16 Mirtul, 1356 DR – Good bye, gnomes!

Il 16 Mirtul tornammo a scorgere la foresta di Spiderhaunt. Nonostante avessimo viaggiato forzando il passo dei cavalli, avessimo tenuto spesso qualcuno in retroguardia e ci fossimo alternati di vedetta nelle ore di riposo notturno, avessimo quindi tenuta alta la guardia, in cuor nostro, cominciavamo a capire che qualcosa si era concluso. Le spade giacevano inermi nei foderi, le frecce nelle faretre, i martelli di Arpino apparivano più come innocui attrezzi da fabbro, che come temibili magli da guerra, persino Gyventhar sembrava addormentata, in silente attesa di eventi che non potevamo immaginare e nei quali, forse, non saremmo nemmeno stati coinvolti. Solo poche ore prima, quegli stessi compagni che ora vedevo quieti e assorti cavalcare fianco a fianco, avevano messo a repentaglio le loro vite e tutto quello che avevano, gli uni per gli altri, in nome di qualcosa che ora scivolava via, impigliato sui merli dei bastioni di Dagger Falls. 
Forse solo Paula aveva ancora qualche interesse per il territorio che stavamo lasciando. Lei vi sarebbe certamente tornata e se qualcuno dei presenti l’avrebbe accompagnata, io sarei stato tra questi. Paula si era esposta a un grave rischio, aveva perduto tutto quello che aveva, riponendo fiducia in me. Se avesse chiesto il mio aiuto, nemmeno la lealtà al Cormyr, mi avrebbe trattenuto dal rispondere.
L’addio di Telimas
Telimas ci salutò senza tante cerimonie. Qualche cenno, anche Halfgrimur sorrise, non c’era alcun bisogno di parlare. Paula esitava a separarsi dal vecchio, forse cercò anche di dire qualcosa senza riuscirci, ma le lacrime copiose che le uscivano dagli occhi parlarono per lei. Comunque, era improbabile che si trattasse di un vero addio. Magari, grazie alle sue arti magiche, sapeva qualcosa degli eventi a venire, ma se era così, non ce ne mise a parte. Madarn esitò più a lungo nel salutare, i suoi sguardi indugiavano su Meena, poi se ne staccavano, per ritornarci immancabilmente. Fu Meena a liberare il povero Cacciaragni dall’imbarazzo, abbracciandolo e salutandolo con un caloroso bacio sulla guancia. Anche dopo che eravamo ripartiti, lo gnomo rimase a lungo, nascosto tra le fronde, ad osservare la mezzelfa allontanarsi ancheggiando sul suo cavallo.

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