5 Ches, 1361 DR – Scoperte, stupore, scelte e saluti.

Erano ormai alcuni minuti che Zachary mancava dalla piccola stanza che ci avevano assegnato, dopo che l’avevo visto seguire baldanzoso Cayla intenzionato a infilarsi nei suoi calzoni. Pur essendo ben lontano dall’essere della foggia classica e pregiata di quelli che la mia famiglia aveva confezionato per secoli, lasciavano comunque intuire morbide forme al cui conforto un avventuriero non ligio ai dettami di Helm quale era il mio nuovo compagno non avrebbe mai saputo sottrarsi.

La natura equivoca del rapporto tra gli elfi del Loto Nero incontrati poco prima ed il mio vecchio amico cominciava ad aprire ampi varchi nelle certezze di Halfgrimur, tali che il capitano Bumblerose dei Grifoni d’Argento del Cormyr aveva addirittura iniziato a chiamarlo con un fastidioso nomignolo: Halfie. Questi si era infatti ritirato in solitaria meditazione cercando da una parte di riaversi dai combattimenti della mattinata e dall’altra riflettere su questo insperato incontro con altri rappresentanti della sua da lungo tempo dispersa stirpe.

Mentre io cercavo di ottenere alcune segrete informazioni dal loquace e gioviale Flox, il mastro nano che ci aveva accolto al nostro arrivo all’insediamento fortificato che ora ci ospitava, ingurgitando birra come se l’indomani potesse presentarsi l’alba del nostro ultimo giorno in queste terre, immaginavo Zachary intento a danzare di scherno con la sagace Cayla, dubbioso su chi avrebbe avuto la meglio in un confronto di furbizia e lascivia.

“I giochi sono fatti, le uova rubate sono sicuramente nel capanno che funge da dispensa delle derrate deperibili, o almeno così sostiene Flox…”. Le mie parole risultarono quasi vuote ad un distratto ed allo stesso tempo scuro in volto Halfgrimur: “Ho ricevuto la visita di Ryll, uno degli elfi dell’Alta Foresta che abbiamo conosciuto prima, e le sue parole sono state gravi e pesanti come macigni. Il suo consiglio è di abbandonare questo luogo prima che faccia giorno, se non vogliamo incorrere in un destino ben peggiore di quello che ci attende con l’assalto del popolo lucertola.”
Zachary, comparso sulla porta alle mie spalle, non poté trattenersi nel suo ormai conclamato atteggiamento di dileggio ai danni di Halfgrimur: “Pensi forse che la tua fidanzatina sia preoccupata per la tua vita, o piuttosto che scopriamo quali loschi trame si stanno tessendo in questo luogo?”
Ignorando il commento del cormyreano, l’elfo proseguì: “Ryll mi ha reso edotto del fatto che Mak’kar sembra avere lasciato il sicuro riparo del forte. E dove può essersi recato, se non a cercare di recuperare l’artefatto di antica fattura che potrebbe essere situato da qualche parte all’interno di una delle Torri di Mournhaven? Afferma che addirittura potrebbe già avervi messo le mani sopra, e dobbiamo affrettarci se non vogliamo rimanere coinvolti in qualcosa in cui non desidereremmo esserlo.”
“Il Tenente Dunn, qui fuori sugli spalti sembra essere ben convinto di essere in grado di affrontare l’assalto dei lucertoloidi, o forse ritiene addirittura di non doversene nemmeno preoccupare, tanto mi è sembrato calmo di fronte all’incombente minaccia. In ogni caso i suoi uomini eseguono alla lettera gli ordini di Mak’kar o dei suoi luogotenenti, e quindi ritengo improbabile contare sulla defezione di questi militari a nostro favore.
“Forse dovremmo veramente andarcene finché è possibile”, rincarò Halfgrimur.
“Ma non prima di avere preso dalla dispensa le uova di cui mi sono impegnato a farne ritorno con lo sciamano Ssssji”, conclusi io. “Vi illustro il piano…”

