24 Flamerule, 1357 DR – Il ritrovamento di Franco Carunchio

“Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine” (Confucio)

Di fronte a noi si stagliava una gigantesca vite dai colori violacei. La pianta aveva sfondato, dal basso, il centro della stanza. Qualcuno sarebbe dovuto scendere per esplorare il piano inferiore. La missione era delicata: lo speleologo designato all’esplorazione fu Kflebo. Raggiante come suo solito, non la smetteva di ringraziarci per averlo scelto.
La maggioranza era concorde nel portare avanti “il piano”: sostituirci ai goblin come unici interlocutori tra il mondo di sopra e il famigerato fabbricante di mele, il druido Belak. Ora, tralasciando il fatto che l’ottuso nano (“ottuso” è pleonastico nel caso si abbia a che fare con i figli di Moradin) volesse condurre anzitempo – posto che ci riuscisse – il buon Belak a miglior vita, avremmo dovuto trovare terreno comune per un proficuo e vantaggioso dialogo.


Come le api con il polline, i goblin dovevano spargere i semi di quella pianta infetta per tutto il globo. Immaginavo il momento stesso nel quale il druido aveva siglato l’accordo con quelle pelle verdi: la sua capacità di dissimulare doveva essere così grande a tal punto che era riuscito, con naturalezza, a nascondere i suoi più bassi istinti e la sua ambizione. Aveva piegato a suo favore la Natura riuscendo nell’impresa di creare esseri semi-senzienti da quelle sementi avvelenate.
Mi piaceva il suo modo di ragionare. Avrei dovuto carpire i suoi segreti.
Giù, ad attendere Kflebo, vi erano un paio di scheletri che, come automi, zappavano meccanicamente il terreno e un uomo lucertola ai ceppi. “Franco Carunchio!”, esclamò il coboldo. Per gli scheletri-contadini era come se loro non esistessero.

Darastrix, meglio conosciuto come Franco “Frank” Carunchio.

Piano piano tutti raggiungemmo Kflebo e una volta terminati i convenevoli con il lucertolone, ci inoltrammo in quello che doveva essere un laboratorio erboristico. Svariati mortai e becker erano sparsi su tavolacci di legno. Nonostante l’area fosse spaziosa l’odore di muffa e di decomposizione impregnava l’aria. Tre porte di fronte a noi e tre porte dietro. Voci di un dialetto familiare a Grum Il Potente provenivano da una delle porte. Il sommo prete intavolò subito una trattativa con alcune guardie goblin. Il risultato fu che tutte le porte si aprirono e ne uscirono svariati esserini armati di tutto punto. Eravamo ancora molto inesperti nell’arte della diplomazia!
Alla mischia si unirono pure gli scheletri che, dopo tutto, si stavano annoiando a morte (…), un bugbear, armato di mazza pesante, e alcuni uomini-arbusto, onnipresenti in questo labirinto. Fu un combattimento duro nel quale Mr. Carunchio si rivelò l’arma in più. Picchiava duro il varano di Komodo. Avrei dovuto imparare la lingua dei draghi per comunicare con lui, pensai.
Proseguimmo in una stanza piena di felci in fondo alla quale un enorme bugbear (probabilmente il fratello di quello macellato ed evirato) le sfalciava con inaspettata eleganza. Tuttavia nessuno era mosso dalla curiosità di andare a verificare la sua perizia. Inoltre una malsana nebbiolina accarezzava il suolo.
Uscimmo.
Eravamo stati attratti invece da una sorta di crepaccio, poco profondo, che si dipanava nell’oscurità. Lo percorremmo fino all’apertura di una caverna all’interno della quale, stupidamente, pensavamo di trovare chissà quali tesori.

Ci trovò invece un serpente di fuoco che, per poco non pose fine ai nostri sogni di gloria. Scappammo tutti a gambe levate tranne Frank (Carunchio) che ci teneva ad interpretare la parte dell’eroe. Ah ah ah ah ah.
(Sessione VI, 19 Marzo 2018)

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