11 Tarsakh, 1358 DR – Il mastino dei Westcot

Dunque ero sfuggito ai morti, alla loro pestilenza e ai giochi di potere che flagellavano le Valli. Deciso finalmente a chiudere col passato mi ero recato a nord, lungo la Costa della Spada, dove mantenevo diversi contatti con le Gilde locali e i loro tirapiedi. Uno di questi era un certo Polydoro che risiedeva a Secomber, un paesino di poche anime situato dove il fiume Delimbiyr riceve gli affluenti dall’Alta Foresta.

Avevamo stabilito di trovaci alla vicina Daggerford e qui attendevo da quasi una settimana che il mio contatto si facesse vivo. Non fu un tempo speso male, la taverna “Signora della Fortuna” era un posto curioso, che ospitava viaggiatori di tutte le nazioni sulla Via del Commercio per Waterdeep. Numerosi travi riportavano i nomi di eroi dispersi in missioni mai portate a termine e i muri erano adornati delle armi dei caduti in battaglia; un’intera parete, in particolare, era dedicata agli eroi della liberazione di Castello Dragonspear.

La sera del 9 di Tarsakh Polydoro fece la sua apparizione, accompagnato da un mercenario assoldato dalla Gilda per proteggere i propri interessi. Certo non era una coppia che potesse passare inosservata: l’halfling era un personaggio di carattere deciso e schietto, che non mi avrebbe inquietato se non fosse che la sua “spada” era uno degli ultimi di una razza ritenuta morente. Al fianco di Polydoro il draconico dalle scaglie argentee, che mi fu presentato come Bharash, pareva ancora più pericoloso di quanto la sua impressionante stazza facesse presagire. Forse per timore, forse per abitudine alle stranezze di questi giorni che ci tocca vivere, nessuno dei presenti parve tuttavia prestare troppa attenzione al duo e Owerden, il giovane e sveglio padrone della Signora della Fortuna, fu lesto ad assegnarci un privé.

Dopo qualche inevitabile convenevole passammo al motivo della nostra presenza in paese.

– Bran Senzadita è stato un membro della mia affiliazione e ha qualche credito presso di essa, nonostante sia fuori dal giro già da anni. – attaccò l’halfling, che portava al collo un ciondolo con un pendaglio a forma di moneta d’oro, raffigurante il profilo sinistro di una giovane donna dalla folta chioma. La capigliatura della protagonista dell’effige era mantenuta in ordine da una tiara. Riconobbi in essa Waukeen, la protettrice dei mercanti. – Il furbacchione ha pensato di darsi alla politica, credendo così di svernare e vivere alle spalle degli sciocchi che ha promesso di proteggere. Ma gli è andata male. Quel buco della signora che è il paese che amministra, Mondentshire, è un villaggio di pescatori con più di qualche grattacapo. Così ci ha chiesto aiuto. La Gilda ha deciso di capire cosa succede e mettersi in pari con Bran.

– Tutto chiaro fino a qui, – gli risposi, – ma cosa ci guadagniamo noi?

– Per noi la stima e la riconoscenza dell’affiliazione, nonché la possibilità di trattenere eventuali extra. Per la Gilda vedo l’opportunità di migliorare, per così dire, le condizioni che i bischeri ci offrono per far approdare le nostre merci senza troppi controlli.

Sicuramente era un’ottima opportunità, molti cancelli si aprono quando ottieni la benevolenza di una Gilda di “mercanti”. Accettai di buon grado la proposta di Polydoro, mi tolsi il guanto e ci stringemmo la mano sotto lo sguardo severo di Bharash.

Partimmo all’indomani. Ci preoccupammo solo di procurare un lungo mantello al draconico allo scopo di camuffare, per quanto possibile, la sua figura ai passanti.

Un giorno di cammino fu sufficiente per coprire la distanza che separava Daggerford da Mordentshire, ma quando fummo nei pressi della costa il tempo cambiò repentinamente. Una nebbia umida, che soffiava dal mare, circondava il paese di pescatori. La stradina fangosa che avevamo seguito fino a quel momento, dopo aver abbandonato l’Alta Via, pareva poter scomparire da un momento all’altro sotto i nostri piedi. Nonostante le difficoltà giungemmo comunque a destinazione, ma come ci aspettavamo per noi non ci fu alcun comitato di benvenuto. I pescatori e i contadini si muovevano come ombre veloci nella bruma. Ci toccò rincorrere più di un residente prima che ci fosse indicata la locanda.

