15 Mirtul, 1356 DR – Scelte e responsabilità

1331 dalla fondazione Obraskyr – Anno del Verme, primavera.

Rapporto di Zachary Bumblerose, soldato dell’ordine dei Dragoni Purpurei

 

Il mio rientro nel Cormyr è ormai prossimo. La missione per la quale ho preso la via delle Valli consisteva nell’acquisire informazioni su Lady Rowanmantle ed eventualmente rintracciarla per chiederle conto delle sue azioni. La missione ha avuto successo, sebbene io abbia dovuto trasgredire il protocollo. Di questa violazione sono pronto a rendere conto ai miei superiori e alla giustizia del Cormyr. Tuttavia le Valli sono un territorio composito, complesso e in continuo movimento. Anche i sentieri che appaiono più semplici finiscono col biforcarsi e deformarsi e anche i fieri messi del Cormyr devono essere pronti ad abbandonare le strade battute ed avventurarsi in luoghi ignoti e incerti. E’ ciò che ho fatto senza esitazione. In virtù di questo, io, Zachary Bumblerose, soldato dell’ordine dei Dragoni Purpurei, assieme a degni compagni, sono entrato in possesso della spada delle Valli, un magico artefatto in grado di ripristinare l’equilibrio minacciato dai vili Zhents e ho giocato un ruolo determinante per le sorti di Daggerfalls, liberando la popolazione dall’afflizione del malvagio stregone non-morto Colderan e traendo in salvo Randal Morn, guida legittima della città.
Io e i miei compagni attendevamo l’arrivo di Morn e Paula, quando le campane di Daggerfalls cominciarono a suonare, le porte della città si chiusero e l’esercito di Zhents, accampato all’esterno, diede segno di irrequietezza. Qualcosa doveva essere andato storto. Cominciavamo a disperare, quando Morn ci fece cenno da dietro un cespuglio. Paula era dunque riuscita nel suo intento, ma di lei non v’era traccia. Ci affrettammo ad occultare Morn sotto la cappa sgualcita e macilenta di Kloi e a guadagnare la copertura del bosco. Ilthond, il mago al soldo del conestabile di Daggerfalls era intervenuto, impedendo a Paula di mettersi in salvo. Tememmo il peggio, ma era improbabile che, senza Morn, Paula avrebbe rischiato la morte, certamente non se la sarebbe passata bene nelle ore a venire.
Il passaggio del Nido dell’Aquila

Ci mancò il tempo per ulteriori approfondimenti, perché il bosco già brulicava di pattuglie e c’era da scommettere che non erano solo le semplici guardie della città a darci la caccia. Non avendo altro posto sicuro, dirigemmo i cavalli verso il Nido dell’Aquila, dove, qualora fossimo stati raggiunti, il numero sovrastante non sarebbe stato un fattore così decisivo come in campo aperto nel determinare l’esito di uno scontro, che comunque avremmo in ogni modo cercato di evitare. Trovammo le rovine e l’entrata della caverna immutate dal nostro ultimo passaggio, tuttavia non c’era traccia del mutaforma. Dopo aver legato i cavalli nella grotta principale, passammo dalla porta nascosta, nella speranza che i giganteschi golem nanici avessero recuperato la pace dei loro piedistalli. Dopo tanto tribolare, il Nido dell’Aquila ci accolse placido e silente, nessun nuovo pericolo pareva tramare nell’ombra e potemmo installarci nella stanza dell’altare per recuperare senno e forze, senza ulteriori contrattempi. Al solito, Arpino avrebbe preferito discutere sul da farsi, seduto sul terrazzo soleggiato di una delle ricche taverne di Arabel, sorseggiando sidro e piluccando salatini di pasticcio di cinghiale. Opportunamente, e non senza un certo stile, Halgrimur seppe riconciliarlo al presente con un’antica ninnananna di Myth Drannor; e c’è da dire che non è senza fondamento la fama della città della musica, poiché il fabbro cadde tosto in un dolce sonno e più non arrecò disturbo ai nostri già gravosi affanni. Cominciò allora il racconto di Morn sui fatti della tomba di Shraevyn: di come lui, Mourngrym e Lashan vi si fossero recati per recuperare la spada delle Valli e di come il capitano delle guardie di Scardale tradì tutti, catturando lui, ma mancando Mourngrym, che riuscì a mettersi in salvo. Lashan non riuscì tuttavia ad entrare in possesso dell’artefatto, poiché lo spirito dello stregone e i non-morti posti a guardia del sepolcro lo impedirono. Il piano di Lashan rimane a tutt’oggi un mistero.