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“… e fu così che mi risvegliai, sporco e spossato, sul portone del Santuario di Lathander di Shadowdale. Halfgrimur aveva rifiutato la compagnia delle gitane la sera prima e l’avevo perso di vista all’arrivo del baldacchino contenente la Sacra Reliquia di Tyr.”
“Beh, se non altro sei uno che si sa divertire anche nelle occasioni più grevi, caro il mio sembiano. A quanto pare non hai sempre avuto un palo piantato dritto nel culo come ora. Mi sarebbe piaciuto conoscerti a quei tempi: chissà, magari avremmo anche potuto diventare amici…”
“Non porre limiti alla provvidenza di Helm: se mi ha fatto incontrare un bastardo infido e spietato come te, una ragione ci deve pure essere. Vediamo se questo portone è chiuso a dovere, o dovrò dire al tenente Dunn che i suoi uomini non sono poi così affidabili come crede…”

Il nostro diversivo sembrava stare funzionando a dovere. L’attenzione della maggior parte delle guardie del Loto Nero situate sugli spalti del lato d’ingresso del forte era distratta dalle nostre chiacchiere da taverna, e ben pochi si concedevano comunque il lusso di indugiare con gli sguardi in direzione differente che non fosse all’esterno della palizzata, tanta era la tensione che si stava accumulando per l’imminente combattimento, atteso per le prime luci del giorno.

Halfgrimur, avvantaggiandosi dell’oscurità, della distrazione da noi causata, e del suo impareggiabile incedere silenzioso, aveva nel frattempo raggiunto un lato coperto dell’ampio edificio che fungeva da quartier generale di Mak’kar e dei suoi compagni.

“Credo che potremmo concedere a questi ragazzi il lusso del nostro rispetto, mio caro Klaus: sembra che da questo portone nemmeno noi potremmo scappare se dovessimo affrontare una minaccia proveniente dall’interno…” proseguì Zachary, attenendosi al piano concordato.
“E da cosa dovremmo attenderci un assalto, secondo te? Dai luridi resti del poco cibo che è rimasto da mangiare in questo luogo benedetto da Beshaba? Ho dormito in taverne portuali più pulite di questo forte, e la conversazione era sicuramente più soddisfacente di quella che può offrirmi un esportatore di pace forzosa quale tu sei, maledetto cormyreano. Ma verrà il giorno in cui Alusair salirà al trono, ed allora sì che cambierà la musica per voi. A proposito: sai come si è conclusa la nottata al mio rientro dal Santuario di Lathander alle prime luci dell’alba? Con le urla della tua futura regina che si faceva sbattere dal mio compagno Ebeadat nella stanza accanto alla mia. Ci ho messo un’ora a prendere sonno, che Helm l’abbia in gloria…”

La scrosciante risata di Zachary attirò l’attenzione dei nostri guardiani ancora una volta, mentre Halfgrimur, atteso il passaggio della vedetta del lato est del forte, raggiungeva la porta d’accesso del capanno adibito a dispensa. Accedere all’interno fu per lui un gioco da ragazzi: non l’avevo mai visto scassinare una serratura ma aveva spergiurato che nulla avrebbe potuto impedirgli di esaminare il contenuto di quell’edificio.

All’interno, sul lato sud trovavano spazio poche derrate residue, come annunciatoci al nostro arrivo da Flox; alcuni barili di olio da lanterna a vario stadio di utilizzo e un sacco con sei cipolle rinsecchite era tutto quanto ancora di commestibile era possibile conteggiare come papabile fonte di sostentamento. Sul lato ovest un grande forziere occupava gran parte dello spazio di fronte alla porta: una volta aperto si rivelò ad Halfgrimur essere la cassa comune della Compagnia del Loto Nero. Monete di platino e gioielli non erano mai stati di così scarso interesse per l’investigatore di turno.
Ma la parte da padrone all’interno dell’edificio la faceva un portale magico, brillante ed aperto sul nulla, alto sette piedi e largo tre. Era posto di pronte ad un pozzo con verricello per calare un secchio sul suo fondo, situato a trenta piedi di profondità, oltre il cui basso parapetto era possibile vedere il riflesso luccicante di acqua limpida. Tracce di stivali si avvicinavano al pozzo dalla porta mentre altre scomparivano sulla soglia del magico portale. “Questo non posso gestirlo da solo” pensò Halfgrimur, ritornando rapidamente alla porta dopo essersi assicurato che non vi fossero altri impedimenti ad un rapido attraversamento della stanza. Affacciatosi alla porta, assicurandosi che nessuno fosse attenzionato nella sua direzione, uscì, la richiuse dall’esterno e si diresse al luogo concordato per il nostro ricongiungimento.