La “Sirena Spiaggiata” era un edificio a due piani in pietra e legno e l’interno pareva ricavato dai resti delle navi naufragate al largo del paese. Il bancone in particolare, dove l’oste ci accolse calorosamente, aveva l’aria di una cambusa riciclata per l’occasione.

– Forestieri! Finalmente buone notizie in questo luogo dimenticato dagli dei! Sono Garret Nancyx, come posso servirvi? – l’oste non poteva ingannare un passato da combattente o marinaio, chissà forse entrambe le occupazioni. Aveva braccia forti e muscolose ricoperte di tatuaggi con scritte nelle lingue più disparate.

– Con un pasto caldo, buon uomo. – gli rispose Polydoro.

– E alcune indicazioni, se possibile. – ebbi la premura di aggiungere.

Bharash nel frattempo si guardava attorno scrutando i presenti.

– Certamente! Non avete che da sedervi e chiedere: spero che gradiate la zuppa di pesce…

– Perfetto. – disse l’halfling e ci accomodammo ad un tavolo .

La zuppa fece il suo dovere scaldandoci le membra.

– Garret, – ricominciò Polydoro, – sai dove possiamo trovare Bran Senzadita?

– È uscito stamattina e non credo tornerà prima del tramonto. Siete forse voi gli aiuti che attendeva da Daggerford?

– In carne ed ossa.

– Oh, sia lodata Umberlee! Ascoltate, – disse sedendosi accanto al draconico, che lo fissava immobile con i suoi occhi da rettile, – la situazione non è buona, o meglio è già fuori controllo. Nella brughiera attorno a Mordentshire si aggirano oscure creature! Temo il peggio: qualcosa di terribile si è risvegliato!

Polydoro ed io ci piegammo in avanti sui gomiti, avvicinandoci istintivamente al nostro anfitrione; Bharash invece era ancora nella posizione di prima, impassibile come solo i rettili sanno essere. Dava l’idea che avrebbe potuto sbranare qualcuno da un momento all’altro.

– La gente non esce più la sera e non sia avvicina alla collina del Grifone dove rimane la residenza dei Westcot.

– E come mai?

– La loro famiglia è maledetta e la casa infestata, si dice…

– INFESTATA DA COSA? – era Bharash a parlare per la prima volta da quando l’avevo incontrato, una voce roca con qualcosa di inumano e raccapricciante nel timbro. Ci voltammo verso di lui, ma il draconico non trasmetteva emozioni. Solo la bocca era leggermente aperta ove era possibile intravedervi la lunga lingua color pece.

– D-da uno spirito…

– Prosegui oste! – gli dissi.

– S-sì, da uno spirito dicevo. Accadde circa 80 anni fa, nel 1280, a quanto mi disse mio nonno. Il barone Westcot aveva due figli da maritare. Il più vecchio, Barton, aveva preteso la mano di Anna Campbell, una popolana dei dintorni di Daggerford. Era una donna bellissima. Raccontano fu il padre di lei a spingerla tra le braccia del baronetto, poiché era un uomo ambizioso, desideroso di accasarla con un nobile. Anna però amava un altro uomo e disperata decise di togliersi la vita. Per qualche caso del destino, o perché la teneva controllata, Nicolas, il secondogenito dei Westcot, la fermò prima che ella riuscisse in quello sventurato atto. Non si sa cosa accadde, ma quella reagì colpendolo a morte, fracassandogli il cranio con un pestello di bronzo. Poi tentò la fuga. Barton furioso, avendo trovato il cadavere del fratello, liberò i mastini che seguirono l’odore di madama Campbell e la sbranarono viva.

L’infernale mastino dei Westcot

Garret ci guardò, come a voler far salire il pathos della storia. Noi attendemmo che riprendesse il racconto.

– Qualcosa di Anna tuttavia sopravvisse e nonostante la gola squarciata urlò tutto il suo odio per i Westcot, maledendoli per l’eternità! Da allora, nelle notti senza Luna, è possibile sentire ululare i mastini nelle brughiere attorno Mordentshire…

Polydoro sia appoggiò dubbioso allo schienale della sedia, io invece fissavo intensamente l’oste cercando di capire quanto avesse infarcito quella storia.

– ANDIAMO. – ruppe i nostri pensieri Bharash.

– Dove? Ora? – gli chiese Polydoro.

– AL MANIERO, ANCHE STANOTTE HANNO COMMESSO UN ASSASSINIO.

In lontananza ogni avventore della Sirena Spiaggiata poteva sentire ora gli ululati di morte dei mastini, che l’udito del draconico aveva già captato. Per un attimo pensai con nostalgia alle Valli e a ciò che avevo lasciato alle spalle…

(Sessione I, 20 Giugno 2018)

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