10 Mirtul, 1356 DR – Di peripezia in peripezia

Cara Rosetta,
che razza di uomo sono diventato in questo viaggio. Mi hanno pure arrestato, mia cara. Proprio mentre sono nella cella di Dagger Falls sto pensando a questa lettera, anche se fatico a stare sveglio. Dev’essere l’aria malsana della città, anche alla mia maestra Paula ha fatto lo stesso effetto. Al mio rilascio, la mattina dopo, Kloi mi racconta che si sono tutti spaventati molto quando hanno visto Paula cadere in un sonno profondo all’improvviso. Pensavano fosse vittima della malattia del sonno di cui abbiamo sentito parlare quando siamo arrivati in città. Per fortuna padron Kloi è riuscito a svegliarla con l’aiuto di Tyr. Paula ha raccontato di un sonno agitato e popolato di strane visioni, ma il suo racconto era confuso e pieno di paroloni che onestamente non saprei proprio riportarti… roba da streghe, cara Rosetta. 

Garur, il custode di Nido dell’Aquila

La missiva del nostro informatore ci riporta alle cose concrete. Ci dice di trovarci al tramonto al Nido dell’Aquila, la vecchia tana dei miei cugini nani, quelli della maledizione della famiglia Morn, ricordi? Avendo tutto il giorno davanti, decidiamo di usarlo visitando quel conciatore che Tharwyn ci disse essere una frequentazione abituale di Rose. Sarà che l’artigianato locale attira molti turisti, ma secondo me Zeke è sicuramente più interessato alla pelle viva della ragazza che a quella conciata del negozio. Comunque, se si ha da seguire la scia, Rosetta, la si segue, come stiamo facendo da molti mesi ormai, e se è una scia profumata, tanto meglio… che tanto di sterco ne abbiamo già incontrato abbastanza, compreso quello di pipistrello.

Dulwar il conciatore ci ha accolto bene nel suo negozio. Abbiamo usato tutte le malizie, ma sembra proprio che l’idiota non volesse capire che cercavamo Rose non come semplici clienti, ma per altro. Riesce solo a indicarci dove abita, e ci fa accompagnare da un garzone a casa sua. Meglio così comunque, avevo la netta impressione che i suoi dipendenti ci osservassero con troppa attenzione, soprattutto me, Meena e Kloi. Il garzone Faust ci accompagna a casa di Rose, dove però non c’è nessuno. Nel frattempo ci raggiunge anche Halfie ,che era andato in perlustrazione al Nido dell’Aquila. Neanche al Sasso Rosso troviamo Rose. Troviamo qualche momento per fare acquisti, ma solo Zeke sembra soddisfatto del suo, una specie di intruglio che dovrebbe aiutarlo nelle conquiste amorose… forse cara Rosetta, agli spilungoni il sangue fa fatica ad arrivare anche da altre parti, oltre alla testa, ah ah. Ritieniti fortunata mia cara.
… ci sono anche 4 grandi statue…
Comunque, bando alle ciance e dritti come una martellata ci dirigiamo al Nido, che poi si scopre che lo chiamano nido perché sta veramente in alto Rosetta. All’apice, arriviamo in una spianata, con rovine di una antica torre, forse di osservazione per la vallata. Ci incuriosisce l’entrata della cava che si apre su un fianco della montagna. Proprio mentre i miei compagni stanno per entrare e io sto per inventare una scusa per rimanere fuori, ne esce un gigantesco orso bruno. L’animale sembra interdetto, non sembra volerci attaccare. Anche noi aspettiamo, e facciamo bene, perché al calar del sole, la bestia piano piano si trasforma in un uomo sotto i miei occhi Rosetta, e parla pure. Ci racconta di chiamarsi Garur, di essere un vecchio abitante della zona, fin dai tempi in cui viveva qui in compagnia dei suoi amici nani, i proprietari della cittadella che si nasconde all’interno della cava. Sembra molto arrabbiato contro i Morn e il vecchio mago Colderan,che hanno cacciato i suoi amici nel passato e non vede l’ora che i nani possano tornare a prendere possesso della città, forse per vendicarsi. Ci dice anche che Rose viene a trovarlo ogni tanto, e gli chiede di entrare nella cittadella spesso, forse per capire i segreti che i nani della Lama Splendente ci custodivano. L’ultima volta è stata qui un mese fa.
Chiediamo a Garur di farci entrare, e forse la mia presenza lo aiuta a convincersi che siamo dalla sua parte in fondo. Non so come ma mi faccio convincere anche io a entrare nella caverna, sapendo perfettamente che me ne sarei pentito.
Dopo una breve galleria spoglia, dietro a due pesanti porte di di pietra, ci appare una stanza circolare decorata come soltanto i miei cugini sanno fare: archi, colonne, pietre che fanno luce e bassorilievi di soldati che abbattono troll e altre bestie. Ci sono anche 4 grosse statue di nani guerrieri, incredibilmente realistiche.
In un’altra stanza trovo oggetti molto familiari. Una fucina in piena regola, anche molto ben rifornita da quel che sembra. La cosa mi rincuora un po’ dal fastidio per l’aria chiusa e stantia. Magari i nani accetterebbero il mio aiuto per rimettere in funzione la bottega, chissà…
… Halfie si mette d’impegno e in men che non si dica ci stacca la pietra dal piedistallo…
In un’altra stanza troviamo invece delle rastrelliere per armi vuote alle pareti, ma la cosa che attrae la nostra attenzione è il piedistallo al centro della stanza sopra cui è appoggiata una grossa pietra rossa luccicante. Ora, secondo te Rosetta, quale poteva mai essere l’ultima cosa da fare in un luogo del genere, a casa di altri e con il custode fuori che ci aveva gentilmente concesso di entrare. Esattamente la cosa che il nostro amico Manilunghe fa prima che possiamo anche solo dirgli niente. Halfie si mette d’impegno e in men che non si dica ci stacca la pietra dal piedistallo, maledetto ingordo. Sentiamo subito un rumore sordo. Il piedistallo si abbassa improvvisamente. Dal corridoio, riusciamo a vedere e a sentire le pesanti porte di pietra dell’ingresso che si chiudono alle nostre spalle, lasciandoci in trappola. Come se non bastasse, sembra che i nani che abitavano la cittadella se ne intendessero anche di magia, dato che vediamo con orrore le statue sui piedistalli animarsi. In men che non si dica ci sono addosso e picchiano, mia cara Rosetta, picchiano forte e bene. Proviamo a cercare altre vie d’uscita, ma non ne troviamo. Mentre scappo dai loro pugni, mi dico che se tiro fuori la pelle da questo posto, non ci rimetto più piede sottoterra, con l’unica eccezione del giorno in cui seppellirò il nostro ladro con le orecchie a punta…
 
(Sessione XVII, 3 Marzo 2014)

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