“Beh, se domattina dovrò lanciarmi contro il Re del popolo lucertola è meglio che mi assicuri che Rocilante abbia ricevuto cure adeguate alla spossatezza che gli ho causato ieri” dissi rivolgendomi a Zachary mentre riprendevamo lenti il nostro incedere per raggiungere le stalle.
“Senti Klaus, ma c’è qualcosa che fai non assieme al tuo cavallo? Sarebbe imbarazzante sentirlo nitrire e venire ricoperti di bava sgocciolante mentre ti trovi a razzolare sotto le sottane di una baldracca in un postribolo… per Torm, questa la vorrei proprio vedere”.
“Ho atteso troppi anni prima di vedermi negata la possibilità di cavalcare sotto le insegne di Helm, ed ora che mi sono riguadagnato questa opportunità, non voglio che venga sprecata nemmeno una parte della fibra che contraddistingue la genia del mio fidato Rocilante. Preferire venire trafitto da dieci giavellotti piuttosto che lasciare che anche uno solo colpisca il mio destriero, come avrai avuto modo di notare ieri mattina, mentre ti gingillavi con quelle bestialità urlanti.”
“Credo che non le rivedremo tanto presto…” concluse Zachary mentre varcavamo il portone degli stallaggi “… ma se così dovesse essere credo che riserverò loro lo stesso trattamento. Tu vedi di starmi vicino: mentre tu ti preoccupi del cavallo io mi occuperò di fare sì che tu possa fare ritorno in quello squallore di città che chiamate capitale della vostra scalcinata nazione.”

Halfgrimur ci attendeva all’interno, nascosto alla vista nella semi oscurità. Dopo averci messo al corrente di quanto trovato all’interno del capanno, concordammo tutti e tre immediatamente che quel portale doveva essere il mezzo attraverso cui Mak’kar aveva lasciato il forte. E se lui era sul punto di impossessarsi di un potente artefatto, noi dovevamo cercare di impedirglielo, o quantomeno essere testimoni di quanto questo rappresentasse un pericolo per noi e per le terre circostanti. Ripercorrendo l’ormai collaudata gag del musone e del goliardo, preceduti da Halfgrimur a riaprirci la strada, ci incamminammo nuovamente lungo la palizzata, fino a giungere in prossimità della porta della dispensa, sfrecciando fulminei al suo interno e lanciandoci a mani giunte attraverso il magico varco.”

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Una sala da pranzo con camino ci accolse dal lato opposto del portale. Una vampata di fiamma inerte illuminò istantaneamente dietro di noi la stanza. Una porta situata di fronte a noi sembrava essere l’unica uscita dalla stanza: qui nascosi la mia magica lancia nell’incavo inferiore del tavolo da pranzo riccamente istoriato. Non potevo certo lasciarla su Rocilante sapendo che avrei potuto finire chissà dove attraversando il portale!

Seguimmo le tracce di stivali oltre la soglia della porta, per ritrovarci in un ampio corridoio, in cui la faceva da padrone indiscusso un enorme candeliere in bronzo e cristallo con dozzine di candele gialle, che si accesero da sole al nostro approccio, appeso al limitare estremo degli scalini di un’ampia scala che sembrava salire a piani superiori. Un lungo tappeto di tessuto rosso correva lungo tutto il corridoio, ma le tracce di coloro che stavamo inseguendo lo attraversavano diretti alla porta posta esattamente di fronte a quella da cui eravamo testé usciti.
“Mi piacerebbe dare un’occhiata all’interno di questa torre… i piani alti potrebbero rivelarsi molto interessanti e ricchi di informazioni sulle streghe che una volta abitavano questi luoghi” esordì Halfgrimur.
“Certo, perché no, e poi chiederei anche il nome dell’architetto di questo posto, visto che tutte le finestre sembrano essere state murate!” dissi rivolgendogli uno sguardo in tralice.
Nel frattempo Zachary stava già esaminando la porta di fronte a noi, cercando di intuire se al di là della soglia vi potessero essere pericoli in attesa. “Zitti, non riesco a sentire nulla se continuate a berciare come marito e moglie. Fate silenzio una buona volta!”

