27 Alturiak, 1358 DR – Diario di un lupo, il pianto per i compagni perduti

Una pioggerella fine e umida cadeva su Ashabenford quella mattina, le campane suonavano a lutto. La spalla mi doleva ancora a causa delle numerose ferite riportate nell’ultima avventura in cui ci eravamo imbarcati e, nonostante le cure ricevute, il mio braccio sinistro portava il segno della corruzione che avevamo combattuto.

Era ormai passata una settimana dal nostro ritorno dal tempio di Silvanus, ma le grida disperate che Damon e Kelemvor avevano emesso mentre venivano dilaniati dai denti marci dei non-morti mi riecheggiavano ancora nella mente.Avevamo perso loro e il prete, Dave. É vero, il fattucchiere era strano e avventato, e il sacerdote di Lathander tedioso e troppo pavido, ma mi ero affezionato a quei ragazzi: non si erano mai tirati indietro in questo gioco che, purtroppo, se li era portati via.

Il funerale degli eroi.

Artorias era alla mia destra, fiero e con le spalle dritte, perseverante in quell’atteggiamento marziale che non abbandonava mai, ma nei suoi occhi potevo scorgere la tristezza e le mille domande che anche io mi stavo facendo. Guardava il capitano Bumblerose, come tutti in quella piazza, che stava facendo un discorso dedicato alle vittime della terribile maledizione. Mi piacquero le parole con cui dipinse i miei compagni. Li disegnò come eroi, loro lo erano.

Terminata la celebrazione mi avvicinai alla stele commemorativa che il capitano aveva fatto ergere, era impressionante il numero dei nomi incisi sapientemente sulla lastra di marmo. In fondo c’erano anche quelli di Dave, Kelemvor e Damon. I caratteri utilizzati per ricordarli erano differenti, lo stile era quello del Cormyr, leggermente più squadrato;sotto di essi era riportata la scritta:

A loro Mistledale deve la sua pace, per sempre verranno ricordati.”

 – Hanno avuto un degno addio, – pensai.

La settimana seguente passò rapida, le lacerazione sulla cute miglioravano, ma la mia mente e quella del paladino erano scosse e poco concentrate sul da farsi. Aiutare a sistemare i disordini causati da quella piaga pareva l’unico modo per distrarsi e tornare alla quotidianità. Passò ancora un po’ di tempo prima che ci decidessimo a preparare i nostri zaini, le serate nelle Braccia di Ashabenford in compagnia del capitano Zeke piano piano lenivano l’animo e addolcivano il ricordo dei terribili eventi vissuti. Era tempo di ripartire e staccarci dal viso rassicurante della nostra guida doloroso.

Una sera Artorias mi venne a trovare, sapevo cosa voleva dirmi, sapevo che il suo cuore gentile aveva atteso che fossi nuovamente pronto. Mi disse solamente:

– È tempo di rimettersi in marcia, amico mio.

Annuii, sapevo che aveva ragione; Ruth era da qualche parte e dovevamo finire ciò che ci eravamo prefissati.

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