25 Marphenot, 1356 DR – Il re delle Valli

La situazione, in quelle che sembravano le segrete, era più che lugubre.  Pile di ossa, rosicchiate da topi mossi da un appetito quasi demoniaco, riempivano il salone. Non sapevamo che fine avessero fatto il gigante Trinchetto e il mio “protetto”. Inveivo, pregando Bane che niente gli fosse capitato; la pedina non era sacrificabile e gli Zhent avrebbero attribuito a me la responsabilità della sua scomparsa.  Non avevo desiderio di rimetterci la pelle per un nobile incapace di difendersi.

Ordinai a Mozgul, il mongrelman schiavo di Rendal, di scassinare una serratura lungo il corridoio.  Per sua fortuna (non avrei tollerato un altro fallimento), questa volta il mostro deforme ci mise un attimo ad aprirla.
La stanza a primo impatto parve una prigione, pregna com’era di un odore di morte e chiuso, che mi ricordò  i miei trascorsi nelle segrete di Zhentil Keep, quando con l’Alto Torturatore prelevavamo i prigionieri per trasformarli in non morti dediti all’Oscuro Signore.

sorcerer
Aencar il Re Incappucciato

Una figura giaceva nell’ombra, immobile. La pelle incartapecorita dall’età, il fisico asciutto e decadente dovuto alle scarse condizioni igieniche oltre che alla mancanza di cibo, lo rendevano più simile ad uno scherzo della natura, che ad un uomo. All’improvviso due occhi rossi si accesero dentro al cappuccio che nascondeva il volto del prigioniero, la sua mano si protese nella nostra direzione. Alla luce torce scintillò un ricco anello d’oro,  sul quale erano incastonate numerose pietre prezione, poste in maniera da disegnare il simbolo di una casata.

– Inchinatevi al vostro re! – furono le sue prime parole.
– Ahahahahhaha, vecchio sciocco!!! Chi ti credi di essere? Li, legato e decrepito. Vuoi farci credere di essere più di quello che sei? – risposi sprezzante.
– Io sono Aencar e sono il vostro re! Inginocchiatevi! – insistette il mentecatto.

Improvvidamente sentii un forte dolore alla testa, come se dieci bastoni la stessero percuotendo. Terminato il dolore, strane visioni mi colpirono, gli occhi del vecchio cercavano nel mio profondo, sondando la mia fede. Poi di nuovo il buio, il dio Oscuro aveva ripreso il controllo del suo servitore.
Quando la vista mi si snebbiò, molti degli uomini di Buostag, che ci accompagnavano, erano già inginocchiati, obbedienti al comando della salma. L’odio mi rischiarò la mente, estrassi il martello e colpii la sua mano. L’anello volò via, assieme alle dita della mano, mentre le sue urla di dolore riempivano la stanza. Accennai un sorriso di sfida.
Accadde allora qualcosa di inatteso, gli uomini del nostro alleato a Voonlar si alzarono di scatto e si avventarono su di me con furia cieca. I pochi rimastimi fedeli sfoderarono a loro volta le spade. Combattemmo gli uni contro gli altri, in una sfida fratricida. Mi difesi, fino allo stremo delle forze, ma omai ero solo, solo con la mia fede.

Provai a richiamare i traditori, minacciai la collera di Bane, le tremende torture che li attendevano per quell’oltraggio, ma neppure ciò bastò a dissuaderli. Per tutto il viaggio mi erano parsi un branco di pecore, ora i loro occhi ardevano come quelli di un branco di lupi affamati. Feci volteggiare il martello un’ultima volta, prima che uno stiletto mi infilzasse le budella. Mentre guardavo il mio sangue sgorgare sul coltello che aveva passato le maglie dell’armatura, provai quasi gioia nel dolore e nella festa di sangue,  quando le forze mi abbandonarono.

Accasciato a terra, metre cercavo di fermare l’emorragia premendo con la mano dove ero stato colpito, vidi la figura del mongrelman chinarsi, raccogliere  l’anello e porlo al vecchio che uscì dalla stanza seguito dai sopravvissuti.

– Il re è tornato e si riprenderà ciò che gli è stato sottratto – furono le ultime parole che udii.

(Sessione IV, 22 Luglio 2016)

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