19 Eleasias, 1356 DR – Giusto e sbagliato

“Chi ha il potere di decidere cosa è giusto o sbagliato? Se un uomo si trova a dover scegliere tra la sopravvivenza e la morte, tra la ricchezza e la povertà, tra il potere e la mediocrità chi può giudicare quale scelta sia la più giusta? Una volta scelsi l’altruismo e quello che ottenni fu di perdere tutto quello che avevo, rischiare la vita ed essere umiliata. Scelsi la fuga, credendo di salvare le persone che amavo, e quello che è ottenuto è stata la vendetta e la loro sofferenza. Nessuno può più impormi una scelta, io sono quello che sono e le mie scelte mi appartengono. Ma allora perché ora che mi trovo in ginocchio, sto pregando perché qualcuno mi perdoni? E perché nessuno mi ascolta???” – Paula Wuran
Belfiore era ormai in preda alla rabbia più cieca, il suo unico obiettivo era distruggere i profanatori della sua tomba, il nostro era riuscire ad aprire quella maledetta porta e scatenare la sua ira su coloro che si trovavano all’esterno. Il piano riuscì, non senza sforzo e pericolo, soprattutto per il povero Arpino afferrato e agitato come una marionetta dall’essere dell’oltretomba. Sentire l’aria che cominciava a filtrare dalla porta aperta, fu una liberazione per tutti e come previsto la bestia ,una volta all’esterno, si lanciò contro tutto e tutti dandoci modo di allontanarci alla svelta da quel luogo maledetto. Solo tre avventati, cultisti provarono a sbarrarci la strada ma presto videro la fine dei loro giorni. Ci dirigemmo nel bosco verso la torre, per cercare di capire il da farsi, visto che tutti erano impegnati a lottare con Belfiore e la sua puzza.

La torre ci sembrava sempre inaccessibile, la porta sbarrata e nessuna finestra raggiungibile. Nei pressi riuscimmo a vedere ancora i non morti che continuavano a scavare come se niente stesse accadendo e notammo che i lavori erano progrediti. Tre tombe aperte sembravano invitarci ad entrare. A quel punto, come sempre, cominciammo a discutere sul da farsi. Stirge, come ama fasi chiamare Zeke adesso, insisteva nel voler forzare la porta della torre, fiducioso nella propria forza, noi meno sicuri nella nostra di forza volevamo esplorare quelle tombe, certi di poter trovare qualcosa di utile per la nostra causa. Mentre Arpino argomentava con foga la sua posizione con la coda dell’occhio, vidi Stirge partire alla carica, correre a perdifiato verso la porta, darle una tremenda spallata che avrebbe buttato giù Mystra in persona e quindi….cadere a terra come un sacco di patate, la porta intatta a prendersi gioco di lui. Avvertimmo dei rumori, ovviamente la botta di Stirge non era passata inosservata e quindi cominciammo a correre verso le tombe sperando che finalmente il soldato ritrovasse la ragione e ci seguisse. Scegliemmo la tomba più bella, che scoprimmo, essere quella di Rothilion. Elegante, piena di fregi, ostentava un lusso difficile da trovare in quei luoghi. Half, sempre più calato nel suo ruolo di guida, ci spiegò che costui era un famoso giudice e studioso adoratore di Lathander e Tyr che decise di dedicare la propria vita alla causa di Myth Drannor e per questo si guadagnò onori e rispetto dal popolo elfico. La tomba era illuminata e nell’ingresso campeggiava una scritta: “Qui giace Rothilion l’onorevole. Possiate tutti voi che perseguite la saggezza trovare la vostra strada, possa chi lo vuol distruggere affrontare la sua ira”.

Scegliemmo la tomba più bella, che scoprimmo, essere quella di Rothilion. […]

Notai due cose: la porta era stata aperta con la magia e al centro dell’ingresso campeggiava la runa del sole, il cui scopo era di selezionare accuratamente chi poteva entrare e chi no. Kloi e Zeeke sorrisero e fecero un passo avanti. Il cormyreano notò che era presente una cesta con all’interno un talismano, così lo prese e lo consegnò al prete, che, pur essendo ancora esausto per le ferite ricevute, stava riprendendo colore e si sentiva molto rinfrancato. Era il momento di entrare. Mi guardai intorno.

