28 Flamerule, 1357 DR – La follia della lettera “Kappa”

La Compagnia di Porta Aperta si prese alcune ore di riposo, a seguito del terribile scontro con il druido Belak. Il crollo della grotta, conseguito alla tenzone, li aveva costretti ad addentrarsi in una via che conduceva ulteriormente nelle profondità della terra. Era una strada lastricata di antiche pietre naniche, sufficientemente ampia da permettere a due carri di viaggiare appaiati, quella che percorrevano. Direttive così larghe nel Sottosuolo solitamente collegano grandi insediamenti e già alcuni dei membri del gruppo erano sfiorati dal pensiero che, presto, sarebbero giunti ad una città degli elfi della notte o ad un livello inferiore di una fortezza nanica.

Fu così che il primo giorno di viaggio incrociarono alcuni mercanti del Sottosuolo. Evento più unico che raro lo gnomo delle profondità, che conduceva un carro trainato da possenti quaggoth, viaggiava in compagnia di un gruppo di elfi scuri. Il destino volle che gli appetiti sadici di queste pericolose creature fossero già placati.

– Gentili viaggiatori delle profondità, quali nuove? – Balthasar attaccò alla sua maniera.

– Non siamo per strata per tiscutere nostri affari con visi palliti, – gli rispose asciutto lo gnomo delle profondità in un chondatan stentato- se volere comperare, venire avanti.

– Kunan spacca! – disse improvvisamente il barbaro nel suo dialetto.

– Ah messeri, non datevi noia per questo nostro compare! – intervenne nuovamente Balthasar – È un po’ ritardato. Siamo un gruppo caritatevole e ce lo portiamo appresso, ma non è pericoloso!

Gli elfi parevano avere fretta di muoversi, così fecero finta di credere alla scusa che gli era stata propinata abilmente dall’affabulatore e la compravendita fu portata a termine nel minore tempo possibile. Grum, rimasto nascosto fin dall’approssimarsi del carro, per un attimo pensò di avvicinarsi e alleggerire il carico. Alla fine desistette, ricordandosi di come i ladri sono pubblicamente scuoiati vivi nelle città drow, per poi allietare il pubblico con banchetti dove si distribuiscono le carni arrostite dei condannati.

– Hanno detto  di essere diretti a Menzoberranzan, deve essere un luogo incantevole.

L’incantevole Menzoberranzan nell’idea edulcorata di Balthasar

– Non diresti lo stesso se ci avessi mai messo piede, Balthasar. – gli rispose il vecchio goblin – Gli elfi scuri sono più sadici degli hobgoblin e infinitamente più potenti.

– Kunan spacca!

– Sì, sì, Kunan, l’hai già detto. Lo gnomo ha voluto anche avvertirci che presto saremo nel territorio dei Mille Frecce.

– Kunan rompe!

– Sì Kunan, non ti diciamo cos’è che hai rotto. Tieni! – così dicendo tirò due pezzetti di carne salata all’annoiato umano, che si mise tranquillo in un angolo a pasteggiare.

– Il nome non pare quello di un clan nanico, – intervenne Pondolo.

Si caricarono nuovamente gli zaini in spalla quindi occorse un’altra mezza giornata nell’oscurità del condotto, prima di giungere ad un cancello parzialmente divelto, sul quale si poteva ancora leggere “Khundrukar” in rune dethek.

– “Dimora del grande fabbro Durgeddin il Nero” – fu la traduzione che Balthasar fornì ai suoi compagni.

– I nani sanno essere concisi, eheheh! – fu la dotta osservazione di K-Flebo.

– Kunan rompe!

Balthasar e Pondolo si guardarono, evidentemente durante il combattimento col druido il barbaro aveva preso una botta in testa.

– Non solo nani. Quella runa, Ulfe, è stata posta degli orchetti. La via è aperta, ma da qui in poi Maglubyet dovrà guardare i nostri passi.

La scalinata protetta dagli orchetti.

Varcarono il cancello e avanzarono nell’oscurità: Grum e K-flebo in avanscoperta, il resto del gruppo attardato in attesa di notizie. L’avanguardia presto arrivò ad un accesso sorvegliato da due orchetti. Il goblin e il coboldo si bloccarono all’istante, quindi tornarono indietro per avvisare i compagni. Provvidenzialmente alcune torce illuminavano la stanza, così che Balthasar e Kunan poterono facilmente intuire la direzione da seguire. Le guardie proteggevano una scalinata. L’azione fu feroce e fulminea, silenziosa quanto possibile.

– Kunan spacca!

– Sottovoce, Kunan. – lo redarguì Balthasar.

Questa volta l’energumeno fu di parola, lanciandosi verso la prima guardia e colpendola con un fendente tremendo che avrebbe tramortito un cinghiale. L’altro orchetto rimasto impietrito, in un attimo fu raggiunto dai dardi di K-flebo, quindi Grum, che aveva salito la prima scalinata, gli tolse il fiato con una testata alla bocca dello stomaco.

