4 Alturiak, 1358 DR – Galline e serpenti

Finalmente uscimmo dalla misteriosa casa del consigliere Malorn e ci dirigemmo alla taverna per decidere il da farsi. Tutti gli indizi raccolti conducevano verso un unico luogo, l’abbazia di Silvanus, un tempo frequentata dai druidi, ora dimenticata e in rovina.

“Per raggiungerla in giornata avremo bisogno di cavalli. La gente di Mistledale è allo stremo delle forze e prima risolviamo questa situazione meglio è,” disse il capitano Zeke.

Riuscimmo a recuperare viveri e un totale di 9 cavalli, non abbastanza per tutti, così Dave e Ellios decisero di restare ad Ashabenford per aiutare i pochi abitanti rimasti in vita. A partire invece in direzione dell’abbazia abbandonata eravamo: io, Logan, Artorias, Kelemvor, Jhanira, Zeke, i due dragoni purpurei e la guardia di Mistledale al seguito dell’ufficiale.

Salutammo i nostri compagni e partimmo al galoppo. Cavalcammo tutto il giorno tra le fitte nebbie e ci fermammo solamente per recuperare le forze con il poco cibo recuperato ad Ashabenford. Del tempio di Silvanus era rimasto soltanto il perimetro, formato da mura in rovina e alte colonne. Il tetto era crollato lasciando detriti sul pavimento lastricato, dove crescevano incolte erbacce e cespugli. L’unica cosa ancora intatta era la statua di Silvanus, posta sopra un piedistallo.

“Non ricordavo che la statua del Padre delle Foreste avesse queste fattezze…” disse Jhanira con aria preoccupata. Infatti la statua, di fattezze elfiche, mostrava segni di cattivo auspicio: sul braccio destro era scolpito un serpente aggrovigliato e il braccio sinistro.. bè il braccio sinistro era scheletrico. Anche Artorias, dopo aver chiuso gli occhi un istante, assunse un aria preoccupata: “Questo tempio è stato sconsacrato, un’aura malvagia si aggira intorno a quella statua..”

Scesi da cavallo entrammo nel cerchio di pietre e mi avvicinai al piedistallo esaminandolo. Degli strani simboli erano stati incisi in direzione dei quattro punti cardinali e, sotto di essi, delle scritte in un linguaggio a me sconosciuto. Quando mi voltai per guardare cosa stessero facendo gli altri li vidi osservare sospettosi un cespuglio. Logan con la freccia incoccata e la mano tremante tirò in direzione di esso colpendo un’immonda gallina squamosa. Essa emise un verso che riecheggiò in tutta la radura, dopodiché si accasciò a terra. Numerosi gracchìi simili risposero al lamento della gallina uccisa e sei polli ci attaccarono da tutte le direzioni. Fortunatamente riuscii ad uscire dal tempio e quando vidi il corpo impietrito di Trygve, uno dei dragoni purpurei, ringraziai di non essere stato colpito dal becco di quelle bestie.

Una cockatrice.

Artorias e Zeke, impazienti di terminare la perlustrazione, spinsero con tutte le loro forze la statua di Silvanus, aprendo il passaggio che si trovava sotto di essa. Delle scale portavano in basso, così con torce e luci magiche scendemmo. Alla fine della scala un portone di bronzo a due ante ci sbarrava la strada. Tra le due ante era stato forgiato una specie di catino dalle fattezze della bocca di un rospo. Sopra allo stipite, invece, la mostruosa faccia di una donna dai capelli serpentini sembrava avvertirci di un pericolo imminente. Jhanira avvicinandosi toccò le porte e una voce profonda e meccanica pronunciò parole in una lingua a me sconosciuta; ella poi si voltò e tradusse “Placa la mia sete e potrai passare”, quindi avvicinatasi al catino notò un pugnale di bronzo e senza tante parole si fece un taglio sulla mano. Il sangue cadde copioso e si depositò nella bocca del rospo. Nessuna risposta. Così uno ad uno ci incidemmo la mano e lasciammo che il sangue cadesse nel catino. Quando anche l’ultimo di noi si tagliò, il rospo gorgogliò e la porta si aprì. Oltre di essa un’immensa sala buia…

Molte statue si trovavano sparse per la stanza alcune sdraiate ed indifferenti altre in piedi e spaventate, ma tutte avevano lo sguardo rivolto verso l’alto. Sul soffitto l’enorme dipinto di una donna dai capelli serpentini fissava minacciosa l’esercito di statue. Divisi in due gruppi riuscimmo, anche se molto inquietati, ad attraversare la stanza fino a una porta che si trovava sul lato opposto. Aprendola un tanfo di morte ci riempì le narici. La stanza era piena di ossa e carne in putrefazione in ogni angolo e al centro di essa un pozzo straripava di cadaveri. Artorias camminò spavaldo verso l’altro lato della stanza dove si trovava una porta, ma fu presto bloccato da qualcosa di invisibile, che lo costrinse a tornare indietro tra tosse e conati. Grazie ai miei occhi riuscii a notare una strana aura marrone che aleggiava intorno al pozzo. “Dobbiamo aggirarlo,” dissi con gli altri. Superato il pozzo aprii la porta con la mia mano magica e ci ritrovammo in un corridoio, in fondo ad esso due porte.

“Questa ha un odore che non promette nulla di buono, apriamo quest’altra,” disse Zeke avvicinandosi alle porte.

Procedemmo seguendo il naso del capitano, che ci condusse ad una prigione dimenticata. Mentre esploravamo le varie celle, dei pesanti passi giunsero alle nostre spalle. Due figure abnormi, che parevano il blasfemo risultato della composizione di cadaveri differenti, ci attaccarono. Il capitano dei dragoni purpurei ci mostrò finalmente di che pasta era fatto! Stese a terra le due creature e le finì con la sua spada, Suzail, ancora prima che esse potessero fare qualcosa. Zeke, Artorias e Logan decisero di aprire un’altra cella e, sfondata la porta scoprirono un anello su un piedistallo. Vidi gli occhi di Artorias brillare e la sua mano magica stringere l’anello attivando una trappola mortale. Un gas velenoso lì investì: Artorias cadde a terra, mentre Logan e Zeke riuscirono a mettersi in salvo. Fu Kelemvor a recuperare il corpo di Artorias, del quale si prese poi cura Jhanira. Ci sedemmo esausti e, con un occhio vigile, ci riposammo.

Guardai Artorias. Qualcosa non mi convinceva in lui, qualcosa nel suo comportamento era cambiato. La mia attenzione era però subito stata catturata da qualcos’altro. “Devo capire di che si tratta,” dissi tra me e me.

 

(Sessione XIII, 7 Dicembre 2017)

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