Indietro, rispetto al gruppo, stavamo io e Arpino. Il nano mi sembrava a disagio, come titubante, si guardava intorno nervosamente, le mani che sudavano, pronte a scattare verso i martelli. Stavo per chiedergli che problema avesse quando mi bloccai, il passo a mezzaria e la bocca spalancata. Non riuscivo a fare un passo di più. Fu come se una morsa m’impedisse di avanzare, sentivo su di me puntati gli occhi, come se mi trovassi di fronte a una giuria pronta a condannarmi, come se avessi commesso il più nefando dei peccati. Caddi in ginocchio, la pressione era insostenibile, sentivo nelle orecchie una voce che era la mia che mi sussurrava “Tu non puoi entrare, non ne sei degna” e una risata beffarda. Mi sembrava di impazzire, non capivo perché stava succedendo e chiamai disperata Kloi. Il prete zoppicando s’inginocchiò davanti a me e io, come un fiume in piena, chiesi scusa, per ciò che avevo fatto, per l’aver titubato nel medicarlo, per aver rubato le monete nel tempio di Belfiore, ero pronta a chiedere scusa per tutto ciò che avevo fatto e anche per quello che non avevo fatto…che solo quella voce mi lasciasse in pace!

 

Nel frattempo Stirge pensò che le cose sarebbero andate per le lunghe e, con l’approvazione di Kloi, entrò nel tempio con Half. Si ritrovò in un’ampia camera con quattro alcove, due per lato in cui c’erano una forgia e un’incudine dipinte e delle tavole che riportavano arnesi per conciare pelli e scene di lavorazione di archi e frecce. Una seconda sala era piena di arazzi con scene di Myth Drannor e al centro della sala c’era una statua. Rappresentava un uomo dalla faccia austera ma tranquilla, in una mano aveva uno scettro e nell’altra una staffa. Alla base della statua un’iscrizione in elfico che elencava tutte le sue virtù.
All’esterno intanto le cose non erano cambiate, io ero sempre in ginocchio a cercare di capire che stava succedendo, Kloi accanto a me. Il prete alzò la testa, guardò Arpino e gli chiese se anche lui avesse qualcosa da farsi perdonare. Negli occhi del nano, per un attimo, passò un lampo, e guardando il prete negli occhi negò.
Nel tempio i due continuavano a esplorare, arrivando dinanzi a quella che sembrava, a tutti gli effetti, la porta di un sepolcro. Dall’interno sentirono dei rumori. A dispetto del loro carattere decisero di essere cauti e di annunciare in elfico la loro presenza. Entrambi sentirono nella loro testa una voce che li invitava a entrare…
Il sepolcro era formato da mura nere con delle venature gialle, al centro della sala un enorme sarcofago decorato con fregi d’oro. Il coperchio era in cristallo così che si poteva vedere ciò che riposava dentro. In un angolo della sala, nascosto dall’ombra, era una creatura, alta e con un copricapo dalle fattezze orientali, dal volto violaceo e dalla pelle lucida, come bagnata. Quattro proboscidi si estendevano dalla schiena e si muovevano ondeggiando.
“Tranquilli, non è mia intenzione farvi del male. Il mio nome è Hwarlg e probabilmente sono in questo luogo con le vostre stesse intenzioni. Ti farà piacere sapere, elfo, che vi è un passaggio che porta da questo luogo a Myth Drannor, ed è la che sono diretto”, sussurrò una voce nelle menti dei miei compagni.
[…] Il mio nome è Hwarlg e probabilmente sono in questo luogo con le vostre stesse intenzioni.

“Ma non ti fa nessun effetto sapere che ci sono tante persone che stanno morendo la fuori mentre tu te ne vai?” disse Stirge con impeto.

