tanfo da far piegare le schiene ai loro avversari, obbligati così a svuotare lo stomaco.

Dopo l’antipasto servito dall’elegante marchese, la città di Kilenor ci invitava a mangiare il piatto principale: NOI STESSI.

Una parte di questi scout in decomposizione ci era già addosso, quando ripresi il controllo dei sensi.

Il capitano Bumblerose, glaciale, aveva accolto l’invito a cena e stava squartando questi derelitti, rendendo le loro forme ancora più grottesche. Prima li atterrava con lo scudo e poi li tagliava a fette con la spada.

Arendra, Isha e Tara, guidati dall’esempio del loro comandante, incoccarono con mani tremanti le frecce negli archi corti: mancarono i bersagli tradendo inesperienza ma soprattutto paura atavica. Presto avrebbero ingrossato le file del nemico, pensai.

Ma la paura non fa distinzioni di rango e specie.

Infatti quando Dirnal, schiumando sacra rabbia, parlò con la roboante voce di Clangeddin, cinque di queste immondizie viventi si bloccarono all’istante, e così i loro neri cuori, brulicanti di vermi.

Fu poi la volta di Fafnir che ne avvolse dieci con il fuoco magico. L’esito tuttavia fu ben al di sotto delle sue aspettative. Parevano diversi dalla genia che avevamo incontrato in precedenza. Erano più intelligenti, più organizzati, più resistenti…

Insoddisfatto dell’incantesimo, il mezzelfo fece spuntare dalla terra una dozzina di scuri tentacoli che bloccarono coloro che si stavano per avventare sulla nostra prima linea formata da Zeke e Dirnal.

Eravamo solo all’inizio.

Giunse un secondo contingente formato da venti unità: ognuno di essi era armato con balestra leggera e alabarda e indossava una cotta di maglia. Come automi i cui fili sono tirati da una mano invisibile, scagliarono, in perfetta simultaneità, una gragnuola di dardi. Tara fu colpita quasi mortalmente.

Il guerramago, la cui impazienza avevamo iniziato a conoscere, lanciò una seconda palla di fuoco. Nonostante la violenza dell’esplosione, questi dannati cadaveri ambulanti erano ancora in piedi! Braccia sfilacciate che penzolavano all’altezza del terreno, fiumi di bile che fuoriuscivano dagli intestini, volti senza nasi e orecchie. La maledizione infernale che li aveva marchiati doveva, in un qualche modo, aver attenuato la potenza del fuoco. Ma non avevano fatto i conti con l’odio del prete.

La perenne coltre di buio fu aperta, come fosse squarciata da due mani, da un raggio di sole che in pochi secondi inondò l’area, investendo tutto il secondo contingente.

Il sacro fuoco della fede iniziò a carbonizzarli.

Come impazziti si fiondarono in avanti, caricando con le alabarde.

Un muro di fuoco si alzò ad appena tre metri da noi, infierendo ulteriormente sui loro corpi martoriati. Fafnir aveva segnato il confine.

Nel frattempo le mie frecce avevano trapassato le teste di due ghoul e mancato un terzo. Può sembrare strano ma ero piuttosto svogliato. Anche Imong non era nelle sue giornate migliori e si teneva alla larga dalla mischia, pronto ad intervenire nel caso in cui la nostra prima linea avesse ceduto.

Nello stupore generale le creature riuscirono a varcare la linea infuocata e ci ingaggiarono a corpo a corpo. Prima di averne tre addosso, mi calai sul volto la maschera trovata a Myth Drannor e grazie al potere di Tymora, riportai alla vita Tara che era crollata a terra, in un lago di sangue.

La nostra tattica funzionò. Averli vicini significava, per loro, morte definitiva.

Li macellammo quasi tutti. Ognuno di noi aveva l’aspetto di un boia esausto, dopo una proficua giornata di lavoro.

Tuttavia la Morte non conosce riposo e altre trenta di queste sordide creature si palesarono nuovamente davanti ai nostri occhi.

Marquis Zun, a capo dell’offensiva dei ghoul

Un cavaliere in armatura completa, illuminato dal fuoco che emanava la sua spada bastarda, stava lentamente avanzando tra i ranghi. Quando la lama fiammeggiante si abbassò, trenta dardi attraversarono lo squarcio di luce e andarono a colpire la sorgente di quel prodigio: Dirnal!

Ringraziando la qualità delle fucine naniche, il prete, forte della sua corazza, non arretrò di un solo centimetro.

Seppur parzialmente ferito, raccolse le forze che aveva disposizione e calò Whelm con una tale violenza sul terreno da farlo vibrare, come in presenza di un terremoto, i trenta balestrieri rimasero immobili mentre la sacra luce di Clangeddin iniziava ad abbrustolirli.

Noncurante della sorte dei suoi sottoposti, il cavaliere attraversò l’area sbucando alle spalle di Zeke, impegnato a bucare gli organi interni di un mangiavermi. Dal suolo sbucarono tre ombre. Intuendo la portata di quella minaccia, decisi di rivolgermi nuovamente a Tymora.

Quando nella mia mente apparve l’ineffabile sorriso della dea, posi la mano sulla spalla destra del prete. Ora anche l’alto ufficiale di Kilenor poteva vedere la figura della dea sorridere al nostro fianco.

Eravamo pronti all’atto finale di quella carneficina.

(Sessione VI, 18 Settembre 2018)

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