1 Mirtul, 1356 DR – Tutto a suo tempo

Il respiro profondo a riempire i polmoni che si dilatavano istintivamente dopo lo shock, la faccia spiritata dalla sorpresa e le tempie tremanti comunicavano, sicuramente, più di quanto lui stesso avrebbe potuto parlando. Il prigioniero si stava riprendendo dalla secchiata d’acqua gelida che Zachary gli aveva rudemente lanciato dopo averlo legato con minuzia militare. Contemplavo la scena, meditando come gestire la delicata situazione: eravamo soli, in una radura immersa in un bosco opprimente, di fronte ad un uomo di origini sconosciute da interrogare, incapace di esprimersi nella lingua comune. Conosco bene l’animo umano: quando l’occhio della legge non può scrutare il suo operato, si lascia andare con spiazzante facilità alle peggiori atrocità. Ebbi allora un breve dialogo con i miei compagni e ci accordammo su come operare durante l’interrogatorio. 

Madarn Cacciaragni e le sue diavolerie

Il tempo aveva affinato con disarmante naturalezza la sinergia tra i nostri caratteri così diversi per razza, credo e mentalità.

Il prigioniero proseguì a borbottare frasi incomprensibili; riuscimmo solo ad intuire le sue origini che si spingevano oltre il Mare delle Stelle Cadute. Paula e Zeke con gesti, sguardi e bozzetti riuscirono tuttavia a estorcergli una sorta di mappa; nero su bianco il prigioniero ci indicò una strada per la torre bianca ed i luoghi infestati dai ragni. Una volta che Paula ebbe oscurato la mente del prigioniero, cancellando i suoi ricordi più recenti, ci incamminammo nuovamente sul sentiero degli aracnidi che passo dopo passo si faceva sempre più rispondente a ciò che il suo nome può lasciare immaginare: una via che si inoltra serpeggiando in una vegetazione dove i raggi del sole non riescono a penetrare

L’udito di Halfgrimur ed il fiuto del mio nuovo amico quadrupede ci facevano da guida. Qualche chilometro oltre la radura arrivammo ad un bivio, era il momento di capire quanto veritiere fossero le informazioni estorte al prigioniero. Decidemmo di fidarci procedendo come da lui indicato. Ripresa la marcia, scoprimmo di non essere soli, o meglio, molti di noi lo intuirono quando l’elfo, senza dare alcuna spiegazione, si gettò correndo nella boscaglia. Disorientati e abbandonati dalla nostra guida, avanzammo sperando di ricongiungerci al manigoldo.

Passò una buona mezz’ora prima che potessimo riscontrare il motivo della sua fuga: l’elfo si era agitato per una voce che salmodiava, colorendolo con un florilegio di imprecazioni, lo sforzo prodotto in quel momento. Il monologo era il prodotto di un corpulento gnomo il quale, indifferente alla nostra presenza, stava spingendo in una gabbia dotata di ruote un ragno gigante. L’aracnide opponeva ben poca resistenza; a quanto pare – pensai – non sono l’unico a conoscere tecniche per ammansire creature altrimenti naturalmente poco propense alla pacifica convivenza. 

Le capacità persuasive di Meena e, più in generale, l’ascendente che il sesso debole della compagnia esercitava sullo gnomo, ci consentirono di farci mostrare una mistura segreta che fungeva da anestetico naturale. Opportunamente impiegato permetteva anche al panciuto amico di figurare come un cacciatore provetto. Lo gnomo si presentò come Madarn Cacciaragni. L’aspetto bonario e il disinteresse dimostrato nei nostri confronti ci convinsero della sua inoffensività. Meena e Paula lo convinsero senza sforzo a fargli visitare la sua dimora, noi seguimmo le fanciulle mantendoci a qualche passo di distanza.
Telimas Tessisogni

Madarn ci condusse ad un villaggio di gnomi dove tende, capanne e fatiscenti casette d’argilla, più o meno improvvisate, non pregiudicavano un’atmosfera serena e familiare. Rimanemmo inebriati dalla festosità dei bambini che ci accoglievano con gioia e dal benvenuto degli abitanti. Arpino, in particolare, si mise a dialogare con una vecchietta che agitava un mestolo di legno. Proprio mentre mi chiedevo perché il nano recitasse il ruolo del badante, mi accorsi di essere in un recinto, muso a muso con una capretta. Nauseato dal penetrante olezzo, mi domandai con vergogna, tra le risatine dei pargoli, come ciò fosse potuto accadere.

Mi ricongiunsi al gruppo, Arpino invece si accodò a Meena che si era soffermata con il buon Madarn per conoscere quali segreti celava la sua provata esperienza di cacciatore. Trovai i miei compagni nei pressi di una casetta; Halfgrimur, a carponi, stava facendo conoscenza con il soffitto della costruzione mentre gli altri intrattenevano una discussione con un anziano gnomo dai vestiti sgargianti sul cui viso si tratteggiavano le pieghe del tempo, in esso riconoscevo i segni inequivocabili di una vita ricca di avvenimenti. Si trattava evidentemente della guida della comunità. Paula, seduta in un angolo con uno sguardo corrucciato, non trattenne una smorfia di fastidio mentre delle signore si presentavano servendo il caffè, l’esotica bevanda ricevuta in dono pochi giorni prima nel tempio di Tymora. Mi è tuttora ignoto il motivo della disapprovazione di Paula. 
 
