24 Kythorn, 1356 DR – Presso la Corte Elfica (Elven Court)

Passati alcuni giorni sereni a Highmoon, mi separai da Meena. Le dissi che lei sapeva cosa fare, anche nel caso le cose non fossero andate secondo i piani. La abbracciai forte.

Ad un tratto la Compagnia formatasi alla locanda “Luna Crescente” mi apparve soltanto uno dei tanti ricordi che fluttuavano senza sosta nella mente di un Tel’Quessir.

Sciolti i fardelli e i legami, lasciata Highmoon nella speranza di poterla ritrovare ancora “libera” al mio ritorno, decidetti che fosse ora di dedicarsi a questioni strettamente personali. Solcare gli antichi sentieri di Cormanthor in solitaria fu una benedizione per il mio spirito. Mi sentivo al sicuro nonostante la foresta fosse minacciata dall’esterno.

Il 24 Kithorn entrai nel territorio della Corte Elfica: ero tornato a casa. Lì incontrai mio padre che mi raccontò la storia del mio nome:
La Corte Elfica di Cormanthor

Esattamente due secoli fa nel 1156 DR facevo parte della èlite di arcieri di Elvencourt. Con la caduta di Myth Drannor, anche se avvenuta più di quattrocento anni prima, il progetto di Eltargrim svanì del tutto. Agli “stranieri“ fu proibito entrare nel nostro territorio, pena la morte.

Durante una perlustrazione colpii un umano. Non aveva l’aria di un profanatore di tombe, ma piuttosto di un fedele devoto a qualche divinità. Indossava un’armatura a piastre e portava uno spadone a due mani. Disse che era riuscito ad entrare a Myth Drannor. Era molto spaventato e tremava.
Doveva avere visto o incontrato qualcuno di terribile poiché nonostante la giovane età appariva saldo nelle sue convinzioni e poco incline al compromesso.
La freccia era penetrata nella coscia destra e quando si rese conto che ben presto sarebbe morto dissanguato, mi chiese senza esitazioni di porre fine alle sue sofferenze. Avrei voluto soltanto avvertirlo e invece fui il suo assassino.
Così gli chiesi se c’era qualcosa che potessi fare per lui. Mi sentivo in debito con questo sconosciuto anche se aveva osato varcare i cancelli di Myth Drannor.
Mi rispose con il poco fiato che gli restava in corpo che avrei dovuto dare il suo stesso nome al mio prossimo figlio maschio in nome dell’antico patto di tolleranza tra le razze, rappresentato dalla Pietra Eretta.
Quel giorno era il 7 Mirtul 1156 e l’uomo si chiamava Halfgrimur.”
Rimasi in silenzio.
Mio padre aveva taciuto la verità per tutti questi anni.
Potevo immaginare il suo stupore quando quasi ottanta anni dopo nacqui lo stesso giorno in cui lui uccise quell’uomo. O Grande Tymora, stavi già ridendo alle mie spalle?

Parlammo quindi dei giorni felici quando ricevetti il mio addestramento. Poi prese dalle sue cose un piccolo baule e disse di aprirlo. All’interno trovai una maglia di mithril e un anello lavorato finemente. Inoltre si sfilò l’arco lungo che aveva a tracolla e me lo donò:

 “Figlio, c’è un tempo per la pace e c’è un tempo per la guerra. So che non dovrei parlare così, ma avevi ragione tu. Che senso ha vivere in eterno se non puoi difendere la terra in cui sei nato? Ho provato a convincere anche altri fratelli ad Evermeet. Tua madre e tua sorella non si esprimono a riguardo. Preferiscono trovare conforto nel reverie e fare finta che non stia accadendo nulla. Io sono tornato per restare e non me ne andrò più. Cormanthor non merita che i propri figli la abbandonino.
Ma c’è dell’altro…
In seguito alla morte del prete di cui oggi porti il nome, promisi alla sua famiglia di restituire il corpo per la sepoltura. E lo feci. Venni poi a conoscenza che l’uomo apparteneva ad una nobile famiglia delle terre dell’ovest, oltre lo sconfinato deserto di Anauroch. Per qualche motivo, il suo discendente maschio per linea di sangue diretta è stato portato lontano da infante e cresciuto a Sembia , da una famiglia di mercanti di Ordulin. Il ragazz, forse per la sua indole differente, non scelse la via del commercio, ma si dedicò al culto di Helm, il dio Protettore e Sentinella, il cui simbolo è rappresentato da un occhio aperto con la pupilla blu su un guanto d’arme. Credo che quel giovane stesse cercando qualcosa a Myth Drannor ma non riuscì a portare a termine la sua ricerca e fu costretto a scappare…”
Fummo interrotti da un rumore di passi. Ci nascondemmo. Voci umane iniziarono a spargersi tra gli alberi. Soldati. Mio padre si guardò intorno furtivamente ed estrasse dalla tasca una strana chiave a forma di serpente. “Helm non sarà contento” pensai.

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