La stanza successiva si rivelò essere ancora più maestosamente arredata del corridoio: un ampio letto a quattro piazze con schienali reclinabili, ricoperto da sontuose lenzuola di raso blu, era affiancato da bassi comodini in legno riccamente cesellati in forme demoniache, ognuno dei quali ospitante una lampada ad olio che si illuminò magicamente non appena Zachary oltrepassò la soglia.
“Immagino che ora vorrai conoscere anche l’arredatore, Halfie”, sbottò con una risatina sommessa il cormyreano.
“In effetti gli intagli sono di una precisione ed eleganza quasi elfica, quasi a ricondurre questo posto agli antichi fasti delle terre in cui questo luogo maledetto fu eretto ai suoi tempi…” osservò l’elfo. “Potrei anche meditare di venire ad abitarci…”
“Si certo, potrai venire a farci tutte le feste che vorrai con i tuoi nuovi amici Ryll e Boz, se riusciremo a trovarli prima che questo luogo ci crolli in testa per noia o eccesso di anzianità! Potremmo proseguire, se non vi dispiace?” la mia pazienza cominciava a vacillare.

Le tracce proseguivano verso una porta situata sulla destra di quella da cui eravamo entrati. Halfgrimur fu il primo ad oltrepassarla e si trovò di fronte un’ampia sala rettangolare il cui pavimento era piastrellato in mosaico multicolore blu ed al cui centro era stata ricavata una vasca di grandi dimensioni. Le pareti riccamente adornate con mosaici a tema con la stanza precedente, rimandarono immediatamente una luminescenza diffusa dalla miriade di piccole candele celate in scomparti ricavati tra gli intricati disegni ivi raffigurati. Una serie di tubazioni collegava la vasca a tre grandi bollitori in rame ed un grande camino, al momento spento. Un’unica porta si apriva sulla sinistra della stanza, anch’essa abilmente celata dai mosaici, ma rivelata inequivocabilmente dal fatto di essere socchiusa.
“Beh, che dire, potrei abituarmi facilmente a questo lusso” disse Zachary abbassando se possibile ancora di più la stima che riponevo nella sua persona.
“Certo che queste streghe di Mournhaven ne avevano di classe”. L’ultima frase pronunciata da Halfgrimur mi fece salire definitivamente il sangue alla testa, e facendomi largo tra i compagni che finora avevo seguito a pochi passi di distanza, mi lanciai in direzione della porta che occhieggiava segreti mal celati. “Mi avete un cincinino rotto le staffe, manica di cialtroni d’alto borgo che non siete altro… vogliamo trovare questi sciagurati che stiamo seguendo o aspettiamo l’inizio del prossimo concerto del bardo LeBeau? Sicuramente lo vorrete invitare all’inaugurazione del vostro nuovo bordello privato, pervertiti che non siete altro! Seguitemi, ora e non fatevelo ripetere.” dissi attraversando quasi correndo il passaggio ricavato nel muro.

Purtroppo, le mie aspettative andarono presto disilluse. Una dispensa con pregiati bicchieri in cristallo e antiche bottiglie dai nomi altisonanti di cantine ormai svanite da secoli fu il sobrio arredamento che mi trovai di fronte nell’angusta stanza in cui mi ritrovai. Abbassai lo sguardo verso i miei piedi, sconsolato, per ritrovarmi a fissare una botola aperta in cui solo per caso non ero caduto rovinosamente, da cui spuntava la sommità di una scala a pioli di circa venti piedi. Al fondo della stessa si intuiva l’esistenza di una ben più ampia sala. Non attesi certo l’invito dei miei compagni ed iniziai a calarmi verso il basso, seguito di lì a breve dal cormyreano e dall’elfo, intenti a schernirmi per la mia impaziente solerzia. “Si, si, molto divertente… molto divertente…”

