15 Hammer, 1358 DR – La diplomazia delle Valli!

Per quale motivo tutti dovevano essere ciucchi a ingrassare insieme a Capo Nosnra mentre io e quello sciocco di Maso eravamo a tenere compagnia all’ometto imbronciato, questo era un mistero che il possente intelletto di Berto non poteva risolvere, ma tant’è.

La serata si fece giusto più interessante quando arrivarono, scortati, quei tre omarelli mascherati, neanche fosse Gigantevale, raccattati nel canile da Maso.

Furono interrogati dall’ometto imbronciato, tale Bastone Morn, o Randello, come si chiamava. Gli chiese qualcosa riguardo al sopravvivere, e a un patto per cui lui voleva un pezzo di carta, e loro avrebbero avuta salva la vita. No, concluse Berto, quel Morn non era certo un tipo intelligente, a valutare la carta più della carne umana frollata, o almeno di un po’ d’oro, ma tant’è.

Per fortuna, uno dei tipetti in maschera ravvivò la serata, scagliando dei dardi a Bastone, forse per assaggiare lui la carne umana allo spiedo. O forse no, la mente di Berto gli giocava brutti scherzi, quando era molto affamato, ma tant’è.

Smazzuolata in corso!

Gli deve aver detto qualcosa tipo “traditore delle Valli, bastardo figlio di un cane io sono tal dei tali Halfgrimur e vendicherò l’affronto che tu vile carogna AARRGHHHH!!! TUUMP”.

Cioè, le ultime due parole non sarebbero arrivate proprio in quel modo se il pesante mazzuolo di Berto non fosse calato sulla testolina del chiacchierone mascherato, facendolo stramazzare al suolo come una giumenta dopo una notte di sesso con dodici stalloni, ma tant’è.

E proprio quando la serata stava per essere raddrizzata, e Berto avrebbe potuto avere la sua parte di carne, i due ometti si rimettono a parlare con Bastone, di “certificati bollati controfirmati attestanti il lasciapassare A38 per Shadowdale attraverso atto notarile ribadito in solido da Catenazzo apostolo di Bane e Rottincul o forse un altro nome uguale Rugmor di Vattelapescadale, che garantivano passaggio salvo al cui presente Bastone Morn figlio di un Morn e di una madre ben pasciuta, che…”

Proprio in quel momento, tale Catenazzo chiese a Berto di sincerarsi delle condizioni del povero elfo, che in effetti in quel momento si trovava disteso al suolo sotto il piedone di Berto. Dovete sapere che trattavasi di elfo, perché il buon Berto, da cuoco provetto qual’era, aveva cominciato a togliere le spine e la scorza dal cibo prima di degustarlo, come aveva visto fare dal cuoco Gigantevacciulo con il salmone gigante di altura, e gli aveva tolto spada, arco e maschera, rivelando un volto – un po’ pesto, per la verità – da elfo, ma tant’è.

Vivo era vivo, e quindi, accontentato il Signor Catenazzo, tutti quanti si sono rimessi a cianciare di salvacondotti.

Per uno di quegli strani casi fortuiti della fisiologia umana, che nulla ha a che vedere con l’ingresso inatteso di un astuto mago invisibile e cauto come un puma che ha sfidato la morte acquattandosi ai piedi di Berto e ha ravanato nello zaino dell’elfo fino a trovare una pozione di cura e non un’altra di trasformazione immediata del malcapitato in zombi e l’ha usata per rinfrancare il corpo pesto dell’elfo, per uno di quegli strani casi fortuiti della fisiologia umana, dicevo, l’elfo si era ripreso da solo, giusto per cominciare a minacciare Bastone, a prendere dallo zaino ‘nsoquale pozione e finire, naturalmente, di nuovo disteso al suolo, con l’aiuto del mazzuolo di Berto.

 

Da qui in avanti, i ricordi di Berto si fanno un po’ più confusi.

Pare che la trattativa sul lasciapassare non sia andata proprio proprio liscia, al punto che Catenazzo ha sventolato la mazza come Rocco Gigantiffredi e cotale vista ha terrorizzato sia Maso – di cui si sa l’incidente occorso al suo pisellino da infante – sia il povero Bastone, finito in breve bastonato da quel tizio mascherato, Roccamalatina o come si chiama, e finito nel sacco. Si sa che l’espressione “messo nel sacco”, di provenienza gigantica, è stata dagli umani resa astratta, ma questo strano umano ha davvero messo in un sacco il povero Bastone bastonato, così che a Berto vennero le lacrime agli occhi, a ripensare quando da giovane ci metteva i nani e gli hobbit, nel sacco.

Berto aveva sentito una vocina melliflua blaterare qualcosa, e non ci aveva fatto caso, ma quando alle sue orecchie arrivò chiara e decisa la voce che sussurrava “Questo non è l’elfo che state cercando”, Berto si rilassò e capì che presto avrebbe raggiunto gli altri, a cena.

Ok, è vero che una forza magica gli si insinuò nella borsa – no, non quella borsa, quell’altra – e fece cadere le “lische” – arco, spada e frecce accanto all’elfo; ok, è vero che l’elfo, ripresosi per la seconda volta, neanche fosse un pescegatto, cominciò a tirare frecce come un pazzo verso il povero Maso, che a sua volta gridava aiuto; ok, è vero che la porta si spalancò e arrivò il piccolo Luigino, un tenero gigante delle colline con i suoi meta-lupi da compagnia, per essere freddati tutti quanti da un cono di fresco che neanche le caramelle dello scoiattolo nel bosco, ma tant’è.

Insomma, uno gnoll assopito in un angolo dello stanzone, un elfo guerrafondaio dalla buccia dura che spara frecce a più non posso, un Catenazzo dalla mazza di fuori alle prese con una muta di lupi raffreddati, Maso più di là che di qua, Ragnarok Mentoliptus dall’alito balsamico con Bastone nel sacco e una balestra – la cui pericolosità per i propri compagni è ancora sotto osservazione dal Comitato per la Regolamentazione Armi da Tiro – tra le mani, e tutt’una fortezza in allarme, con fior fiore di giganti ubriachi che corrono qua e là cercando evasi e intrusi, ma, tant’è, la vocina alle orecchie di Berto gli portava echi lontani:

 

“Ninna nanna, ninna o, 

Questo gigantino a chi lo do,

Lo darò all’elfo arciere

Che gli fa un buco nel sedere,

Lo darò a Don Catenazza

Che gli drizza il pelo con la mazza,

Lo darò all’uomo mascherato

Che lo rende assiderato,

Lo darò allo gnoll cagnuzzo

Che lo storidisce col suo puzzo,

Lo darò al buon master Mattia

Che con la regola del critico lo porta via,

Lo darò alla sua mamma

Che di nome fa Lapo e ora smamma.”

 

 

(Sessione IV, 12 Novembre 2017)

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