Mentre Morn parlava, Kloi gli si era fatto vicino sondandone l’animo e le intenzioni con l’aiuto delle sue arti divine. Fu solo dopo un suo cenno e dopo aver ricevuto l’assenso da parte degli altri, che mi decisi a mostrare la spada. Se si fosse mostrato degno, Randal Morn avrebbe potuto essere l’eroe designato per impugnare Gyventhar e riportare l’equilibrio nelle Valli. Ma tutto a suo tempo. Alla domanda di Halfgrimur sul perché Noemfer e gli Zhents lo avessero risparmiato, Morn non seppe rispondere. Dovevamo trovare un modo per liberare Paula e sottrarla dalle grinfie di Ilthond e fu Morn a dirci che al Sassorosso, aveva amici in grado di darci informazioni utili. Di lì a vedere Meena e Halgrimur partire nella speranza di raggiungere la locanda passando attraverso le pattuglie nemiche, il passo fu breve. Morn disegnò loro dei simboli di riconoscimento sulle mani da mostrare a Kessla, l’ostessa. La salvezza di Paula e l’agognata ricompensa per le nostre tante fatiche era nuovamente appesa a un filo.
Sollevato dall’andamento caracollante di Arpino e dall’accompagnamento dodecafonico di Zeke, Halfgrimur riuscì con agio a sgusciare tra le file del nemico e a condurre Meena alla locanda, da cui, per timore di venire riconosciuto e compromettere così la missione decise di tenersi discosto. Meena riuscì a farsi riconoscere da Kessla, che la invitò discretamente a provare la riserva speciale di sidro immagazzinata sul retro. Grande fu la meraviglia di Meena, quando, al di là della porta sul retro, si trovò davanti Paula sana e salva e altrettanto grande fu la paura di Meena, quando si vide caricare da una guardia cittadina mastodontica che accompagnava la maga Wu Jen. I timori vennero presto fugati dalla comparsa di Telimas. La guardia non era altri che Madarn, tramutato alla bisogna dal vecchio gnomo. Celato da queste fattezze era stato proprio Madarn l’autore del salvataggio di Paula. Halfgrimur, che intanto si era spostato sul retro della locanda raggiunse il gruppo e si assunse la responsabilità di guidarlo in un difficoltoso ritorno. Per due volte, la compagnia riuscì ad evitare le pattuglie nemiche, ma ormai i boschi brulicavano letteralmente di creature, rese frenetiche da un preda sgusciata via proprio quando sembrava ormai catturata.
Gli orchi tentano di bloccare la fuga dei Custodi.

Fu contro il pesante stivale di un gigante che l’abile guida dell’elfo capitolò. Halfgrimur, grazie ai suoi riflessi riuscì a eclissarsi tra le fronde e Paula già invisibile, prese la via del Nido, ma nove orchi e due giganti erano pronti a sfogare la loro ferocia sugli avventurieri rimasti ormai allo stremo delle energie. Fu allora che si compì il prodigio. Meena mosse pochi passi in avanti con una grazia tale da trascendere ogni capacità mortale e tale certamente da superare le capacità di elaborazione del drappello di Zhents, che, mancando di parametri di riferimento e per non saper, è il caso di dirlo, né leggere né scrivere, si scompose, fuggendo urlante nella foresta.

Vegliavo sottoterra i compagni addormentati, quando Paula mi si palesò davanti uscendo dall’incanto che la celava. Ero incerto sulla realtà della visione che avevo davanti e solo le parole sicure di Kloi, opportunamente ridestato, mi rincuorarono sull’identità di chi mi era comparso davanti. Paula ce l’aveva fatta, anche se Ilthond, l’aveva privata di tutti i suoi averi. Molto presto ci raggiunse anche il resto del gruppo. Telimas aveva rinunciato alla sua neutralità, mettendo a repentaglio la vita sua, di Madarn e di tutto il suo villaggio per soccorrere quella che doveva considerare ben più di quanto aveva ammesso fino a quel momento.
Era tempo di abbandonare Daggerfalls. Spronammo i cavalli per allontanarci il più in fretta possibile. Il destino tendo tuttavia a ripresentare sempre i conti lasciati in sospeso. Il capitano Rudal, la cui vita risparmiammo nei pressi della tomba di Shraevyn, alla guida di una pattuglia di 23 soldati, tra orchi e uomini, ci sbarrava il passaggio, poco sotto la collina del Nido dell’Aquila. Ebbe la sfrontatezza di sfidarmi a duello e non mi parve vero di potermi finalmente sbarazzare di quel vile traditore con le mie mani, ma la sorte decidette altrimenti. Gyventhar mi tremò tra le mani, ostacolandomi i movimenti ed esponendomi ai colpi del Capitano Zhents. Non era quella la battaglia per cui era stata forgiata. Lo scontro vero e proprio cominciò con le frecce di Halfgrimur e con la carica di Arpino su Rudal. Gli Zhents caricarono a loro volta scivolando e capitolando su un terreno reso insidioso dalle arti di Meena e infine invalicabile da un cerchio di fuoco evocato da Telimas. Scansato anche l’ultimo ostacolo, nulla più ci tratteneva in quelle lande ostili e fu a cavallo di destrieri scalpitanti che io, Kloi, Meena, Paula, Halfgrimur e Arpino, in compagnia di Telimas, Madarn e Randal Morn di dirigemmo decisi verso le nostre scelte e le nostre responsabilità, dopo tanto tempo, di nuovo nelle nostre mani.
(XXIII Sessione,  14 Luglio 2014)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...