30 Hammer, 1374 DR – Il risveglio

Un urlo roco si levò rimbombando nella penombra, seguito da una serie di strazianti colpi di tosse. Le mani del giovane steso a terra con le vesti stracciate cercarono la bocca, tentando di svuotarla della terra che evidentemente gli bloccava il respiro, ma ne cavò solo un aggregato di materia rosso scuro e qualche molare che doveva essergli finito in gola. Buttò tutto quanto a terra. Ogni sussulto dello sterno, causato dal tentativo dei polmoni di incamerare aria gli costava enorme dolore, le fitte si diramavano dal costato alla schiena.

-Dove sono?– pensò.

La stanza ruotava vorticosamente, peggiorando, se possibile, la sua nausea. Si girò su di un fianco con uno sforzo che gli parve immane e vomitò una sostanza biliosa, quindi perse i sensi sui suoi stessi umori.

[…]

Melamin, panta elee*.

La voce femminile che lo chiamava lo ridestò dall’incubo che aveva vissuto. Ora il corpo non gli doleva più, ma la vista era ancora offuscata. Percepiva tante macchie colorate che si muovevano disordinatamente: gialle, verdi, azzurre e una più chiara, una luce quasi bianca e calda proprio sopra di lui, come il massaggio sulla pelle del Sole a primavera.

Sospirando stese le gambe e con l’accenno di un sorriso si riaddormentò.

[…]

Aprì gli occhi disorientato, come capita da un lungo e bizzarro sogno. Istintivamente portò la mano alla bocca per controllare di avere ancora tutti i denti. Rasserenato dalla loro presenza, appoggiò la testa sul braccio godendosi lo stato di dormiveglia, quando le sensazioni piacevoli della realtà si mischiano a quelle dettate dallo stato onirico.

Sentì qualcosa muoversi vicino, passi leggeri che terminarono quando la minuscola creatura si accoccolò delicatamente al suo petto.

– Duffy…- disse flebilmente il ragazzo.

Lo spiritello prese a singhiozzare violentemente, singhiozzi che si sciolsero in un pianto a dirotto.

– Perché piangi? Cosa ti succede?

C’era qualcosa in Duffy, l’osservava quasi fosse la prima volta che lo vedesse o come fosse passato molto tempo dalla loro ultima discussione…

Il mezzelfo si rizzò sulla schiena terrorizzato, spingendosi con i calcagni, cercando la parete. Si guardò attorno e vide che era in un sotterraneo, alla sua sinistra correvano due file di piedistalli che sorreggevano grandi urne funerarie, mentre a qualche passo da lui era posizionato un treppiede, il risultato di alcuni viticci attorcigliati e pietrificati. Sul treppiede rimaneva un globo di cristallo, circa 50 centimetri di diametro, all’interno della quale di muovevano ombre di molteplici sfumature, disegnando volti e forme confuse che irradiavano una flebile luce nella camera.

Allora ricordò i suoi ultimi istanti di coscienza e la sua mente fu investita da un’ondata di calore. Si focalizzò meglio su ciò che lo circondava: vide le ossa del fiero guerriero che li aveva accompagnati da Shadowdale a Misledale, Kelemvor, e più avanti, con orrore crescente, riconobbe il corpetto in cuoio e il bastone intarsiato con le effigi di Lathander che Dave portava sempre con sé.

Di entrambi rimanevano solo gli scheletri ricoperti delle vesti che avevano indossato l’ultimo giorno della loro vita mortale. Ma cosa era stato di lui? Non era forse morto quando aveva cercato di sottrarre il globo dal tempio dissacrato di Silvanus, dove erano stati guidati dal capitano Bumblerose?

I suoi indumenti erano stracciati in più punti a testimonianza delle ferite che gli erano state inferte, ma le sue carni erano integre, o così gli pareva. Si rivolse allora al suo famiglio:

– Duffy, sono vivo?

– Sì, Damon, lo sei nuovamente. Titania ti ha visitato in questo luogo oscuro. – fece una pausa. – Quando la nebbia di morte che circondava la regione calò, ti cercai disperatamente. Infine, non senza difficoltà, riuscii a trovare ciò che rimaneva di te.

La veglia di Titania

– E Dave? Logan, i miei amici? Mezzanotte?

Lo spiritello scosse la testa con rammarico: – Molto tempo è passato, coloro che ti amavano hanno sepolto il tuo ricordo nel loro cuore, altri come puoi vedere sono rimasti qui avvolti dal velo della morte.

– Quanto tempo esattamente?

– Non so, non ho contato…

Quanti anni impiega il corpo di un uomo prima che la sua carne venga divorata dai vermi? Sentiva l’imminente bisogno di una boccata dei suoi oppiacei, la sua borsa di cuoio pendeva ancora a tracolla al suo fianco. Frugò il contenuto dove trovò la sua vecchia pipa e l’occorrente da accendere per calarsi una dose. Mentre con le mani tremanti ripeteva gesti che nella sua vita precedente gli avevano permesso di pregustare il piacere che ne sarebbe derivato, si bloccò. Non gli interessava più. La vita gli era stata restituita, ma non era la sua vita precedente; ripose gli strumenti nella borsa e si alzò prima sulle ginocchia, quindi in tutta la sua altezza servendosi del muro come appoggio. Guardò Duffy dolcemente:

– Usciamo, piccola mia, è troppo tempo che sopporto questo fetore.

*Elfico: Amore mio, apri gli occhi.

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