– Non azzardarti a dare l’allarme o ti taglio la gola! – ringhiò il potente Grum con la sua voce stridula, – Vogliamo sapere dove siamo e chi comanda questi luoghi!

– Ulfe, la sciamana e il vecchio orog chiamato Yarrack sono qui. – disse quello.

– Quali sono i loro affari?

– Ulfe vuole arrivare all’Antro Lucente e quindi alla Forgia dei nani. – la guardia si mostrava loquace.

– Un piano magnifico, lo appoggio.

– Allora, piccolo goblin…STZOCK!

Uno spadino affilato passò l’orchetto come uno spiedo da dietro.

– Ehehehe, meno uno! – fece notare trionfante K-flebo.

– A parte che saremmo a meno due, caro la mia creaturina, potevi almeno aspettare che finissimo di interrogarlo. – disse Balthasar, il quale ingnorava che nella società individualista dei coboldi solo i capi sanno contare fino a cinque.

– Ahahaha, brava caccoletta. – il volto di Kunan era sporco del sangue dell’orchetto.

Non potendo fare altre domande salirono la seconda rampa di scale che portava di fronte ad una imponente portone di pietra alto almeno 3 metri. La via, come aveva predetto il vate Grum, rimaneva aperta. Attraversarono il portone, l’area successiva era divisa in due da un precipizio e collegata tramite un traballante ponte di corda. Dall’altra parte del burrone stavano altri due orchetti che immediatamente li attaccarono, lanciando dei giavellotti. K-flebo e Grum ruppero gli indugi, attraversando il ponte velocemente per accorciare le distanze col nemico. Kunan fece lo stesso, ma il suo incedere fece odeggiare il ponte in maniera tale da rovesciare  quasi Balthasar nell’abisso. L’uomo di Arrabar riuscì all’ultimo ad aggrapparsi ad una cima, evitando una fine tragica.

Passati oltre il ponte la resistenza degli orchetti fu prontamente piegata.

STZOCK!STZOCK!

– Eh, eh, eh!

-Ah, ah, ah!

– Che cosa ridete, ebeti che non siete altro! – sbottò Grum, oramai del tutto inacidito – Vi avevo detto tenerne vivo almeno uno, è dalla discesa nella Cittadella che mi ripeto!

– Eh, eh, eh! Ah, ah, ah! – continuarono a ridersela Kunan e K-flebo.

– Deve essere una deficienza causata dai nomi che cominciano con la kappa, potente Grum. – suggerì Balthasar.

Non essendo il chondatiano riuscito ad attraversare il ponte, il gruppo tornò sui propri passi. Fu un colpo di fortuna, perché oltre le porte di pietra, sul lato nord, si trovava una porta segreta. Seguirono allora il percorso alternativo, che li portò ad un’altra scala, che questa volta saliva, racchiusa tra due porte nascoste.

Balthasar posò il suo orecchio alla porta – C’è qualcuno oltre. – sussurrò.

– Meglio fermarsi allora! -suggerì Grum cauto.

Balthasar annuì. Fu allora che sì scatenò il pandemonio.

– Eh, eh, eh! Ah, ah, ah!

– Kunan spacca!

– K-flebo rompe!

I due aprirono la porta di scatto rivelando un’ampia sala piena di tavoli, sedie e giacigli di pelliccia sui quali stavano riposando un orog, presumibilmente il Vecchio Yarrack, e quattro orchetti. Grum balzò avanti al fianco di Kunan, che aveva aperto la porta e manteneva un sorriso placido da boy-scout sulla faccia, e lanciò un dardo magico verso Yarrack. Questi prontamente rotolò su se stesso, schivando la minaccia. Gli orchetti nel frattempo erano già addosso agli incauti visitatori, colpirono il vecchio goblin alla testa facendogli perdere i sensi e ferirono il barbaro, il quale abbassò la difesa quel tanto che bastò all’orog per mettere a segno una bastonata dall’alto verso il basso sul cervelletto, tramortendolo.

Il Vecchio Yarrack

K-flebo smise si ridere.

La situazione era disperata, o così pareva quando alta si poté udire la voce di Balthasar: l’uomo di Arrabar pareva trasfigurato mentre la potenza della sua magia avvolgeva il  nemico.

 Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul,
ash nazg thrakatulûk agh burzum-ishi krimpatul!

Il Vecchio Yarrack e gli orchetti crollarono a terra soprafatti dall’incantesimo del sonno.

– Eh, eh, eh, – rise K-flebo, con quel timbro da ermellino effeminato che lo contraddistingueva – bravo, bravo! Mi pareva di avere già sentito queste parole…

– In effetti era una “cover”, cara creaturina. – si limitò a dire Balthasar.

(Sessione I, 17 Aprile 2018)

 

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