“Uomo, ogni essere ha un destino, e di certo non interessa a noi che viviamo nel Sottosuolo. Quello che posso dirti è che sotto il castello c’è uno Stagno della Radiosità, ovviamente è magico e i cultisti stanno cercando di alimentare la sua magia sopita con oggetti magici.
Il loro scopo è quello di risvegliare dal sonno eterno PELENDRALAAR, un antico drago rosso le cui spoglie sono qui sepolte. La maggior parte di queste spoglie sono state recuperate, mancano ancora alcune parti della coda  e delle ali ma ormai manca poco.”
“Tu sai dove sono i pezzi mancanti?” chiese Stirge.
“Sono nella tomba, ma il vostro arrivo…rumoroso…ha accelerato i loro piani e quindi è giunta l’ora di fuggire.”
Detto questo, scoprì una lunga staffa argentata ricoperta dai simboli del sole e mormorando alcune parole aprì un passaggio nel muro.
Guardò ancora una volta i due esterrefatti avventurieri come per invitarli a entrare, poi vista la loro immobilità fece un passo avanti e attraversò il passaggio, che subito gli si richiuse alle spalle.
Intanto all’esterno la situazione stava cambiando rapidamente, i non morti avevano smesso di scavare e si erano  come bloccati.
Comparvero Stirge e Half, appena in tempo per vedere il sole oscurarsi. Un’ombra si avvicinava, planando letteralmente su di noi. Non potevo crederci: un drago!
Stirge afferrò me e Arpino appena in tempo per evitare una folata di fuoco lanciata dalla bestia…
“Lasciami!!!” gridò il nano, divincolandosi dalla stretta e scappando fuori a cercare un altro riparo. Anch’io cominciai a scalciare, avrei preferito farmi arrostire dalle fiamme piuttosto che entrare, così l’unica soluzione fu di legarmi.
Arpino nel frattempo non era riuscito a trovare riparo e ora era faccia a faccia con quello che si presentò come PALASIRAKS, un drago di circa 6 metri. “Nano, poiché sono generosa ti propongo un patto: consegnami i tuoi compagni e la tua morte sarà la meno dolorosa e la più rapida”.
Il drago Palasiraks

Non c’era alternativa, dovevamo uscire. Gridai a Stirge di liberarmi, e forse più il mio sguardo che il drago lo costrinsero a obbedire. Corremmo fuori e ne scaturì una dura battaglia. Sfogai tutta la mia rabbia sul drago che avevo davanti, e gli inflissi il colpo finale con i miei missili magici.

Dalla torre arrivavano grida di scherno, ci urlavano di tutto, soprattutto che era troppo tardi per noi perché quella notte il grande drago sarebbe stato resuscitato e saremmo morti tutti.
Era il momento di andarsene, scappammo nella foresta e accadde l’inevitabile.
 
Arpino tirò fuori quello che aveva preso nel tempio per chiedere un parere. Per un attimo non vidi altro se non quegli oggetti…mi chiamavano, erano sprecati per un nano ignorante, sarebbero stati meglio in mano mia, avrei potuto prenderli e basta, che provassero a fermarmi… provai a convincere Arpino che sarebbero stati meglio in mano mia, ma il nano con gentile fermezza mi diede torto e si riprese tutto.
Kloi stava allungando la mano per afferrare lo scettro e capirci di più quando anche la sua mano si bloccò, percorsa da brividi.
E fu in quel momento che cominciò la lunga discussione. Half non era stupido, aveva visto quello che era successo sia nel tempio di Belfiore sia davanti alla tomba e pretendeva spiegazioni che io non ero in grado di dargli.
Arpino invece con profonda calma spiegava che avevamo sempre preso qualcosa se lo ritenevamo interessante e non capiva tutte queste storie.
“Arpino, sei cambiato, questi oggetti ti stanno facendo cambiare, e io non permetto che una cosa del genere ci metta in pericolo, propongo che questi oggetti pericolosi vengano chiusi in un sacco e consegnati a Kloi, che sicuramente li custodirà senza pericolo.”
“Half, continuo a non capire, li ho trovati io e io li terrò”. Minacce, velate e non, sguardi torvi, elettricità nell’aria.
Poi Kloi come sempre sbrigliò la matassa: “Facciamo così: gli oggetti resteranno ad Arpino, ma vi prometto che lo terrò d’occhio e non appena percepirò il minimo pericolo per lui e per noi farò in modo di prenderli, siete d’accordo?”
Half mugugnò qualcosa e si allontanò per esplorare i dintorni. Arpino guardando in malo modo Kloi annuì.
Io e Arpino ci scambiammo un’occhiata. Chi può decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato?


(XVIII Sessione, 31 Gennaio 2015)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...