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La sala circolare in cui ci ritrovammo era effettivamente enorme; sicuramente le sue dimensioni erano pari all’intera estensione della torre, ma le sue caratteristiche ed architettura erano alquanto peculiari. Le pareti erano infatti interamente ricoperte da drappi neri, facenti sì che la stanza risultasse ancora più ampia dei cento piedi in cui ne avevo stimato al volo il diametro. Il pavimento di ceramica era interrotto da un fossato circolare piastrellato a guisa di quello della sala da bagno che avevamo attraversato poco prima, ma i riflessi che provenivano dall’acqua facevano intuire che un intricato disegno percorreva l’interno del suo lato perimetrale esterno, per un raggio di circa quaranta piedi ed ampio dieci da un lato all’altro. Stimai la sua profondità in circa sei piedi, facilmente saltabile in un balzo, anche con la mia sfolgorante armatura di piastre addosso.
Ma la cosa più inquietante era la presenza di una miriade di rune dorate, riconducibili in tutto ad una dozzina di simboli, che ricoprivano un cerchio di ossidiana al cui interno, al centro della sala, stava una colonna di luce blu al cui centro sembrava essere sospesa ed intrappolata una creatura dalle fattezze demoniache che sembrava attirare a se la stessa luce emanata dalla sua magica prigione.

Al limitare del cerchio runico, subito al di là del fossato, stavano in piedi di spalle quattro figure, osservando intente l’essere rinchiuso nella bara di luce. D’un tratto, come mossi da una prescienza comune, si girarono a fronteggiarci.

