27 Eleint, 1357 DR – Agenzia investigazioni Paggot & C.

Non riconosco più questo paese, davvero la Guerra delle Valli l’ha cambiato molto. Tuttavia, come spesso cerco di spiegare ai miei ragazzi, la guerra porta ossigeno ad attività che altrimenti sarebbero da chiudere. Non che a 60 anni suonati mi piaccia particolarmente spaccarmi le ossa per valli e per colline, ma da quando, oramai 40 anni fa, il forno di mio padre andò a fuoco non ho conosciuto altro modo di guadagnarmi da vivere, se non quello di mettere un po’ di pepe al deretano di malviventi e fuggiaschi.

Ora che la guerra è finita è tutto un metti-togli di avvisi: cercasi, vivo o morto, e ricompensa. Mi ero ridotto ad investigare sulle frequentazioni della moglie del mugnaio, ed eccomi qui di nuovo in sella con due baldi giovani. Gatti pulciosi di paese, s’intende, ma svegli come donnole tarantolate! Ad ogni modo l’agenzia Paggot & C. ha ripreso a girare come si deve e non si è più costretti ad accontentarsi di zuppa di cipolla e pane nero a cena.

Questa volta siamo alla ricerca di una banda di furbetti, che ha già messo a segno due colpi. Si parla di reliquie trafugate di un culto di paese, e questo dà la misura di come stiamo messi: “Quando la gente se la prende con Yondalla e i santi, Ramsey,” mi diceva il vecchio Paggot, “guarda in alto, perché sta a venir sera!”.

Il vecchio Ramsey Paggot della Paggot & C.

A essere sinceri i cinque ci stanno facendo mangiare la polvere, conoscono la campagna tra Battledale e Featherdale come le loro tasche. Sospetto, in effetti, che ci sia tra loro qualche veterano di Scardale, ma ho preferito non condividere questo pensiero con i ragazzi, sono giovani e non vorrei metter loro ansia.

Dice il proverbio “non c’è due senza tre” e allora, fatti i dovuti risvolti ai bragoni, siamo ripartiti come segugi ansimanti. Abbiamo puntato sud lungo la Strada Rauthauvyr, quindi prima di Ponte Piumanera girato a est e tagliato per le colline Dun, lungo un viottolo che quel dritto di Sughero conosceva a menadito, per arrivare il 27 di Eleint, se il calendario non m’inganna, ad un “cul de sac” di paese chiamato Last Hope. “Mai nome fu più azzeccato,” suggeriva la faccia di Zaratustra, che ha un debole per le grandi città e le sue cagnette. Ma è lavoro, dico io, e allora a bagnare il biscotto si aspetta la paga acquisita. Sbaglio forse?

Giungiamo a Last Hope nottetempo, venendo da est perché la strada gira su se stessa dietro ad un colle. Il primo edificio che si vede è la taverna del paese. “L’Ascia Malinconica” legge a voce alta Zaratustra, quindi mi guarda dall’alto in basso (l’unico modo in cui potrebbe farlo ad ogni modo), a lasciarmi intendere che lo porto sempre in posti di merda. Faccio finta di niente.

 

Mappa dell’Ascia Malinconica e Last Hope

Entriamo dentro e il locale, composto di un piano singolo, si presenta meglio di quello che ci si aspetterebbe da fuori. L’ambiente è ben illuminato e discretamente frequentato: ad un tavolo sta un gruppo di locali; ad un altro sta un tizio dall’aspetto più curato, che si rivelerà il padrone dell’emporio di paese; quindi al bancone riconosciamo dai paramenti quello che deve essere un ecclesiastico. Strocca, la taverniera, una donna matura, ci fa accomodare e noi ordiniamo immediatamente la cena. Inganniamo l’attesa del pasto guardandoci attorno e attaccando bottone agli astanti. In particolare Sughero viene a sapere che un locale pare muoversi goffamente tra i boschi circostanti e il paese, il ché ci suona strano per essere nativo dei luoghi.

Ci gustiamo il cibo e il liquore locale del quale l’oste è particolarmente orgoglioso. Scanso i ripetuti brindisi, non vorrei peggiorare la mia gastrite e mi rifugio in qualche boccata di sigaro. Concordiamo con Sughero che vale la pena faccia un giretto fuori a controllare la situazione, mentre Zaratustra ed io intavoliamo un discorso con Albert, il padrone dell’emporio, uno schifiltoso che sia atteggia da mercante sembiano solo perché porta una camicia di cotone. Idiota.

La serata dà buoni frutti, e vorrei vedere, con l’esperienza che metto in campo! Sughero nota alcuni movimenti sospetti nei pressi di una baracca un po’ più grande, che viene utilizzata come municipio. Segue il figuro che si aggira attorno allo stabile in maniera circospetta anche fuori dal paese, fino ad un rifugio da guardiacaccia che ospiterebbe gli averi di 3 uomini d’arme e un incantatore. Saggiamente il ragazzo, raccolte le preziose informazioni, rientra a raccontarci tutto. Da parte nostra ci accordiamo con Albert per una bella chiacchierata mattutina che ci chiarisca le idee sui recenti arrivi in paese e sulle figure che lo abitano. Ovviamente per il disturbo gli anticipiamo una moneta d’oro.

Abbiamo già un bel programmino per l’indomani, quindi penso bene di andare a letto (tra l’altro mi scappa da cacare…). Il vecchio Paggot diceva sempre: “Quando il piede sinistro non segue più il destro, è ora di riflettere!

Ma è proprio quando sto finalmente dormendo della grossa che il giovane Sughero disturba i miei sogni…

 

(Sessione I, 12 Agosto 2017)

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