27 Marphenot, 1356 DR – L’alba successiva all’ultima battaglia di Lashan Aumensair

Alle luci del mattino del 27 Marphenot 1356, 450 anni e un giorno dopo l’insediamento del primo umano nella Torre Ritorta, Shadowdale si risvegliò nel gelido abbraccio di un inverno che sembrava non arrivare mai. La neve si posava copiosa sugli edifici danneggiati dagli incendi appiccati la notte precedente. I templi erano ora la casa di chi non possedeva più un letto dove dormire, il palazzo di Lord Mourngrym ospitava i feriti e le segrete gli invasori venuti da Scardale.

Fuori, nelle strade rese fangose dal maltempo, soldati con le nere insegne di Zhentil Keep si occupavano di portare la legna per i camini e scortare i carri, provenienti dalla vicina Voonlar, dei mercanti che rifornivano di vettovaglie gli abitanti.

I Cercatori osservavano tutto questo da una stanza del Vecchio Teschio, nell’ala della locanda che non era rimasta danneggiata dalle fiamme.a481d-winter_village

  • Chi l’avrebbe mai detto, – borbottava tra sé Klaus scrutando, scostata la tenda che oscurava la finestra, il via vai delle truppe del Mare della Luna – tra tutti gli improbabili alleati, mai mi sarei aspettato un intervento dei seguaci di Bane.
  • Sono giorni strani, mio caro Klaus – gli rispose Dirnal, intento in un caldo pediluvio – gli amici sono nemici e i nemici amici… che mal di testa!

Il nano non si riferiva solamente al rimescolamento di alleanze, ma soprattutto alle botte subite dagli esseri che gli Inferi avevano vomitato nella cima del Tempio di Lathander.

TOC TOC, sentirono bussare alla porta.

  • Avanti! – fece Imong dal letto dove riposava la gamba fratturata.

La porta si aprì rivelando l’agile figura vestita di bianco di Alusair, i capelli raccolti in una treccia d’oro e di rame. La ragazza era riparata da una preziosa cotta d’argento, che aveva sostituito lo sgualcito corpetto in cuoio che le erano abituati vedere addosso. Klaus fece immediatamente un inchino (anche Imong e Dirnal cercarono di imitarlo, quest’ultimo col solo risultato di rovesciare la bacinella e allagare d’acqua la stanza), sfoggiando il suo sorriso migliore:

  • Altezza, grazie di questa visita. Siamo onorati.

Il tono del sembiano non era sarcastico, la notte precedente aveva cambiato per sempre sia la giovane che li aveva accompagnati dal deserto di Anauroch a Shadowdale, sia il paladino di Helm, che si era ritrovato nell’ora più sublime del pericolo e del valore. La sua spada si era levata per gli inermi, aveva sostenuto e incitato i figuranti presi di sorpresa dalle truppe del figlio di re Uluf, infine era stato lo scudo che aveva protetto Dirnal e Imong, caduti contro i diavoli che avevano distribuito morte ai preti presenti nel Salone del Mattino (Rewel fortunatamente si era salvato, nonostante le ferite lo avrebbero invalidato per il resto della vita).

Nuove responsabilità attendevano tutti, pensava: a Rewel aspettava la guida e la ricostruzione del tempio di Lathander; a Alusair un posto a corte, a fianco di suo padre, Azoun IV, re del Cormyr; Kloi era il nuovo Maestro dell’Abazia di Tyr sulle colline Dun; e lui, che aveva finalmente ritrovato se stesso, poteva tornare a testa alta da Maestro Aris.

  • L’onore è mio, Lord Ghoremoon. Sono venuta per aggiornarvi sulla situazione. Non ho idea di quanto a lungo Zhentil Keep sosterrà le Valli, ma per ora dobbiamo la nostra vita anche al Mare della Luna. Un giovane sacerdote (il titolo ecclesiastico più appropriato sarebbe “Schiavo”) di Bane, tale Chainer Darkbringer è a capo del contingente che così alacremente si sta dando da fare per il nostro bene. Sicuramente un popolo tanto abituato alla guerra è anche capace di gestire in maniera efficace le emergenze: i soldati agiscono come formiche operose. Nessuno fiata, nessuno protesta. Sono un esempio di efficienza e dedizione. Ad ogni modo, il Lord di Shadowdale sta trattando perché tutte le milizie si ritirino quanto prima dalla Valle. Così devo fare anche io, lascerò il paese oggi stesso.
  • Allora, Alusair – a parlare era Ebeadat, ancora sporco di fango, appoggiato alla parete all’ombra della porta d’ingresso – sei venuta a dirci addio?