L’anziano, che si presentò a noi come Telimas Tessisogni, ci diede immediatamente dimostrazione delle sue capacità; sentenziò, carezzando dolcemente le mani di Meena: “A questa pelle non dovrebbero appartenere le piume dell’oscurità” quindi, avvicinandosi a Paula disse “La tua capacità di sparire dovrebbe averti resa ricca ultimamente”. Mi chiesi se Paula mi stesse nascondendo qualcosa.
La conoscenza di Telimas fu una rivelazione, spalancò una porta nelle nostre menti dalla quale fluì una brezza che spazzò via gran parte della nebbia nella quale stavamo brancolando. Disse che eravamo attesi e che era il destino ad averci portato lì, o meglio, lui aveva lavorato perché noi giungessimo al suo cospetto. La notizia mi sconvolse, il sogno rivelatore sulla torre bianca era dunque opera di Telimas? Quanto manipolabili e deboli sono ancora le nostre menti! Mi sentii come un burattino in balia di chiunque capaci di tirare i nostri indistricabili fili.  
Ammutoliti, ascoltammo il suo racconto: “Una notte ebbi una visione, un’orda capeggiata da un’elfa della notte distruggeva i villaggi delle Valli. La donna portava una corona d’argento”. “La Regina Oscura dei ragni” era il motivo per cui gli gnomi si erano trasferiti in un luogo così inospitale.
Solo alla dopo qualche tempo, quando Telimas confermò di averci condotto da lui allo scopo di aiutarci vicendevolmente, mi scrollai di dosso la sensazione che fossimo stati manipolati in quanto custodi della Spada delle Valli. Le parole“incombente pericolo”, pronunciate da una creatura ultracentenaria, risuonarono particolarmente preoccupanti.

La Regina Oscura nel racconto di Telimas

Ci chiese di decidere se accettare la sua proposta, unirci a loro per evitare che la visione divenisse realtà. Per fare ciò era necessario rimanere al villaggio per intraprendere un percorso di crescita e addestramento. Eravamo consci accettando avremmo tuttavia lasciato scivolar via tempo potenzialmente prezioso, ma troppa fu la curiosità e la sete di conoscenza. Accettammo di rimanere senza ripensamenti impegnandoci a portare a termine l’addestramento una volta iniziato.

Intraprendemmo un lungo percorso fatto di intenso lavoro. Vivevamo, mangiavamo e discutevamo continuamente con Telimas che dispensava la sua tranquillizzante esperienza e conoscenza a tutti noi. Personalmente, ripresi i miei studi di giurisprudenza, approfodii nuove tecniche curative e dedicai molto tempo all’addestramento del nostro mostruoso amico quadrupede, che chiamai Loki. I giorni passavano e sia Paula che Meena erano profondamente impegnate nello studio dell’Arte. Paula si era presa a cuore anche l’istruzione di Arpino che ci stupì demolendo i nostri pregiudizi sull’ottusità nanica, quando dimostrò di aver appreso i rudimento della lettura e della scrittura. Halgrimur attinse più di ogni altro alle conoscenze di Telimas passando interi pomeriggi disquisendo sulla natura degli animali, delle diverse razze e delle loro abitudini, mettendo in pratica tali consigli lanciandosi, di quando in quando, in pericolose escursioni solitarie. Zachary approfittò del tempo per riprendere l’addestramento militare che permise al suo fisico, provato dal lungo viaggio, di assumere un nuovo e mai raggiunto vigore. I giorni passarono ristorando il fisico e la mente, restituendoci una serenità che pareva dimenticata; questo unguento che leniva i nostri mali mi impedì di chiedermi quanto tempo fosse passato e quanto sarebbe dovuto passarne prima di essere pronti a proseguire il cammino abbandonato. 
 
Era il primo Mirtul e il freddo dell’inverno era oramai un lontano ricordo quando ci ritrovammo nuovamente intorno al fuoco per ascoltare l’amico e maestro Telimas. Capimmo dal suo tono che il nostro tempo in quel luogo, quasi inaspettatamente, stava per finire. Fu allora che, come segno di ringraziamento e di dimostrazione della nostra stima, gli mostrammo la spada delle Valli.
Telimas Tessisogni

Lo gnomo la scrutò e, cercando di celare sardonico sorriso per la nostra ingenuità, disse con tono solenne “Merrydale!”: il vecchio saggio sapeva fin dall’inizio che la spada era in nostro possesso. Aprì il sipario della nostra ignoranza svelandoci i segreti della Spada delle Valli, “Merrydale” era l’ultimo dei suoi regali per noi. Era la parola segreta che permetteva di sprigionare il potere nascosto della spada, ci avrebbe aiutato a sciogliere ogni nodo e aprire qualunque catena. I poteri dell‘arma erano tuttavia ancora più magnificenti: il portatore sarebbe riuscito a respirare sott’acqua e sarebbe uscito illeso da potenti incantesimi, donandogli forza sufficiente ad affrontare creature provenienti da differenti piani di esistenza. Le sue parole ci fecero ripiombare, come un tuffo, nella gelida realtà ponendoci di fronte la dimensione dell’impresa che stavamo per affrontare. 

L’addestramento era finito, un periodo impegnativo ma sereno lasciava il posto all’ignoto. Nelle tenebre che avvolgevano le nostre menti la spada spiccava luccicante nelle nostre mani come una torre bianca in una valle di neri corvi. A noi toccava il passo successivo.

(X Sessione, 8 Novembre 2013)

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