3 Mirtul, 1356 DR – L’ombra sulla torre bianca

Tirse, cugina cara, 
so che il sacerdozio al servizio di Oghma ti mantiene aggiornata circa gli avvenimenti delle Valli e non solo, come mi avevi predetto la missione della nostra compagine si fa sempre più dura e pericolosa. Mi riesce ancora difficile ordinare i pensieri per descrivere ciò che stiamo passando.
Il sereno periodo trascorso con Telimas e gli altri gnomi era destinato a chiudersi, questo era previsto, ma non pensavo che in così breve tempo sarebbero accaduti tanti eventi funesti. Il rapimento del saggio gnomo e la disavventura nel bosco dei ragni ne erano solo il primo segnale. Inizialmente spostatici alla ricerca di Telimas, abbiamo presto dovuto abbandonare l’inseguimento del troll per evitare conseguenze irreparabili, e deciso di rimetterci in cammino verso la Torre Bianca, nel mezzo della foresta. 
Il lago Melishar

Nonostante la sua condotta non proprio ortodossa, Madarn si è rivelato una guida preziosa, scortandoci lungo il sentiero che costeggia il Lago Melishar – ricordi quell’elfo esploratore di cui leggevamo da bambine? Il lago prende proprio il suo nome!

E’ un tipo arzillo Madarn, si è messo in testa che sono la sua fidanzata, prima o poi dovrò affrontare seriamente questo argomento con lui, tuttavia la sua presenza in qualche modo mi tranquillizza e mi aiuta a tenere a bada la crescente inquietudine. 

Verso la fine del percorso, che si apriva su una piccola radura, si intravedeva finalmente la Torre, troppo lontana però per essere raggiunta con quella camminata. Ci siamo fermati sul finire del bosco, cercando il riparo degli alberi per sfuggire la vista di una strana creatura che Halfgrimur e Kloi avevano visto sorvolare la foresta. L’atmosfera in quella zona era sinistra e cupa, una strana sensazione di pesantezza ci avvolgeva tutti, tant’è che Paula, Madarn, Zeke e Arpino sono rimasti preda di un sonno lungo e persistente. Mentre aspettavamo che la narcolessia abbandonasse i nostri compagni, noialtri abbiamo provato ad esaminare gli oggetti recuperati lungo la strada, ma con scarso risultato: il bastone di Telimas non diceva granché, almeno la mappa di Myth Drannor ha disvelato delle magiche iscrizioni indicanti la
La mappa per la scuola di magia di Azimer
scuola di magia di Azimer, suscitando l’interesse smodato di Paula. Lei stessa, dopo essersi svegliata, ci ha raccontato di avere sognato di un anziano stregone in vesti rosse che attraverso un maleficio faceva crollare la Torre che avremmo in seguito visitato. Che possa essere l’ennesimo messaggio indotto da Telimas? Così fosse, potremmo ben sperare almeno per le sue sorti.
Il tuo, ovvero il nostro, dio della conoscenza ti manda segnali in merito? É possibile ricevere indicazioni precise o solo vaghi indizi sul futuro che ci aspetta? Vorrei avere la tua fiducia e capacità di coltivare tanto a fondo un’unica fede con disciplina e dedizione, ma ci sono così tante cose al mondo che mi riesce difficile fermarmi. É una capacità che in te ho sempre ammirato e a volte anche invidiato, anche se quello che nonna Runa ci diceva sempre mi torna alla mente e mi da coraggio: “Ad ognuno il proprio destino, anche quando la strada sembra indecifrabile, anche quando il cammino si fa affannoso e instabile”.
In ogni caso immagino che dovremo ancora aspettare per scoprire dove si trovi Telimas e quali siano le sue condizioni.
Quello che so adesso è che il nostro gruppo corre grossi rischi, e che l’elfo, che nonostante la sua petulanza è diventato uno dei miei più cari amici, si trova in grave pericolo di morte. Tirse, prega per Halfgrimur e per noi con tutte le tue forze, fa’ che Oghma rivolga a noi tutta la sua benevolenza e ci aiuti a superare questo momento drammatico. 
Abbiamo ripreso il cammino e raggiunto la Torre, trovandola senza alcuno stupore come descritta dal sogno di Paula. Sulla soglia giaceva in posizione seduta un cadavere ridotto quasi a scheletro, l’armatura ormai vuota recava lo stemma di Scardale, lo stesso del comandante Lashan. Anche le vecchie rune di protezione sulla porta d’ingresso avevano perso qualunque efficacia.
Addentrandoci, diversi crolli ci hanno messi in allarme e chiuso l’accesso ai piani superiori e inferiori,unica direzione possibile quella di proseguire in avanti verso il fondo dell’atrio. Un paio di stanze laterali erano ancora accessibili nonostante i detriti. Abbiamo ispezionato gli spazi rinvenendo due cadaveri, probabilmente Zhentarim, e alcune monete d’argento, date in custodia ad Arpino per compensare il disappunto per il servizio postale non ancora retribuito, e ancora di più per i guai in cui lo stiamo trascinando. Onestamente sono rimasta positivamente colpita dalla determinazione con cui ha affrontato gli eventi che sarebbero di lì a poco seguiti.

