11 Mirtul, 1356 DR – Una scala nell’oscurità

Cara Tirse, 
 
non so se e quando riuscirò a inviarti questa lettera, ancora non mi sembra vero che siamo sfuggiti dalle grinfie di quei giganteschi nani schiacciasassi. Non so per quanto tempo avrei resistito fra balzelli e corde, un altro po’ e avrei finito per intricarmi nelle mie stesse briglie! Fortunatamente Gyventhaar si sta rivelando essere molto più di una spada: chissà in quali altre occasioni rappresenterà una chiave di volta come successo ieri. Eravamo infatti riusciti a radunarci tutti nella stanza dell’altare. Non senza difficoltà ovviamente. Per sviare le “attenzioni” di quelle statue animate Paula ha corso un grosso rischio: credevamo si fosse resa invisibile per rimettere la pietra al proprio posto, cosa che ci avrebbe infatti di seguito confermato di avere fatto, ma, piccolo inconveniente, con la gemma in mano il suo incantesimo risultava inefficace! 

 

… rivelando un passaggio di scale verso il basso…
Fortunatamente è riuscita comunque a divincolarsi e a lanciarla verso la stanza da cui il caro Halfgrimur l’aveva furbescamente prelevata. Quell’elfo ha sei volte la mia età, ciononostante non manca di stupirmi per la sua imprudenza, davanti a certe situazioni è come un bambino davanti a un giocattolo, neanche la peggiore delle minacce potrebbe arrestarlo. Tra balzi e spintoni, corse e ruzzoloni, io, Paula e Madarn raggiungiamo gli altri che si stavano già dando da fare alla ricerca di una via di fuga. In preda al panico Kloi e Arpino cercavano di interpretare le scritte runiche e le incisioni sull’altare con scarsi risultati, d’altronde l’ansia si poteva quasi toccare. Unendomi a loro ho dato sfogo a tutta la mia passione per lo studio delle lingue, scavato nella memoria e finalmente tradotto l’iscrizione sull’altare: 
 
Figli della Terra, per l’offesa a Belisaria mia amata, le vostre asce saranno spuntate e i raccolti avvizziranno, tutte le creature viventi scapperanno di fronte alla mia potenza e in sette giorni distruggerò le vostre stanze, nessuna pietra resterà eretta.”
 
… uno scroscio d’acqua annuncia la vicinanza di un fiume sotterraneo…

La nostra speranza era che ci fosse qualche indizio per una fuga, mentre quello che avevamo davanti era una semplice e ovvia conferma della furia del Re Stregone Colderan. I nostri sforzi erano serviti a poco, nel frattempo Arpino e Paula trafficavano con una spada nera dall’aria molto sinistra, mi sembra che Paula l’abbia addirittura scagliata in terra subito dopo averla toccata, devo chiederle come mai.

Cominciavamo a sentirci molto affaticati. Quasi come un’ultima spiaggia, rivolgo lo sguardo verso Zeke pensando alla spada di Giventhaar e a quanto riferitoci in merito dalla Dea della Fortuna a suo tempo. Il cavaliere deve avermi letto nel pensiero, perché non appena girato lo sguardo lo vedo impugnare l’arma, posarla sulla ruota e recitare: “Merrydale!”. Incantesimo! Qualcosa comincia a muoversi, il rumore di un meccanismo che si sblocca e aria fresca che filtra dentro la stanza a darci respiro e ristoro. Cominciamo a spingere l’altare che nonostante un po’ di resistenza si sblocca a scorre lungo il pavimento rivelando un passaggio di scale verso il basso. Si tratta di un antro stretto e buio, che mette subito in agitazione Arpino (siamo proprio un gruppo particolare: l’unico nano che soffre di claustrofobia nelle Valli e in tutte le altre terre scommetto). Io e Paula cerchiamo di confortarlo mentre blocchiamo l’apertura con legni e pietre, ma dopo poco il piccoletto si accascia e i nostri compagni devono caricarselo faticosamente in spalla per procedere. Meglio così forse, anche se pare che la massa del caro Arpino sia inversamente proporzionale alla sua altezza! 
 
… una bestia sconosciuta, simile a un’enorme blatta…

La discesa dura diversi minuti e conduce verso cunicoli scavati nella roccia, sembrano grotte naturali, e uno scroscio d’acqua annuncia la vicinanza di un fiume sotterraneo. Decidiamo di fermarci e riposare mentre Halfgrimur perlustra uno dei tunnel sul bivio in cui ci troviamo. É una fortuna che ci abbia preceduto e sia tornato incolume: in fondo al passaggio ha rintracciato nidi di ragni giganti e un passaggio all’Underdark. Per ovvie ragioni ci dirigiamo nella direzione opposta a quella visitata da Half, raggiungiamo il corso d’acqua (Kloi fa il gradasso camminando sulle acque, scommetto che nelle sue memorie eviterà di precisare che il guado era profondo circa mezzo metro e quindi perfettamente attraversabile senza effetti speciali) e lo attraversiamo in direzione di una risalita. Lungo il tunnel troviamo la carcassa di una bestia sconosciuta, simile a un’enorme blatta ma con uncini al posto delle zampe. Non so se è qualcosa che abbiamo mai visto nei libri del nonno, ma sicuramente si tratta di una creatura disgustosa e inquietante. Il tunnel si allargava su un atrio cosparso di una specie che non conosco nel dettaglio nonostante gli studi di scienze naturali: sembravano enormi funghi, ma la sensazione che ho avuto era che si trattasse di qualcosa di solo apparentemente statico ed immobile, come se bastasse poco per risvegliare quella sorta di bozzoli scatenandone la voracità. Il suolo si faceva da pietra a terriccio e muschio, che costituisse una fonte di nutrimento per questi esseri?

Arpino alle prese con un Orrore Uncinato

Costeggiamo le pareti della stanza passando oltre con prudenza riparandoci il viso da quell’aria chiusa, pesante e malsana. Ci infiliamo nel primo cunicolo con facilità, incontrando un ambiente sempre più particolare: un piccolo stagno che riflette la luce delle lanterne, immobile, quasi uno specchio, ma assolutamente impenetrabile. Distratti da un rumore, come di qualcosa che gratta, ci spostiamo per controllarne l’origine: una dozzina di quelle orripilanti blatte giganti ci viene incontro, quasi a volerci dare il benvenuto, attraverso uno squarcio in un muro di mattoni.

Questa volta l’efficacia della magia di Paula è piena e devastante: una pallottola di fuoco investe gli scarafaggi, che si disperdono liberando il passaggio. Al di là di questo delle catacombe che raccolgono le salme dei preti d Lathander, Dio del Mattino. L’ambiente mi fa pensare a un tempio distrutto da un incendio e mai ricostruito a Dagger Falls di cui ci parlavano da bambine per metterci in guardia davanti al fuoco.
Prega per noi, cara Tirse, penso che ne avremo bisogno.
 
Ti abbraccio forte,
tua cugina Meena.
 
(Sessione XVIII, 23 Marzo 2014)

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