15 Marphenot, 1356 DR – Finalmente si combatte!!

È notte, sta piovendo, ci troviamo all’interno dell’abbazia, dove dividiamo le tre navate con cinque losche figure una delle quali ha lanciato un incantesimo tra l’altare e il colonnato immobilizzando Lucano (detto anche Amaro da qualcuno), già ferito, in una sorta di ragnatela.

 Non resto con le mani in mano e, dopo alcune schermaglie, noto un avversario in ginocchio. Colgo la palla al balzo per lasciare velocemente la postazione davanti alla porta e dirigermi verso costui per cercare di tramortirlo, pensando di poterne estrapolare informazioni utili su chi siano e cosa stiano qui cercando.  Purtroppo si difende ancora in maniera accanita e non riesco ad avere la meglio. In mio soccorso arriva Bennet, che lo ferisce a morte.
 
Ora, dopo che altri nemici sono sbucati da una porta laterale, ne conto ben 7. Uno di loro cade presto trafitto dalla lancia di Eleri. I rumori degli scavi riprendono furiosamente, provengono da un’altra porta laterale, posta di fronte a quella da dove sono fuori uscite le creature. Alcuni di quelli che stanno combattendo cercano di raggiungere la porta dalla quale proviene il trambusto. Hanno facce deformi, con sguardi carichi di odio; in tre riescono a mettersi a protezione dell’accesso.
Durante la colluttazione Piedgrey è colpito da un coltello lanciato da uno dei loschi figuri, anche io sono ferito di striscio da un fendente. Morto uno dei tre che stava a protezione della porta, grazie ad un attacco in successione di Piedgrey e Bennet, anche Norvagun si fa avanti tra i nemici. Decido quindi di fare uso della magia e scaglio un dardo incantato verso l’unico rimasto a piantonare la via, lo stiletto magico gli trapassa il cranio senza lasciargli scampo. Sono pochi  gli avversari rimasti: uno è a terra, mentre gli altri fuggono dall’abbazia infilando la porta principale. Eleri, sferra un altro colpo e pone fine alle titubanze dell’unico che non è scappato.
[…] e abbiamo un attimo per intravedere figure di creature mai viste prima, una delle quali tiene in mano un globo…

Dopo quest’ultima uccisione  un silenzio irreale rimane all’interno dell’abbazia, non si odono più i rumori di scavi. Bennet e Piedgrey cercano di sfondare la porta chiusa. Dopo alcuni tentativi riescono ad aprirla. Un fascio di luce improvviso ci investe. Bennet, Piedgrey e Norvagun rimangono storditi, quasi paralizzati dal bagliore. Solo Eleri ed io rimaniamo indenni,  motivo per il quale abbiamo un attimo per intravedere l’interno della stanza: sono in tre, uno di loro tiene in mano il globo che ha accecato i miei compagni. Chiudo la porta e torno sui miei passi per sincerarmi delle condizioni del gruppo.

Passa qualche minuto prima che ci decidiamo ad avvicinarci alla porta per aprirla nuovamente. Le tre figure di prima non ci sono più. La stanza è piccola, su di un lato possiamo vedere una buca scavata nel pavimento profonda circa un metro e mezzo. Ci diamo da fare per scovare qualche passaggio segreto nella stanza o trovare elementi utili a capire come abbiano fatto a dileguarsi. Piedgrey raccoglie alcune polveri trovate a terra, ci convinciamo che queste creature siano scappate grazie ad un incantesimo. 

Non rimane quindi che tornare a Daggerford, dove rientriamo la sera successiva. Mestamente e un poco pensieroso mi stendo sul soffice letto di una delle camere della Taverna della Signora della Fortuna. Oggi è il 15 sera e qualcosa mi dice che questa storia non termina qui.

 (Sessione V, 07 Novembre 2015)

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