23 Marphenot, 1332 CR – Tumuli nella nebbia

Dal diario di Zachary Bumblerose, capitano dell’ordine dei Dragoni Purpurei.   1332 dalla fondazione di Casa Obarskyr – Anno del Principe

Faccio approntare il carro e dò disposizioni agli uomini. Trasmetto una sicurezza che non c’è, che sicuramente non ho. È cominciata stamane. Per la prima volta, la vista mattutina delle terga pelose di Arpino mi hanno fatto andare di traverso la salsiccia briaca, poi ho visto quei due.

Ormai ho abbastanza esperienza per sentire…per capire che non c’è altro da prendere. Il momento è passato. I guai quando arrivano, si susseguono a frotte, a ondate a legioni in formazioni inarrestabili. Quando questo succede, l’unico modo per avere qualche possibilità di non restare travolti è bloccare il colpo all’origine, prima che l’urto frantumi ogni cosa. Così non mi ha sorpreso ricevere la notizia dell’agguato e non mi ha sorpreso vedere che le frecce erano di fattura umanoide. Il capitano Zeke parte per i tumuli, ho pensato appena ho visto quei corpi, l’unico posto della zona in cui sono certo cucinino una pessima salsiccia briaca.

Quando Haresk, Alto Consigliere di Ashabenford, soddisfa la curiosità di Halfgrimur, raccontando di come i tumuli abbiano conservato i corpi degli antichi re delle Valli; di come il primo re, Dekontar sia ancora lì sotto da qualche parte e di come l’ultimo, Aenkar, il Re ammantato, potrebbe, non solo esserci sepolto, ma anche passeggiare di quando in quando nei paraggi per rifarsi un esercito col quale conquistare il mondo, io non posso trattenere un sospiro di amara disillusione.

I tumuli nei pressi di Ashabenford

Pare che il vecchio Aenkar, il Re Ammantato, così chiamato per via di una maschera che usava per nascondere il proprio viso, si sia trastullato con un libro dei morti per garantirsi vita eterna, ma che sia infine stato tradito dai suoi stessi uomini, quando scoprirono cosa celava la maschera.

C’è di buono che Haresk mi concede tre uomini di Ashabenford per garantire la comunicazione tra i tumuli e la città che collaboreranno con altrettanti dragoni purpurei. Probabilmente moriranno tutti, ma consentiranno alla città maggior coesione se le cose si faranno brutte.

Oltre alla salsiccia briaca, ciò che più mi dispiace lasciare è la sacerdotessa di Chauntea, Jhanira.

Con Arpino, Halfgrimur e Ellios la raggiungiamo, mentre, assieme alle consorelle, distribuisce il vitto ai poveri della città. Occhi del colore della terra fertile, capelli biondi come le messi poco prima di essere raccolte, un velo sul capo e un corpo che ricorda anche ai più sbadati quanto sia doveroso per l’essere umano riprodursi e soprattutto esercitarsi a lungo e frequentemente per farlo bene. A vantaggio delle future generazioni, intendo.

Jhanira, oltre al suo ancheggiare, ci offre l’accesso nella biblioteca del tempio. Scopriamo che i tumuli erano sorti sull’insediamento di un’antica tribù di elfi scuri e che svariati avventurieri si sono spinti in quelle lande in cerca del tesoro dei re, ma che non sono più tornati.

Il pomeriggio partiamo. A sera, arriviamo nel punto in cui dovremmo abbandonare la strada e proseguire verso i tumuli. Decidiamo di fermarci e montiamo il campo. Seguendo il piano, un dragone parte a cavallo per comunicare la nostra posizione. Ne partirà uno ogni 12 ore. Che gli dei li proteggano! La mattina, quando ci svegliamo, notiamo che la nebbia si è alzata, disfiamo il campo e procediamo con cautela. Il terreno è impervio e il carretto ci impedisce di muoverci con agilità. Notiamo attorno a noi i resti dell’antico insediamento di elfi scuri e nel tardo pomeriggio scorgiamo i tumuli. L’aria è pesante e fradicia. Cerchiamo di nascondere il carro in mezzo ad alcuni cespugli, ma siamo spossati e il nostro umore è pessimo. Non c’è bisogno di esperienza per percepire il male che cova in questi luoghi, risvegliato da chissà quale oscura forza.

I tumuli sono costituiti da una serie di edifici circondati da un terrapieno alto circa 5-6 metri, largo 500 metri e lungo 300 metri. I terrapieni si possono salire senza particolari difficoltà, ma l’unico ingresso vero e proprio è uno stretto pertugio sul lato sud attraverso il quale è possibile passare solo in fila indiana. Ordino ai soldati di costruire due muri di terra all’entrata e all’uscita del pertugio.

Assieme ad Halfgrimur e Ingwar decidiamo di esplorare per prime le rovine di quello che sembra essere un tempio. Le porte sono in pietra, ma si aprono con facilità. Tutta la zona è in rovina, ma diverse impronte di piedi circondano ed entrano nel tempio. Non siamo soli. Prendiamo tutte le precauzioni, ma quando entriamo non troviamo altro che sfacelo, un unico spazio con una camino al centro, alcuni letti intatti, ma all’apparenza privi di interesse e un pavimento di legno sopra il quale sono dispersi rottami e detriti di ogni tipo.

 

(Sessione II, 13 Maggio 2017)

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