Mak’kar

“Benvenuti amici miei. Come avevo intuito siete molto scaltri ed intraprendenti, e questo fa gioco ad entrambe, visto lo scopo che mi porta in questo luogo”. La voce di Mak’kar era melliflua ma onestamente soddisfatta, quasi si aspettasse che lo raggiungessimo anzitempo in questo luogo di nefasta natura. “Possiamo unire le nostre forze ed approfittare del potere racchiuso in questo essere per poter riportare l’antico splendore in queste terre ormai dominate da esseri inferiori e senza alcuna mira se non la reciproca sopravvivenza a danno dei loro simili. Con il potere che sapremo trarre dal dominio di questa creatura l’antica e nobile grandezza del popolo elfico potrà trovare nuova speme e ravvivarsi in una ritrovata luce di potere e gloria perduta da millenni.”
“Pazzo…! Solo la morte attende coloro che osano gingillarsi con queste ignobili creature, ed io lo ben so avendone ricacciate molte nell’abisso che le ha partorite con questa mia sola arma… ” dissi brandendo nella sua immacolata luce la mia fidata Balisarda “… e voi non sarete certo i primi che sacrificherò sulla via della distruzione di ogni fonte di malvagità!”
Ryll prese la parola, rivolgendo uno sguardo di speranza ad Halfgrimur: “Fratello, non vedi anche tu le potenzialità che si schiudono di fronte all’opportunità di riportare la gloria di Evermeet in queste terre? Non credi anche tu che il nostro esilio sia durato fin troppo, che questi popoli necessitino della nostra guida come mai lo è stato in precedenza? Unisciti a noi e riporta la luce in questo mondo, una luce che per troppo tempo è stata sopita e che ora ci è offerta l’opportunità di svelare al mondo”.
“Ryll, Boz, di cosa state parlando, non è in questo modo che si fa onore all’antico splendore del nostro popolo: non è dominando il male che si potrà mai portare il bene in queste terre, ne costringendo a ricevere aiuto coloro che non ne hanno alcun desiderio.”
“Beh, su questo avrei qualcosa da ridire” intervenne Zachary “noi del Cormyr siamo esperti nel dare ai popoli ciò che nemmeno loro sanno di desiderare. Pace, agio, cibo, un governo stabile ed un leader da poter seguire ed ammirare… so bene cosa significa essere privi di queste basilari forme di compensazione del caos che alberga negli animi di ogni essere che nasce, solo, in questo mondo. Se vi è un modo per garantire ulteriori vantaggi a coloro che si attendono da noi che li accudiamo, sono sicuramente interessato a conoscerlo, e perché no, forse anche a fare la mia parte perché questo possa realizzarsi.”
“Follia… Capitano Bumblerose, la richiamo al suo onore di guardiano della pace per impedire che questa nefandezza abbia a compiersi. Non si può lasciare che un manipolo di banditi che si muovono per interessi personali possano compiere rituali il cui risultato sarà inevitabilmente la liberazione di una male superiore in queste terre…” la mia esortazione fu interrotta, immediatamente, dal capo del Loto Nero.
“E chi vi ha dato il diritto di credere che io mi stia muovendo per motivi squisitamente personali… pensate forse di essere gli unici ad essere stati mandati in queste terre per scoprirne i più celati segreti? Il Lord che ha finanziato la nostra spedizione avrà certamente il suo tornaconto personale, ma noi possiamo fare molto per ottenere anche per noi la nostra parte, e perché no, influenzare quel tanto che basta il destino affinché ci arrida benevolo nel futuro che vogliamo costruire assieme.” Mak’kar parlava ormai solo a se stesso, rivolta com’era la sua attenzione a qualcosa che aleggiava nell’aria.
“Ho sentito abbastanza… nessuna oscenità demoniaca verrà rilasciata in questo mondo, almeno fintanto che avrò forza in questo braccio!” dissi innalzando Balisarda verso il soffitto della stanza e lanciandomi di slancio per oltrepassare il fossato che mi separava dai miei interlocutori… per ritrovarmi col culo per terra dopo essere rimbalzato su una resistentissima cortina invisibile.
“Il sembiano sembra avere trovato pane per i suoi denti” disse Cayla, prendendo la parola per la prima volta dopo i vaneggiamenti del suo capo, “ma credo che per questa volta dovrà rassegnarsi a fare buon viso a cattiva sorte…”. Il suo commento rimase aleggiante nell’aria per lunghi istanti in cui nessuno osò proferire parola, lasciandomi il tempo di riprendermi dall’imbarazzo dello smacco subito.
Fu Halfgrimur a rompere quindi il silenzio: “Due cose voglio sapere prima di procedere con questo confronto: avete sottratto voi le uova al popolo lucertola? Se si, potremmo trovare un accordo con loro qualora ce le restituiste. La seconda cosa è questa: se è vero che anche voi siete qui per conto di un Lord segreto, datemi la possibilità di verificare la verità delle vostre parole, e se così sarà lascerò che il destino del mondo, deciso da chi lo ha più volte salvato dalla miseria e dalla distruzione, si compia.”
“Certo, dite al paladino dove si trovano le uova dei lucertolotti, e vedrete che se ne andrà a gambe levate a riportargliele, visto che glielo ha promesso, e una promessa è un debito, non è vero Klaus?” Zachary non perdeva occasione per schernirmi, ma questa volta aveva ragione. Se potevo scegliere tra combattere un pugno di uomini sicuramente abili quanto noi ed in superiorità numerica e perire per mano di un orrore demoniaco che avrebbe sicuramente divorato le nostre anime a prescindere dai loro sforzi per dominarlo, o portare a compimento il giuramento prestato a Ssssji e riportargli la sua stirpe e impedire la guerra tra il popolo lucertola e la Costa della Spada, salvando così molte vite al prezzo di uno smacco morale, forse questa volta avrei dovuto seguire questa via.
“Possiamo rivelarvi dove sono nascoste le uova, se Lord Ghoremoon fa promessa di andarsene con esse e non interferire con i nostri piani. Posso avvisare anche ora Dunn di lasciargliele prenderle dal fondo del pozzo nella dispensa e lasciare il forte indisturbato, se questa sarà la saggia scelta che egli prenderà.”
Maledetto Halfgrimur, ma non avevi guardato nel pozzo? “Lasciate che io vada a Waterdeep a verificare i fatti” riprese l’elfo, e se così sarà, sarò felice di ritirami a Silverymoon o nell’Alta Foresta per il resto dei miei giorni” concluse il mio vecchio e stanco amico. Non l’avevo mai visto così combattuto sul da farsi. Forse le nostre strade si sarebbero separate oggi e per sempre, se avesse deciso di intraprendere quella via.
“Bene direi che avete un accordo, che ne dici di farmi passare dalla vostra parte del fossato, Mak’kar? Io la mia scelta l’ho già fatta, ed ho ben pochi dubbi in merito.” Il Cormyr avrebbe presto dovuto rinunciare ad uno dei suoi ufficiali, vista la defezione a cui stavo assistendo.
“Bene. Cayla tieni d’occhio i nostri amici mentre io abbasso la barriera che ci ha protetto finora dagli assalti dei nostri ospiti”. Mak’kar iniziò a gesticolare in direzione dell’aria di fronte a sé, ma altrettanto velocemente si levò l’arco di Halfgrimur, puntando dritto alla testa del leader del Loto Nero.
“Calma, non penserete di fare scherzi vero?” La voce di Mak’kar ebbe un lieve tremolio mentre osservava la punta della freccia che l’elfo teneva puntata dritta sulla sua fronte.
Un sussurro giunse appena udibile alle mie orecchie: “Stai pronto Klaus, lo abbatto appena abbassa il campo di forza che lo protegge. Taglia in due quel bastardo figlio di puttana!”

