20 Eleasias, 1356 DR – Testa o croce

(Vigileremo) … fino a quando Myth Drannor troneggerà nuovamente fiera” – antico detto ancora in voga nelle Valli per dire che si porterà a termine un compito fino alla fine.
 
 
L’accordo è dunque fatto. Sta a me fare un sopralluogo presso Casa Llundlar, trovare il passaggio che porta a Castello Cormanthor e vedere se ciò che si nasconde in questi luoghi sarà considerato un ostacolo insormontabile per i miei compagni.
Ancora una volta un Tel’Quessir metterà a repentaglio la propria vita per preservare il destino degli uomini. Più è il tempo che passo tra i mortali, più mi pare chiaro perché il mio popolo ha deciso di ritirarsi.
Del patto di amicizia che fu redatto sulla Pietra Eretta non rimane che l’intento.
 
Con il cuore pesante mi affido quindi a Tymora, poiché dal giorno in cui mi imbattei nella sua effige nella dimora che ospitava le spoglie di Shraevyn, è l’unico riparo nel quale rifugiarmi nei momenti più cupi. Se sarò fortunato tornerò anche questa volta, se il mio fato non è questo incontrerò lo sguardo beffardo della mia dea.

Le garguglie nei cieli di Myth Drannor
Esco dalla Casa della Canzone, il tempio di Oghma, e sono nuovamente in strada. A est posso scorgere in lontananza l’incrocio tra Strada Darthil (Darthil Street – 95) e la via principale su cui si affaccia il tempio, Via della Candela Danzante (Candledance Way – 96), che si biforca e punta a nord-ovest col nome di Strada dei Dodici Sogni (The Street of a Dozen Dreams – 100). Seguo quest’ultima direzione e ben presto mi trovo in una zona residenziale; nonostante lo sfacelo della strada, dove le erbe infestanti hanno trovato modo di modificare il mosaico del tracciato, ciò che rimane delle palazzine e delle ville, dalle architetture slanciate ed eleganti, denota il buon gusto e l’agio di cui si circondavano i residenti.
Cerco di rimanere defilato, riparato dalla vegetazione che ha sopravanzato il ciglio della strada, pronto a scattare nei viottoli in caso di pericolo. In alto posso vedere stormi di garguglie saltare di tetto in tetto, alcune delle quali, che posso osservare più da vicino, hanno in mano gemme colorate grosse come pugni. Se le litigano, vola qualche colpo; quella che se ne appropria le sgranocchia avidamente come fossero biscotti producendo briciole di rubino e ametista. Più di un uomo sarebbe disposto a rischiare la vita per recuperare un poco di quei frammenti; nei racconti di bambino mi era stato detto di come gli incantatori nutrivano a caro prezzo i loro servitori alati, ma pensavo fossero storie da balie per calmare gli infanti.
 
Devo attendere un paio d’ore prima che la strada sia nuovamente sgombra da occhi indiscreti, comincio a correre in preda ad un sentimento di urgenza, forse per scaricare l’ansia che l’attesa di una via libera mi ha procurato, poi mi accorgo di quello che sto facendo. Rallento. È un regalo della dea, perché solo all’ultimo secondo scorgo a ovest una breccia tra i palazzi che nasconde un parco interno. Forse riuscirò a guadagnare un po’ del tempo perduto.
A segnalare la deviazione che sto per fare, è l’imponente statua di un guerriero della mia stirpe: le mani giunte sostengono un braciere, i piedi, scalzi, danzano nel vuoto, a circa 50 centimetri dal suo piedistallo.
Lo stagno del parco dietro Strada dei Dodici Sogni
Vi passo accanto e mi addentro nel parco, ora più simile ad una giungla intricata. Per muovermi mi viene più semplice salire sugli alberi e passare di ramo in ramo, aiutandomi con delle liane. Proprio al centro del polmone verde c’è un’area con delle giostre: scivoli, castelli di legno, sculture di unicorni e draghi in scala ridotta, qui si ritrovavano i bambini del quartiere accompagnati dai loro genitori. C’è anche un piccolo stagno dove i miei ricordi di fanciullo lasciano spazio all’orrore. Un nutrito gruppo di uomini coperti di stracci, riparati da laceri corpetti in cuoio nei casi migliori, e armati di bastoni, lottano disperatamente per strappare la carcassa di un cervo dalle fauci di una tartaruga gigante. Le imprecazioni degli uomini, meri suoni gutturali, rivelano la loro natura di ghoul, la triste fine di incauti avventurieri e tombaroli richiamati dal mito delle ricchezze sepolte a Myth Drannor. Il confronto dura lo spazio di qualche minuto, un’altra tartaruga, se possibile ancora più mastodontica, fuoriesce dal laghetto e vomita sul gruppo quello che pare un getto d’acqua, ma che realizzo essere una nube di vapore ad alta pressione non appena le pelli dei ghoul prima si riempiono di bolle, quindi si sciolgono rilasciando i liquidi iniettati nei corpi senza vita.
 
Attendo che le tartarughe si siano cibate prima di completare la traversata del parco. Oltre, Strada Ombre di Luna (Moonshadow Street – 85) prosegue in direzione est-ovest in un quartiere colpito da qualche calamità soprannaturale. Qui nemmeno un edificio è rimasto illeso. Il terreno stesso è crepato in più punti, rivelando pericolosi canaloni. Mentre cammino tra le macerie, posso notare gli oggetti di vita quotidiana che scandivano le ore del vicinato. Solo ciò che c’era di veramente duraturo è rimasto intatto: piani di marmo, specchi, lampade di vetro scheggiate, utensili. Dal terreno sbucano anche le ossa dei caduti, crani fracassati, qualche monile.
Casa Llundlar
Accelero il passo poiché so di non essere lontano e, sebbene i suoi raggi non riescano a filtrare, che il Sole è ormai alto. E infatti ho ragione: su una collinetta, una posizione che un tempo doveva essere di particolare prestigio, risalta una villa più grande delle altre. Non c’è dubbio che sia quella che cerco, il cancello reca l’insegna e a caratteri elfici il nome della nobile casata dei Llundlar.
L’edificio è quasi del tutto preservato, ma una volta nel giardino della proprietà ad attirare la mia attenzione è uno gnomo che ho già incontrato e che pare, a sua volta, essere in compagnia.
Adesso, al riparo di un quercia secolare, penso a Tymora. La dea mi ha messo di fronte ad una scelta, tornerò dai miei compagni per cercare di convincerli o tenterò d’ingaggiare Imong e coloro che si porta appresso?
 
La mia mano stringe il ciondolo che mi orna il collo: una moneta che raffigura una giovane ragazza dai capelli dorati, il cui ghigno sorridente mi ha messo di fronte a questa scelta.
 

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