7 Kythorn, 1356 DR – La battaglia di passo Tilver: cinque uomini per un esercito

Quando giungemmo al passo, pronti a lanciarci alla carica, trovammo il passaggio ingombro di macigni. Non si scorgevano né balestrieri né soldati a guardia del passo. Cosa stava succedendo? Thomdor rinunciando agli esploratori si era privato di occhi e orecchi. Qual era il piano che aveva in mente?
Come non bastassero i miei brutti presentimenti, vedemmo sbucare da dietro i macigni cinque enormi ogre corazzati, la testa di ponte dell’esercito di Hokka. Ogni carica era impensabile e ci trovammo costretti a smontare. Un manipolo di soli cinque uomini avanzarono per affrontare gli ogre sul passo. Thomdor in persona, Ethelbert, il capitano Dutharr, Baldwin Quatremain e io. Migliaia di uomini da una parte e migliaia di orchi dall’altra e l’incontro di questi contingenti dipendeva dallo scontro di appena dieci guerrieri.

Ethelbert, il Barone Thomdor e Zeke

Ricordo chiaramente la nostra avanzata alle spalle di Thomdor e il nome del Cormyr risuonare nella valle. Colpii duramente quell’essere, che appena parve accorgersene. Quel mostro era lento e pareva quasi non difendersi. Lo colpii di nuovo e ripetutamente, per timore di spezzare la spada dovevo ricorrere esclusivamente allo scudo per ripararmi dal suo terribile maglio ed ogni volta il metallo si piegava, così come le mie ginocchia. Dovevo velocemente trovare un modo per abbatterlo. Vidi Ethelbert cadere a fianco a me, lui, il più celebre tra i veterani della guardia del Barone era stato sbilanciato, il suo scudo era spezzato e il suo braccio maciullato, l’ogre si apprestava a finirlo. D’istinto deviai il suo colpo con lo scudo, ma mi sbilanciai e mi cadde la spada di mano. Non era questo quello che eravamo stati addestrare a fare, perché in questo modo mi ero esposto al mio nemico. Chiusi gli occhi, in attesa di ben altra oscurità, quando sentii un gorgoglio sgraziato provenire dalle mie spalle. Thomdor aveva piantato la sua spada nella gola del mio assalitore e mi stava rivolgendo uno sguardo che non seppi interpretare. Senza dar tempo al tempo, afferrai la spada di Ethelbert e colpii a mia volta l’ogre di cui avevo appena deviato il colpo. Il fendente gli spezzò l’omero e affondò nella sua spalla, straziandolo. Thomdor aveva perso lo scudo, ma aveva ucciso il suo avversario e il mio, io l’avversario di Ethelbert, che giaceva immobile a terra, così, grazie al vantaggio acquisito, riuscimmo ad avere la meglio sui due ogre restanti.

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