1 Mirtul, 1358 DR – La cura

Al cantar degli uccelli mi svegliai, fu poco dopo il primo pasto mattutino che bussarono alla mia porta.

“Tenente Dacien, siete atteso al cospetto di Vangerdahast, capo del Consiglio dei Guerramaghi.”ululò il dragone purpureo.

Dopo tanta attesa finalmente avrei incontrato il Primo Consigliere di re Azoun, mi preparai meticolosamente e mi incamminai con il soldato verso il Palazzo Reale.

Man mano che percorrevo la scalinata che conduceva alla sala centrale la figura di un uomo si palesava dinnanzi, seduto e con lo sguardo rivolto verso di me: Vangerdahast era un anziano, la barba lunga fino il collo e i bianchi capelli perfettamente pettinati, omogenei alle folte basette. Ciò che più di ogni altra cosa risaltava in lui era lo sguardo severo e indagatore, che nulla aveva a che vedere con quello tipicamente bonario di un attempato signore. Incuteva naturalmente timore e rispetto.

Vangerdahast

Ascoltò con attenzione le mie parole e la mia storia. Raccontai di tutte le vicende che avevo vissuto, dall’incontro con i miei compagni a castello Kilgrave fino al nostro commiato. Duro fu nei miei confronti. Capii che in me vedeva ancora un giovane soldato alle prime armi, per questo venni ammonito e messo in guardia, tuttavia lodò anche il mio coraggio e la fedeltà alla Corona, dimostrata durante il confronto con Bane a difesa della Principessa di Ferro.

Non passammo molto tempo a discutere. In qualità di Primo Consigliere del Re il lavoro da svolgere era smisurato, soprattutto in questa situazione.

Mi disse che sarei dovuto partire alla volta di Waterdeep, la Città degli Splendori. Ma prima avrei dovuto attendere l’arrivo di Lord Dazaen, siccome l’elfo grigio aveva ancora un ruolo da giocare in quella partita.

Un istante prima di congedarmi spezzò il mio regale saluto per farmi una domanda: “Il re desidera premiarti per il tuo coraggio e la tua lealtà; dimmi Artorias, c’è qualcosa che vorresti?”

Il mio onore di cavaliere mi spingeva a rifiutare, d’altronde avevo solamente svolto il mio lavoro, ma da mesi la maledizione del drago stava divorando le mie carni e questa cosa mi stava mentalmente uccidendo. Lentamente mi tolsi la corazza a piastre e mostrai le scaglie lungo la mia schiena. Vangerdahast mi osservò con attenzione, quasi stupito, poi chiuse gli occhi e annuì con il capo.

“In quanto figlio di Sunfyre Dacien avrei dovuto aspettarmelo,” disse accigliato, “Manderò dei curatori a farti visita. Non sarà piacevole ragazzo. Per niente piacevole.“

Mille domande attanagliarono il mio cervello: “Perché conosce il nome di mio padre? Ma soprattutto per quale motivo se lo sarebbe dovuto aspettare?” L’ombra del passato si faceva man mano più grande, mentre quella dei cancelli della residenza reale mi chiudevano fuori dal giardino.

Ero a casa finalmente. La voglia di andare a salutare mia madre era tanta, come quella di chiederle di mio padre, ma sapevo che ora tutto ciò non aveva importanza. Mandai giù a malincuore questo nodo, rimandando ulteriormente la ricerca delle mie origini.

Il mattino seguente mi fecero visita i curatori del re che trattarono la malattia con una raschiatura profonda e numerosi applicazioni di un elisir che avrebbe dovuto, a loro dire, se non fermare, per lo meno rallentare l’infezione. Fu un processo che mi costrinse numerosi giorni a letto, debilitato.

Quando il dolore diventava intollerabile volgevo il pensiero a Lord Dazaen. Sapevo che il mago era in grado di vedere il futuro, di predire quello che stavo passando e che sarebbe arrivato nel momento meno propizio.

Era una situazione tragicomica essere ancora alla sua mercé, che in qualche modo mi dava sollievo; del resto, se c’era un essere che teneva dannatamente alla sua pellaccia, quello era l’elfo grigio.

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