 

… non si era accorto che all’ingresso si trovava una trappola
Insomma, questa era la situazione: un ampio atrio, due stanze di dubbio interesse e le altre soglie bloccate dai detriti, quando intravedo una specie di profilo lungo la muratura, mi avvicino e si apre una porta nascosta che ci conduce all’interno di un largo corridoio dalle pareti coperte di scritte runiche, affiancate da un corpo di uomo infilzato da tre lance. Mentre Paula tentava invano di decifrarne il significato, certo ci sarebbero volute più tranquillità d’animo e più tempo per poter riuscire nell’impresa, Halfgrimur aveva individuato ben due porte nascoste. Malauguratamente, non si era accorto però che all’ingresso di una di esse si trovava una trappola, una botola che ha dato il via all’evolversi di una situazione che non ha fatto che peggiorare. Cercando di esplorare la stanza, l’elfo e Zeke sono precipitati lungo un oscuro tunnel di cui non riuscivamo ad indovinare la fine. 

 

La viverna
A nulla sono servite le urla per sapere se fossero feriti o meno, a quanto pare il percorso era troppo lungo perché potessero sentirci. In mezzo ai detriti si trovavano diverse assi di legno e usando le corde che avevamo con noi, abbiamo improvvisato una passerella per attraversare la stanza maledetta: in fondo ad essa una stretta scala. Dovevamo assolutamente cercare i nostri compagni, ma dei rumori agghiaccianti salivano lungo la tromba delle scale, e Tula, povera bestiola, precedendomi lungo la discesa, continuava a trasmettermi sentimenti di terrore e sgomento. C’è voluto qualche secondo perché mi decidessi a scendere, ma ero l’unica che potesse distinguere qualcosa lungo quel percorso privo di illuminazione e Paula, nonostante la prova appena fallita, non manca mai di mettere in pratica in maniera esemplare le proprie competenze e mi ha fornito una protezione ulteriore rendendomi invisibile. Non ero comunque molto serena, non avevo mai ricevuto vibrazioni tanto negative da parte di Tula, e più scendevo più i versi e le grida si facevano inquietanti e strazianti. Raggiunto il fondo della scala, un enorme salone si apriva e in fondo ad esso intravedevo una bestia fino ad allora vista solo sui libri di nonno Alkan: una Viverna. Quell’essere immondo aveva piegato le inferriate della piccola cella in angolo dove erano precipitati i nostri compagni, e aveva ferocemente attaccato Halfgrimur, che giaceva a terra esangue. Zeke, a quanto pareva ancora in piedi, infliggeva alla Viverna gli ultimi colpi di un combattimento che doveva essere stato terribile. Kloi era già pronto ad occuparsi di Halfgrimur e prendersene cura, io mi sento ancora atterrita al solo pensiero. 
Tirse, mi avevi anticipato che i pericoli della nostra missione sarebbero stati proporzionati alla sua importanza, ma davvero il costo di ciò che stiamo compiendo sta nella vita delle creature che vi partecipano? É questo l’inizio di un grande destino, la fine stessa? Non posso fare a meno di pormi domande e di nutrire dubbi su perché e per cosa stiamo combattendo, e contemporaneamente sento dentro di me l’impossibilità di tornare sui nostri passi.
Con affetto,
Meena Eluarshee
(Sessione XIII, 7 Gennaio 2014)

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