20 Eleasias, 1356 DR – Biforcazioni

È mattino.
Ci troviamo nella navata centrale del tempio di Oghma a Myth Drannor. Lo scontro è stato pesantissimo.
Arpino, tra tutti, è quello ridotto peggio. Sembra un cencio.
Un tanfo insopportabile si sprigiona da un gran fuoco acceso di fronte all’altare.
Le orrende membra di tre troll si stanno consumando velocemente.
Il fuoco non conosce il dubbio, penso.

 

Sono passati quasi sei mesi dal giorno in cui questa compagnia si è formata. Era il 5 Alturiak.
Poco più che un battito di ciglia per un Tel’Quessir, l’equivalente di una notte per un nano, la metà di un anno per un umano. Ognuno di noi agisce in base alle possibilità che l’imperscrutabile volere degli Dei ha determinato per lui nell’istante esatto della nascita. Se tutti gli esseri viventi seguissero alla lettera questa semplice regola di vita allora la Storia sarebbe un flusso ininterrotto di vite, accostate le une alle altre, senza alcuna distinzione. Apparirebbero come le colonne di un tempio, dall’infinito perimetro, tutte poste a uguale distanza tra di loro e prive di ornamenti. Tutte identiche a loro stesse.

Il fuoco appiccato ai corpi dei troll

Se ci fossimo sempre mossi nei solchi di ciò che è noto, allora non avrebbero visto la luce le più strabilianti scoperte, le più incredibili invenzioni, gli effetti delle più disparate teorie, le imprese all’apparenza impossibili da perseguire, le quali una volta portate a termine, si rivelano essere il termine di paragone e il viatico per altre grandi imprese.

Questo è il credo di Tymora ed è come se l’avessi sempre saputo anche quando non ero allineato al suo Volere.
Per quello che ho appreso finora, questo è anche il modo di ragionare della stirpe Umana, o almeno dei suoi rappresentanti più illuminati.
È quindi forse un atto di egoismo voler impedire a questa setta di fanatici di risvegliare la tremenda creatura che probabilmente darà il colpo di grazia al Patto di non belligeranza, stipulato tra le Razze più di mille anni fa? Ha forse un animo narcisistico colui che impegna le proprie forze nel salvare le terre natie dalla distruzione definitiva?  È forse giusto rassegnarsi alla sconfitta prima ancora di combattere? Sicuramente a queste domande non vi è risposta certa e univoca. Ma è adesso e non domani il tempo in cui decidere da che parte stare.
Non biasimo l’amara neutralità di Paula (lei, coscientemente o non, ha sacrificato sé stessa per il gruppo e per la salvezza delle Valli quando è stata chiamata in causa). Non posso (e non voglio) spingere nemmeno Arpino ad una scelta che, soprattutto dopo il ritrovamento dello scettro di Belfiore, va contro i suoi attuali principi: la brama di potere. Non comprendo invece la scelta di Stirge alias Zeke, il soldato del Cormyr.  Se è dettata da ragioni politiche, non vedo alcuna lungimiranza. Crede forse che i futuri padroni delle Valli siano mossi dagli stessi intenti morali dei loro predecessori? Forse ritiene che sia possibile stipulare accordi con i non-morti? Che si accomodi pure al loro tavolo allora.
Tuttavia quello che più mi ha deluso è Kloi. Apprezzo Paula: nel momento in cui le è stato chiesto il suo parere si è espressa con schiettezza. Mentre il tiepido modo del prete di Tyr di affrontare una questione così delicata mi ha turbato. Voglio credere che tale atteggiamento sia motivato dalla debolezza del corpo che ha annebbiato la lucidità del pensiero…
Ripenso alle ultime ore.
Abbiamo lasciato il Poliandro ritenendo che la partita finale si dovesse giocare qui a Myth Drannor. La vista della città ha risvegliato ricordi che non credevo mi appartenessero: visioni collettive incanalate nella mente di ogni abitante di Cormanthor.
Stanchi di dover fuggire dal mondo intero, ci siamo accampati presso una delle numerose abitazioni diroccate, situate a nord della città. La casa, in buone condizioni, si estende su due piani. Sono più o meno tutti concordi nell’accettare la mia proposta di perlustrare la città in solitario. Prometto di rientrare prima che metta sera.
 
Una delle entrate di Myth Drannor

Myth Drannor così come la foresta circostante è permeata da un immenso alone di magia protettiva. È il mythal.

