29 Kythorn, 1356 DR – Incontro ad Ordulin

Arrivai ad Ordulin sei giorni dopo, non senza difficoltà. Le strade brulicavano delle milizie di Scardale. Fu invece abbastanza semplice trovare la locanda.

Entrai, evitando gli sguardi degli avventori seduti al bancone che fortunatamente erano impegnati in una accesa discussione sui dazi doganali imposti dal Cormyr.
Colui che dovevo incontrare era in fondo alla sala. Era un uomo trasandato, vicino alla mezza età, più alto della media, calvo con la barba incolta e gli occhi stanchi. Indossava una ampia tunica bianca fermata alla vita da una splendida cintura d’arme. Al centro un guanto d’arme con il palmo aperto e un occhio blu spalancato nel mezzo che gli conferiva un aspetto austero. Sotto alla tunica portava una pesante corazza. Alla destra, sulla panca dove era seduto, era appoggiato uno scudo di medie dimensioni sul quale era stilizzato il profilo di una testa di drago nero. 
Sembia

Alla sua sinistra stava invece un elmo da cavaliere culminante in un lungo pennacchio anche esso nero. Si presentò come Klaus Ghoremoon, paladino di Helm:

 –Benvenuto ad Ordulin, Halfgrimur della Corte Elfica. O almeno benvenuto da parte mia…
– Salute a te, Klaus. E’ già la seconda volta in due settimane che capito da queste parti. Chi ha detto che Sembia non potrà essere la prossima patria degli elfi?
Rise fragorosamente.
– Le cose cambiano rapidamente di questi tempi…
– Già.
– Da qualche parte nascosta nelle tue sacche, credo tu abbia qualcosa che appartiene alla mia famiglia.
– C’è effettivamente qualcosa che appartiene alla tua famiglia. Ma non è qualcosa di materiale. È l’ambizione che vi contraddistingue, amico mio, anche se portate simboli sacri che predicano umiltà e saggezza.
– Helm vigila su di noi e protegge la comunità intera. E a volte dobbiamo compiere azioni che sono oltre l’umana comprensione e che possono sembrare irrispettose delle tradizioni altrui. Ma devono essere portate a termine per il bene di tutti.
– In questi tempi esiste solo “noi” e “voi”. “Tutti” appartiene al passato.
– E’ il modo di ragionare degli affiliati a Tymora, a quanto vedo…
Abbassai la voce, fino quasi a sussurrare:
– Avete intenzione di allearvi con Scardale per conquistare le Valli e bruciare Cormanthor per i vostri scopi commerciali?
– Non so di cosa tu stia parlando. Il mio avo di cui porti il nome – sia lodato Helm – aveva trovato una strana chiave laggiù. E’ questo il motivo del nostro incontro.
– A Myth Drannor, vorrai dire, il cui splendore non sarà mai raggiunto dalle vostre città, nemmeno se gli artigiani e gli ingegneri più capaci si applicassero giorno e notte per cinquanta anni di fila. D’accordo, avrai la chiave ma ad una condizione.
Seppur in maniera amichevole, l’umano volle precisare:
– Non credo tu sia in grado di dettare condizioni, mio buon Halfgrimur…
– Non sottovalutarmi.
– E quale sarebbe questa condizione?
Estrassi la chiave a forma di serpente e, passandola al paladino sotto al tavolo, dissi:
– Ti accompagnerò io stesso a Myth Drannor.
– Non è lì che sono diretto.
– E dove allora?
Una dozzina di soldati irruppero con un boato dentro alla locanda e feci appena in tempo a nascondermi sotto ad un tavolo. Il paladino non si mosse di un millimetro.
Successivamente, approfittando dello scompiglio creato, riuscì a sgattaiolare via.
Il cavallo da guerra che avevo notato fuori poco prima era sparito insieme al suo proprietario.
Il debito era estinto.
Presi la via verso Highmoon e mi convinsi che prima o poi avrei incontrato Klaus di nuovo.

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