10 Nightal, 1332 CR – Una belva a Eveningstar

Gli Evenor, nome col quale sono identificati gli abitanti di Eveningstar, avevano appena iniziato ad elaborare il lutto per la scomparsa di Lurin e Syndair, quando nuovi guai arrivarono puntuali, come corvi, a bussare alla loro porta.

Questi guai indossavano gli alti stivali da viaggio, la pesante pelliccia grigio nera di lupo e il cappello a falde larghe di Logan Greenhood, nipote di Bardobarg Greenhood. I Greenhood sono una famiglia nativa di Ghiarathor, un paese con meno di 200 anime situato nell’ombelico della Foresta del Re, famoso per l’allevamento e le corse di coleotteri giganti; si erano tuttavia spostati in una zona più isolata quando, nel 1254 CR, Bardobarg era stato accusato di cannibalismo. Di cose strane se ne dicono, ma quella voce aveva percorso miglia e miglia fino a giungere al palazzo reale di Suzail; nessuno tuttavia si era messo sulle tracce dei Greenhood perché erano i migliori cacciatori della zona e avevano la fama di essere dannatamente “selvatici”.

Dare la caccia ad un Greenhood? Sicuro come cercare di schiacciare una pustola sul culo di un orso – borbottavano gli anziani.

Il giovane Logan, il cui portamento curvo lo faceva assomigliare ad una iena a due zampe, calcava le vie di Eveningstar una, due volte l’anno, in autunno e in primavera; normalmente si presentava su un vecchio carro, carico di pellicce, trainato da robusti palafreni, si tratteneva al massimo due o tre giorni alla Mano di Benvenuto quindi, venduta la merce, si dileguava col ricavo fino alla stagione successiva.

Logan Greenhood

Ma quella volta mise piede in paese il 10 di Nightal, varcò la soglia del Boccale Solitario e si diresse con fare minaccioso direttamente al bancone. Sfortuna volle che a servire non vi fosse il titolare della locanda dietro al bar, uomo più adatto al dialogo, ma il giovane Damon CalenLass.

Guarda, guarda… – l’apostrofò Greenhood, mostrando i suoi denti neri – Malar mi è favorevole, pensavo sarebbe stato più faticoso trovarti.

Sfoderò un coltellaccio la cui lama corta e affilata era sufficientemente duttile per scuoiare capretti, o sgozzare un uomo. Damon fece un passo indietro, riconoscendo il fratello di Ruth Greenhood sbiancò di colpo.

Lo sguardo del cacciatore erano pieno di collera – Dove la nascondi, ratto schifoso? – e con un balzo era già oltre il bancone a meno di un metro dal mezzelfo.

[…]

L’abbraccio di Titania

Il racconto di Damon

 Anno del Verme – 1331 secondo la datazione del Cormyr

Credo fossero giorni che vagavo nella foresta. La pazza gioia che l’incontro con Titania, vero o presunto, mi aveva provocato era stato rimpiazzato da un senso di incertezza e smarrimento. Sentivo i confini dello spazio, ai quali i miei sensi mi avevano abituato, una prigione insopportabile. Ero cieco e avevo veduto, ero sordo e avevo udito. I limiti definiti delle cose si sfuocavano come in un sogno. Comprendevo quanto effimera fosse ciò che il giorno prima avevo definito realtà.

La mia Regina risiedeva oltre quella pellicola che non sapevo come oltrepassare, una terribile angoscia mi riempiva il cuore.

[…]

Giunto in un bosco di noccioli,

nei pressi di uno specchio d’acqua,

vidi una fanciulla,

la sua pelle bianca rifletteva la Luna;

 

Sei sogno o realtà? – disse lei

Tutto respira e si ricompone in Titania, madre e meretrice

 

Snella danzava un inno al vespro,

e con una bacchetta disegnava cerchi nello stagno,

la chioma nera teneva raccolta in una coda,

il fuoco la possedeva;

 

Sono ramo e foglia, umano ed elfo – disse lui

Tutto respira e si ricompone in Titania, madre e meretrice

 

Ruth Verdecappuccio presi per mano,

mai altro mortale l’aveva sfiorata prima,

che la sua guardia era vigile,

e le gambe forti e veloci;

 

Non grido, non oggi – disse lei

Tutto respira e si ricompone in Titania, madre e meretrice

 

Mi morse il collo,

e col ventre spingeva,

boccheggiando la fine della sua innocenza,

un rantolo ferino;

 

La lusinga è il mio potere – disse lui

Tutto respira e si ricompone in Titania, madre e meretrice.

 

 

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