Senza alcuna fatica si può vedere in controluce una specie di pulviscolo che ammanta piante ed edifici. Questo ancestrale incantesimo mantiene il luogo ad una temperatura costante e influenza il ritmo biologico degli abitanti, rallentandone l’invecchiamento. Secondo Kloi potrebbe essere anche la causa delle mutazioni fisiche dei cultisti…
Una volta entrato nella Città della Musica intuisco che parte di essa, verosimilmente quella più a est, è stata completamente invasa dalla vegetazione trasformandola in qualcosa di nuovo e terribile. La zona a sud invece deve essere stata l’epicentro dello scontro: ora è completamente in rovina.
Non ho difficoltà ad orientarmi in quanto la presenza delle pietre miliari informa il viaggiatore circa il nome delle strade, le quali tuttavia sono pattugliate alacremente dalle guardie incappucciate.
Percorro nell’ordine la strada Darthil (Darthil Street) che si incrocia con la strada della Stella dell’Imbrunire (Street of Evening Star). Dal nome comprendo che è direzionata verso ovest. Questa a sua volta prosegue nella strada degli Occhi del Drago (Dragoneyes Street) che scopro essere la via maestra verso il Castello Cormanthor.
l palazzo, ancora perfettamente integro, si snoda su tre piani. Sette altissime torri ne delimitano il perimetro e tutte adornate dagarguglie che rimangono appollaiate sulla loro cima. Come se non bastasse la vista di quei letali servi alati a scoraggiare chiunque all’accesso, quattro sentinelle, due delle quali simili in tutto e per tutto a draghi ritti sulle zampe posteriori, alti circa due metri e mezzo, troneggiano davanti al portale.
La concentrazione è massima in quanto se fossi scoperto sarei ridotto al silenzio eterno, non senza passare attraverso immani sofferenze corporali. Infatti soltanto ora mi accorgo che il sole è tramontato.
Ripercorro esattamente le stesse strade, mettendo da parte la curiosità.
Lungo la strada degli Occhi del Drago noto adesso i resti di una poderosa torre, un tempio e un magnifico aceroche emana una nebbiolina dalle tinte giallo-rosa. Ancora una volta mi dico che non è il momento di indugiare. Anche i tetti delle case sono contornati da una tenue luce di color azzurrognolo. Chiudo per un attimo gli occhi e l’immaginazione mista ai ricordi collettivi mi conducono alla gloria e allo splendore di un tempo…
Raggiunti i miei compagni, li metto a conoscenza della esplorazione urbana. Arpino pare non essere molto interessato al mio racconto. Invece sembra essere concentrato sempre di più sull’oggetto dei suoi desideri: lo scettro. Paula mi riferisce che quella crepa nel pavimento (e me la indica) è opera di quell’artefatto. Maschero la mia preoccupazione dietro ad un sorriso di convenienza.
Il troll a due teste e i suoi compari nella Casa della Canzone

La notte trascorre stranamente tranquilla e il mattino successivo decidiamo di cercare un’entrata “alternativa” al Castello. Un passaggio sotterraneo. Riferisco agli altri che ieri avevo visto un altro tempio affacciarsi sulla strada Darthil. Purtroppo non ero stato l’unico a notarlo. Tre troll, due monocefali e uno bicefalo, stavano liberando l’entrata dalle macerie e si erano infilati dentro. Di comune accordo riteniamo che quel tempio sarà il nostro punto di partenza. Nascosto da qualche parte potrebbe dipanarsi un sentiero sotterraneo che conduca dritto dritto alle segrete del Castello.

Una volta giunti davanti al portale il rumore che proviene dall’interno non ci sorprende affatto. Sappiamo cosa ci aspetta. Incalzati anche dalla paura di essere scoperti dalle garguglie che ora scorrazzano libere sul cielo di Myth Drannor, ci disponiamo in formazione d’attacco, con Stirge e Arpino in testa, ed entriamo di gran passo.
Lo scontro con i troll vede noi vincitori ma Arpino cadere. Solo grazie all’aiuto di Kloi riesce ad aprire gli occhi.
Ed è proprio il nano a richiamare per la seconda volta lo spirito di Molostroi, il guardiano che lo aveva ammonito dall’impossessarsi del corredo funebre di Belfiore. La rivelazione che all’alba di domani sarà riportato alla non-vita il dracolich genera in noi l’ansia di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Ma quell’anima vigile non si limita alle cattive nuove. Ci descrive il modo in cui è possibile annientare quel maledetto sortilegio!
Bisogna distruggere il Filaterio, il rubino che custodisce il segreto del drago. Inoltre ci consiglia di trovare la via della Lama del Sole (Sunblade Street), quindi probabilmente posta ad est o sud-est, dove all’interno della casa di Llundlar parte la via sotterranea al palazzo. Come ultima preziosa informazione ci esorta a non frequentare i piani alti del Castello nei quali alloggiano le personalità del culto. 
Parla al plurale ignorando che solo uno di noi tenterà l’impresa.
 (Sessione XXIX, 1 Marzo 2015)

 

 

 

 

 

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