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Mak’kar continuò con il suo gesticolare, incurante della minaccia incombente, certo che la protezione di Cayla lo avrebbe protetto da qualsiasi tentativo di Halfgrimur di ostacolare il procedere del suo folle piano.
Uno sfarfallio nei riflessi rimandati dalla superficie dell’acqua del fossato rivelò al mio compagno elfo che l’incantesimo di protezione era stato annullato. Vidi Cayla tendere la corda del suo arco ulteriormente, pronta a scoccare nella direzione di Halfgrimur, ma prima che potesse rendersene conto tre frecce avevano già colpito alla testa Mak’kar, facendolo piombare al suolo come un sacco di iuta, svuotato del suo contenuto.
Le frecce dell’amante di una notte di Zachary furono prontamente deviate dal mio scudo, mossosi come di vita propria per difendere il corpo del mio vecchio compagno.
La figura avvolta nella prigione di luce blu, come se d’un tratto si fosse risvegliata da un torpore millenario, assorbì tutta la luce rimanente dell’ambiente in un vortice turbinante, e presto l’unica fonte di luce rimanente nell’area fu il fascio di luce radiante emesso da Balisarda a formare una sorta di cordone ombelicale che congiungeva la sua lama alla bocca dell’infernale creatura.
La vidi avventarsi su Boz, primo a cadere tra i nostri oppositori dopo il suo leader, e divorargli il corpo strappandogli brandelli di quella che doveva essere la sua anima assieme alla carne, mentre accennava una inutile difesa utilizzando vorticosamente le sue lame.
Nel frattempo, Cayla ripresasi dallo stupore, compì un balzo per raggiungere Zachary e trovare dietro di lui un riparo dalla morte incombente. Nel compiere questo gesto potrei giurare di averla vista innalzare uno scudo immateriale similare a quello che li aveva tenuti al sicuro fino a quel momento, ma limitato alla sua persona.
Mentre Ryll guardava inebetito e terrorizzato il suo compagno elfo finire di venire divorato dalla creatura demoniaca, sentii la voce di Halfgrimur chiamarlo a gran voce, intimandogli di riprendersi e di raggiungerlo al sicuro dall’altro lato del fossato.
Ciò che avvenne nei momenti immediatamente successivi è per me fonte di grande confusione e ricordi frammentari; so solamente che prima di cadere vittima, anch’io, della immonda creatura, ero circondato dai cadaveri senza vita di tutti coloro che avevano osato liberare ciò che anche le Streghe delle antiche Torri di Mournhaven avevano ritenuto saggio rinchiudere in un sepolcro di luce magica.

Ora che servo al fianco del mio signore Helm, posso dire con certezza che forse avrei dovuto cercare di convincere Halfgrimur a desistere dal suo intento, o quanto meno invitarlo a riflettere qualche secondo in più sul futuro che stava per scegliere per sé e per tutti noi. Se solo l’avessi fatto, o se lui avesse amato di più la vita, forse ora non farei la guardia alle ancelle del mio signore in un palazzo di luce.