Un velo di tristezza passò sul volto della giovane, ma fu solo un momento, immediatamente a soccorso le venne l’educazione che aveva ricevuto fin da bambina. Contenuta l’emotività Alusair Nacacia Obarskyr rispose al ramingo:

  • Sì, valorosi compagni, qui si dividono le nostre strade. Tuttavia il Cormyr e le Valli non dimenticheranno mai i vostri nomi, e io farò lo stesso. In molti si sono battuti negli ultimi mesi, ma in poche circostanze così tante persone hanno avuto un debito di riconoscenza nei confronti di così pochi valorosi. Se questa terra è libera, sicuramente lo deve anche a voi. Vi ringrazio per il vostro coraggio.

Ebeadat capiva che quella risposta articolata era un modo per dire che non c’era futuro per loro e che l’amore di una notte era tutto ciò che gli rimaneva. Klaus guardò l’amico rivale, a modo loro ciascuno aveva cercato l’approvazione della principessa. Ora il rango imponeva una distanza incolmabile, era una lezione che il cavaliere poteva accettare, ma per Ebeadat una donna era solo e sempre una donna, che fosse o meno figlia di un capo tribù.

  • State bene amici miei, forse un giorno i nostri passi si incroceranno nuovamente. Addio. –

Ognuno dei Cercatori ebbe qualche parola in privato con Alusair prima che si accomiatasse definitivamente. Qualcuno ringraziò, qualcuno, come Imong, cercò fino all’ultimo di ricavare qualche moneta d’oro da quella storia…sfortunatamente la principessa non gestiva le casse regali. O così volle raccontare il suo saluto ai compagni.

 

Rimasti soli fu il turno di Halfgrimur chiedere chiarimenti, poiché era rimasto impegnato tutta la battaglia con gli arcieri di Shadowdale; il suo arco aveva mietuto numerose vittime nella cavalleria leggera di Lashan, aprendo il fianco alla carica dei figuranti guidati da Klaus.

  • Così Imong, mi pare di aver compreso dalla vostra ricostruzione, che Randall Morn fosse alleato di Lashan e che lui stesso abbia aperto il varco per l’accesso dei diavoli nel tempio di Lathander. Puoi confermare? Faccio fatica a crederlo…
  • Sì, – rispose con franchezza lo gnomo – Lord Deren Eriach, prima che cadesse combattendo con onore nella sommità del tempio, ci spiegò che Lashan si era assicurato l’alleanza di Morn. Nel caso di una vittoria a Shadowdale, gli avrebbe garantito un vassallaggio e restituito il suo trono a Daggerdale. Forse anche per questo Zhentil Keep è intervenuta. –
  • Cane di un traditore! – si lasciò andare l’elfo – se penso che abbiamo rischiato la vita per tirarlo fuori dalle prigioni di Dagger Falls! E che i miei compagni volevano affidargli la Spada delle Valli! Desidererei vedere le loro facce in questo momento! La mia ricerca non termina qui allora, la vita degli elfi è lunga e il passo di quel voltafaccia diventerà sempre più lento con la vecchiaia, prima della fine rimirerà nuovamente il mio volto. E non gli piacerà, Tymora mi è testimone.

Ci fu un breve silenzio.

  • Cosa ne sarà di Lashan Aumersair? – chiese Ebeadat a Klaus – l’ho ferito in battaglia. Se non ci fossero stati i suoi luogotenenti a proteggerlo avrei bevuto il sangue del suo cuore. Voglio vederlo.
  • Purtroppo Ebeadat, il suo destino non è nelle nostre mani. Il sangue di un nobile non scorre invano, né bagna la terra. Sarà giudicato da suoi pari. Mettiti quindi l’animo in pace, il nostro compito termina qui.

Era ovvio che Ebeadat e Halfgrimur non concordavano su quel punto, la questione era personale per loro e nessun diritto avrebbe sanato il dissapore. Ma Klaus aveva conquistato il loro rispetto e per il momento avrebbero fatto come chiedeva.

Le Valli fumavano per i fuochi dell’esercito di Scardale, molte altre persone sarebbero morte per le ferite o gli stenti durante l’inverno (interi raccolti erano andati perduti). I nobili potevano accordarsi forse, ma i popolani sarebbero stati raggiunti dalla notizia della sconfitta di Lashan solo tra giorni, settimane in qualche caso, in molti avrebbero comunque avuto il tempo di farsi giustizia per i sopprusi subiti.

Imong sospirò, le costole gli dolevano, era stato vicino alla fine anche quella volta: “Qualunque cosa sia, amici, mettiamo un punto a capo” disse, “È tempo di riposare…”

 

(Sessione XIII, 11 Novembre 2016)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...