23 Marphenot, 1357 DR – Gli amici sono i nemici e i nemici sono gli amici

“Siamo in una situazione critica. Niente di nuovo, sia chiaro.

I buoni sopra, i cattivi sotto. Sopra prospera la civiltà, il raziocinio, la volontà, il Bene. Sotto si annida la paura, il caos, la sottomissione, il Male. Sappiamo tutti che le cose non stanno così ma ci fa comodo pensarlo.

Due di noi si trovano sopra, due sotto. Il gruppo è diviso. Non si impara mai dai propri errori. Li si perpetua fino all’ultimo, quello fatale.

Si tratterà dell’ennesima opportunità che Tymora ci offre per apprezzare il valore della Vita o l’ultima trappola nella quale volontariamente ci siamo andati ad infilare?” – Halfgrimur della Corte Elfica – Marphenot, 1357 DR, Anno del Principe

 

SOPRA, notte.

La retorica di Zeke non è migliorata col tempo. Anzi.

Non convince quegli stolti dei Cavalieri di Mistledale – i due Dragoni invece, educati alla disciplina del Cormyr, si piegano all’autorità – che Yngwar non era più Yngwar quando ha provato a pugnalarci alle spalle, ma soltanto un freddo esecutore animato dal cupo odio di chi non appartiene più alla schiatta dei viventi. Nel tentativo di far passare dalla nostra parte quelle pecore travestite da soldati, utilizzo un vecchio trucchetto per far sobbalzare magicamente le assi di legno sotto al cadavere durante l’arringa del capitano. Nulla.

Il pregiudizio nei miei confronti è tale che mi danno del fattucchiere: ci intimano di deporre le armi. Il più loquace degli ammutinanti è il primo a pagare la sua arroganza con la vita: Zeke lo decapita brutalmente.

Silenzio.

 

SOPRA, pomeriggio.

Prima che gli amici diventino nemici il gruppo è unito. La nebbia ci accompagna nella perlustrazione dei sette tumuli. La ricerca non ha portato ad alcuna scoperta di rilievo. La speranza di trovare ingressi nascosti o porte segrete rimane tale. Non sono altro che montagnole di terra, la cui circonferenza è formata da grossi massi longitudinali disposti l’uno accanto all’altro. Non ci sono spiragli o pertugi.

Anche la settima tomba, quella più adatta a contenere le spoglie di un re, viste le dimensioni gigantesche (misura 42 metri in lunghezza, 18 in larghezza e 3 in altezza!), chiude il lato ovest di questa immensa trincea.

I nostri sforzi allora si concentrano nella zona del tempio.

Sotto alle recenti braci del camino si apre un pozzetto largo appena 60 cm e profondo 4,5 m.

Arpino è stranamente desideroso di calarsi nelle profondità (e io che lo ricordavo claustrofobico…). Lo lasciamo fare considerando la mia stazza e quella di Zeke. Togliersi l’armatura è d’obbligo, legarsi ad una corda altrettanto.

Il pozzo nel quale si cala Arpino

 

 

SOTTO, notte.

Una ragnatela di tunnel alta un metro e mezzo e larga all’incirca 75/90 centimetri si srotola davanti al nano.

Pungolato dalla febbre del cercatore di tesori, Arpino percorre, scettro nella destra e martello nella sinistra, un corridoio di quaranta metri che sbocca in un ampio salone. Tre uscite cieche posizionate rispettivamente a sud lasciano intuire che si può soltanto risalire. La modalità di accesso al sotterraneo è replicata qui al contrario verso chissà quali cripte.

Il nano riesce ad arrampicarsi, aiutandosi con i piedi, e ad accedere ad una stanza suddivisa in tre parti: nella prima sono accatastati vasi canopi in gran numero, nella zona centrale giacciono resti di corpi decomposti e un cadavere che, a giudicare dal rigor mortis, deve essere trapassato da pochi giorni. L’ultima area contiene invece il sudario di quello che doveva essere un re. Dekontar, Aenkar o chi altro?

Tuttavia tali congetture sono interrotte quasi subito, dal momento che cinque mummie emergono dall’oscurità, imponendosi come questione prioritaria al nano.

Come il lupo riconosce i propri simili quando si avvicina il branco, Arpino non sembra a disagio in mezzo a quella comunità di non-morti. La rassicurante presenza dell’anima del caro vecchio Orbakh, imprigionata nello scettro, appiana quello che poteva diventare molto più che un diverbio tra contadini vicini.

Purtroppo Ellios, non appartenendo a quella fazione, irrompe nella stanza rovinando definitivamente l’atmosfera di concordia. Volano pugnali. Le mummie reagiscono e lo feriscono quasi mortalmente. Anche Arpino ora è considerato un nemico ed è oggetto della furia degli abitanti dei cunicoli.

Ma il sangue che scorre nell’uomo di Shadowdale trae origine dall’Acheronte e in un accesso di ira il tiefling rivela la propria natura diavolesca avvolgendo tra le fiamme una delle cinque mummie.

Silenzio.

 

Che fare?

 

(Sessione III, Sabato 10 Giugno 2017)

 

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