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Ryll si rivolse ad Halfgrimur: “Fratello lascia che la vita ti offra ciò che di meglio ha ancora da mostrarti, e lascia che ti accompagni nel tuo viaggio alla ricerca della verità”.
L’arco del mio vecchio amico elfo si abbassò, rapido come si era alzato. Una nuova luce risplendeva nei suoi occhi.
Zachary, d’un balzo, fu dall’altro lato del fossato, un braccio attorno alla vita di Cayla, e la mano dell’altro poggiato sull’elsa della sua spada: “Sembra che le nostre strade si dividano qui, sembiano. Fa che il tuo valore trovi sfogo altrove, e lascia che il destino di queste terre si compia per mano di coloro che sanno trovare il coraggio di fare ciò che nessuno vorrebbe fare, oppure… stai sempre dalla parte del vincitore. E’ una posizione comoda, te la consiglio vivamente. Uno di questi anni dovresti provare anche tu questa cosa.”
Il mio sguardo passò in rassegna tutti i presenti prima di rinfoderare Balisarda. “Se c’è una cosa di cui sono sicuro è che quella bestia immonda divorerà tutti voi prima di lasciarsi controllare. Una volta liberata, prima o poi, sarà mio compito tornare in queste terre per ricacciarla negli inferi da cui proviene”. Volsi quindi lo sguardo al mio vecchio amico e compagno elfo. “Halfgrimur della Corte Elfica, il tuo debito è ripagato. Sebbene io non condivida la tua scelta, la capisco e ritengo che tu, finalmente, debba sentirti libero di seguire una via differente da quella che ti ha costretto al mio fianco per questi lunghi anni”. Fu così che mi sporsi verso di lui, abbracciandolo come un fratello. “Va e trova la felicità che meriti, amico mio, e che sia una buona vita!”
“A voi, Mak’kar, dico: lasciate che porti con me l’unico essere della vostra compagnia che ha dimostrato di non essere della vostra pasta. Flox non potrà mai sostituire il mio amico elfo, ma sarà sicuramente un compagno di ventura affidabile e gioviale con cui iniziare la mia nuova vita lontano dai legami che mi hanno condotto fin qui.”
“Prenditi pure il nano, paladino. Non sa fare altro che lamentarsi e spifferare ai quattro venti i nostri piani. Non so nemmeno io perché l’ho tenuto con noi per tanto tempo. Forse perché sa cucinare, ma a me personalmente non sono mai piaciute le sue pietanze. Dunn lo lascerà venire con te, se lo vorrà. Ed ora vattene, e non fare parola con nessuno di quanto è avvenuto in questo luogo” disse riportando la sua completa attenzione all’oscena creatura rinchiusa nella sua prigione di luce bluastra.
“Addio Klaus. Che l’occhio di Tymora vegli sempre su di te”. Fu con questo saluto, ricevuto da Halfgrimur mentre già stavo scomparendo oltre gli ultimi scalini della scala a pioli che riportava al piano superiore, che sentii per l’ultima volta la sua voce.

Recuperare la lancia dal nascondiglio in cui l’avevo riposta fu questione di pochi istanti. In breve, mi ritrovai nel capanno all’interno del forte, e lì recuperai le uova proprio dove mi era stato detto che le avrei trovate. Impiegai alcuni viaggi per sistemarle tutte nelle bisacce di Rocilante, compito in cui mi feci assistere da Flox, cogliendo l’occasione per fargli la proposta di diventare mio compagno di viaggio nel riportare le uova al villaggio di Ssssji. Un po’ di protezione addizionale mi avrebbe fatto comodo se le cose avessero volto al peggio, ed il nano, ormai convinto di dovere affrontare un esercito di uomini lucertola all’alba, non si fece pregare per non trovarsi nel posto sbagliato al momento giusto… e poi, forse avremmo trovato comunque un pretesto per menare le mani…

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“Ehi Sshish Ka’ssjik, che ne diresti se ci fermassimo a mangiare qualcosa? Ho raccolto delle bacche che ci stanno proprio bene con lo stufato di cinghiale che abbiamo abbattuto stamattina, mentre cercava di uccidere il tuo cavallo…!”

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PS: A proposito, non chiamatemi mai così: nella lingua degli uomini lucertola significa Madre Coscienziosa: chissà mai poi perché mi hanno affibbiato questo nome. Flox non perde occasione per sfottermi su questo argomento… mi ricorda tanto i bei tempi trascorsi nelle Valli.

(Sessione III, 21 Agosto 2018)

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